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Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
SI TEME IL MANCATO RIASSORBIMENTO 
Gli ex Ineos: Mangiarotti rispetti i patti

Gli ex dipendenti di Ineosfilms Monfalcone (ex Adriaplast) chiedono il rispetto dei patti alla Mangiarotti Spa. Preoccupati dalle affermazioni provenienti dall’azienda in merito al reperimento di personale anche dalle realtà aziendali del territorio colpite dalla crisi, come la Eurogroup e la Eaton. La questione è stata al centro di un’assemblea, l’altra sera, a Staranzano, alla quale hanno partecipato i sindaci di Monfalcone e Staranzano, Gianfranco Pizzolito e Lorenzo Presot, il consigliere provinciale Alessandro Perrone e i rappresentanti di tutti i partiti, tra cui il segretario provinciale di Prc, Alessandro Saullo, e il segretario del Partito democratico di Monfalcone, Paolo Frisenna. La ex Rsu di via Timavo, «che pur non ufficialmente continua ad essere punto di riferimento per i lavoratori ex Ineos», ha convocato la riunione in considerazione dello «sconcerto» riconducibile a quanto sostenuto dalla Mangiarotti, che ha parlato di un accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. «Questo accordo, apparentemente soddisfacente – è stato sottolineato -, in realtà annulla gli impegni preesistenti nei confronti dei lavoratori ex Ineos che hanno frequentato i lunghi percorsi di riqualificazione professionale, finanziati con fondi pubblici, richiesti, tra gli altri, dalla stessa Mangiarotti che ha pure fornito indicazioni precise sul tipo di figura professionale di cui avrebbero avuto bisogno a Monfalcone». L’accordo tra la Mangiarotti e le Organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, è stato ancora evidenziato, per quanto legittimo, esclude i lavoratori ex Ineos che si trovano in mobilità, quindi licenziati a tutti gli effetti, quando non scoperti dagli ammortizzatori sociali. Volendo evitare a tutti i costi scenari di conflitto tra lavoratori delle fabbriche in crisi, il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta sono stati incaricati dall’assemblea di convocare entro 2 settimane un incontro tra le parti, Mangiarotti compresa, per riprendere il percorso che «avrebbe già dovuto condurre i lavoratori ex Ineos che hanno frequentato con profitto i corsi di riqualificazione all’assunzione presso la Mangiarotti». Ribadendo gli impegni enunciati al subentro del gruppo friulano, sarà richiesto alla Mangiarotti di farsi carico anche delle figure di impiegati amministrativi qualora la fase d’espansione che l’ha portata a Monfalcone richiedesse figure professionali specifiche.

Il Piccolo, 01 ottobre 2010

LA PROPRIETÀ HA ILLUSTRATO I SUOI PROGRAMMI PER IL SITO DI MONFALCONE 
Mangiarotti, 70 assunzioni ma solo 7 ex Ineos 
L’azienda precisa: «Non c’è alcun accordo esclusivo, cerchiamo gente superspecializzata»

di LAURA BORSANI

Una settantina di lavoratori altamente specializzati. Tanto per cominciare, ai fini dell’apertura del sito in via Timavo della Mangiarotti Spa che si prepara a mettere in campo, nell’ambito di 40mila metri quadrati di superficie acquisita e già in stato avanzato di realizzazione, la produzione di componenti per le centrali nucleari. Ma per i lavoratori dell’ex Ineos la ricerca dell’azienda si è fermata sette dipendenti. Per gli altri, si ipotizza almeno una quarantina, resta l’incertezza (tre avevano già rinunciato).
EX INEOS. Il reperimento di maestranze adeguate alle esigenze della società che intende avviare l’attività nel secondo semestre del 2011, è tutt’altro che semplice e scontato. Tanto da aver sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali provinciali, Fim, Fiom e Uilm, che permetta entro tempi ragionevoli di acquisire e preparare la forza lavoro necessaria. Perchè la Mangiarotti Spa su questo punto è chiara: «Non abbiamo preclusioni di sorta ai fini delle assunzioni. Cerchiamo personale dotato di una specializzazione spinta. Non abbiamo pertanto sottoscritto alcuna intesa esclusiva». Lo sottolineano i proprietari della società, che annovera le sedi di Sedegliano e di Milano, Tarcisio Pio Testa e Paolo Di Salvio, assieme al direttore generale, Davide Vanin. Il riferimento è evidente: con i lavoratori dell’ex Ineos non c’è alcun impegno prestabilito, attenendosi invece ad una ricerca che tiene conto solo dell’istanza professionale. I dirigenti dicono di più: «A suo tempo – spiega Testa – la Provincia di Gorizia ha dato piena disponibilità a organizzare corsi di formazione professionale per i quali la nostra società ha garantito un supporto di consulenza gratuito. Ma il risultato, ad oggi, è stato ampiamente negativo. Abbiamo comunque già assunto alcuni lavoratori dell’ex Ineos, altri ancora hanno rinunciato. Le nostre esigenze sono quelle di reperire in tempi brevi personale adeguato».
AZIENDE IN CRISI. Da qui il recente accordo formalizzato tra la società e le organizzazioni sindacali, che «va nella direzione di un unico obiettivo – sottolineano i dirigenti -, perseguito fin dall’inizio, quando la società nel settembre 2008, comunicò il suo arrivo a Monfalcone: assumere personale in grado di garantire una produzione ad elevato contenuto tecnologico». Il rigore è tale, da sottoporre i dipendenti non solo ad un monitoraggio costante, ma anche ad una semestrale verifica di certificazione ai fini del mantenimento delle performance professionali. Un’operazione ad ampio raggio, il reperimento di lavoratori. A partire da quelli delle aziende in crisi, come Eurogroup e Eaton, per i quali è stata ravvisata una tipologia professionale compatibile. Ma le prospettive sono altre, volendo attingere personale laureato dagli atenei e diplomati preparati negli istituti del territorio. Testa osserva: «Abbiamo acquisito il terreno in via Timavo 59 poichè garantisce lo sbocco a mare e un pescaggio adeguato. Oltre ad un investimento importante, puntiamo su un’occupazione che riteniamo necessariamente qualificata, non potendo accettare richieste indistinte». La società s’è rivolta al Centro per l’impiego di Monfalcone per l’assunzione di 45 persone. La ricerca guarda anche ad una quindicina di figure di livello medio-alto. «Questi – concludono i dirigenti – sono i patti con il territorio, in collaborazione con i sindacati, gli Uffici del lavoro e la Provincia».
I SINDACATI. Dai sindacati giungono le conferme: «Fermo restando la solidarietà ai lavoratori dell’ex Ineos, con i quali rimaniamo disponibili ad un incontro – hanno osservato i segretari provinciali di Fiom e Fim, Thomas Casotto e Gianpiero Turus -, e che i lavoratori sono tutti uguali avendo diritto ad ogni sostegno possibile, l’accordo formalizzato è inequivocabile: verificare possibili assunzioni tra i lavoratori di Eurogroup e Eaton risultati più consoni alla tipologia produttiva richiesta, ma senza escludere altre aziende. Quanto all’aspetto formativo, riteniamo che le istituzioni regionali non abbiano fatto abbastanza per garantire adeguati percorsi di riqualificazione finalizzati al reintegro lavorativo. L’accordo vuole tutelare l’occupazione senza alcuna esclusione. Se qualcuno ha voluto cogliervi una mancata promessa, se ne assumerà le responsabilità».

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA EVITA POLEMICHE 
Gherghetta ora vuole mediare: «Un tavolo con azienda e sindacati»
«Se è vero che i corsi non hanno funzionato almeno ce lo dicano»

Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, non intende fare alcuna polemica volendo piuttosto ricercare le soluzioni migliori: «Certo – osserva -, non abbiamo siglato formalmente alcuna intesa per gli ex lavoratori dell’Ineos, ma la società aveva a suo tempo espresso la disponibilità a prendere in considerazione quanti avrebbero partecipato ai corsi di formazione sostenuti dalla Provincia e richiesti dalla stessa Mangiarotti».
Il presidente, evidenziando il momento critico per l’occupazione sul territorio e nel rispetto delle difficoltà dei lavoratori e delle loro famiglie, ritiene necessaria, come già proposto dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, la convocazione di un tavolo di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali, che intende organizzare a breve in Provincia a Gorizia.
Gherghetta pertanto argomenta: «Ritengo sia opportuno fare il punto della situazione e chiarire la questione. Mi chiedo perchè sono stati eseguiti i corsi di formazione, se la Mangiarotti ora sostiene che non hanno prodotto i risultati auspicati. Per questo intendo convocare il tavolo di confronto».
Il presidente aggiunge: «Quando si parla di occupazione e di crisi economica, lo spirito delle istituzioni pubbliche, e in questo caso della Provincia, deve essere necessariamente quello di tutelare e sostenere prima di tutto i lavoratori del proprio territorio. Lavoratori che vanno considerati sullo stesso piano, evitando distinzioni tra maestranze di serie A e maestranze di serie B. In questo senso – continua Gherghetta – la Provincia cerca di affrontare al meglio il problema dei posti di lavoro. L’impegno resta improntato in questa direzione, a salvaguardia del tessuto sociale».
Gherghetta quindi conclude: «Abbiamo seguito e seguiamo quotidianamente i lavoratori dell’ex Ineos, che rappresentano la situazione più pesante sotto il profilo dell’impatto sociale, ma ne stiamo seguendo e ne seguiremo anche altri che potranno essere colpiti dalla crisi».

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
TRATTATIVE IN CORSO CON IL LIQUIDATORE. TEMPO FINO A DICEMBRE 
Tads Metals vuole acquistare Eurogroup

C’è un acquirente per lo stabilimento di Eurogroup di Monfalcone, nato una decina d’anni fa per rispondere alle esigenze produttive di Fincantieri ed entrato in crisi lo scorso anno proprio a causa della riduzione degli ordini legati al colosso della cantieristica. Si tratta di Tad Metals, società della famiglia Agarini, sbarcata nel 2009 in regione per creare un hub logistico a Trieste e un centro per la lavorazione dell’acciaio inox in Friuli Venezia Giulia. Le trattative con il liquidatore di Eurogroup, che corrisponde alla proprietà, sono in corso. Un incontro decisivo è atteso entro la metà della prossima settimana. Dall’esito della trattativa dipende il futuro di 85 lavoratori, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso marzo, e delle loro famiglie. Unicredit, istituto bancario di riferimento per Eurogroup, ha deciso di concedere ancora fiducia alla società. Unicredit ha posto però come termine la fine di dicembre: se nel giro di meno di due mesi non sarà definito il futuro dello stabilimento, la fiducia verrà meno ed Eurogroup dovrà avviare la procedura di fallimento. In ogni caso la cassa integrazione straordinaria si concluderà a marzo per i lavoratori, il cui rischio è quello di finire comunque in mobilità, perché i tempi sono molti stretti e il periodo di transizione tra Eurogroup e Tad Metals potrebbe non essere così immediato. Ecco perché ieri i rappresentanti delle segreterie provinciali di Fiom e Uilm, Rsu e lavoratori hanno voluto incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Il progetto di Tad Metals Friuli, compartecipata da Friulia, sarebbe quello di importare acciaio coreano – ha spiegato ieri Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – in parte per rivenderlo sul mercato italiano in parte per lavorarlo nello stabilimento del Lisert, sfruttando quindi la vicinanza al porto». Il piano industriale di Tad Metals garantirebbe però occupazione solo a una cinquantina dell’ottantina di lavoratori di Eurogroup. «Al momento si tratta comunque dell’opzione migliore – ha aggiunto Baldassi -, dopo che i contatti con una grande multinazionale indiana sono evaporati. L’altro soggetto interessato al sito era un operatore della logistica spagnolo che avrebbe reimpiegato solo una decina di persone». In vista dell’incontro, nodale, della prossima settimana i sindacati e i lavoratori hanno chiesto il supporto delle istituzioni. Il sindaco ieri si è immediatamente attivato per un primo incontro con la Provincia, dando la propria disponibilità a creare anche un contatto con la prefettura, se si rivelasse necessario. «Purtroppo la crisi di Eurogroup è frutto delle scelte produttive effettuate da Fincantieri – ha detto il sindaco – e sulle quali bisogna iniziare a riflettere, per gli impatti sociali che producono, ma non solo. Mi chiedo se l’attuale politica di esternalizzazione produca a lungo termine i risultati di qualità e competitività utili alla stessa società».

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Il Piccolo, 15 luglio 2010
 
Una squadra di cricket targata Monfalcone 
Composta da atleti bengalesi ha chiesto di disputare il campionato nazionale
Una raccolta di firme a sostegno della creazione di un campo di gioco

Il campo dove giocare a cricket in modo regolamentare non c’è, ma gli atleti, tutti per ora originari del Bangladesh, stanno già pensando di portare una rappresentativa di Monfalcone nel campionato nazionale che in Italia si svolge con regolarità ormai da diversi anni. Il nome della squadra è già stato scelto: Monfalcone cricket club. «Noi siamo di Monfalcone, il nome è quello della città dove abitiamo e così se facciamo il campionato la gente capisce subito da dove arriviamo e speriamo anche che vengano a giocare degli italiani», ha spiegato un giovanissimo giocatore nella riunione convocata martedì sera nel Centro blu di via Natisone per dare un’organizzazione stabile al movimento sportivo. All’incontro ha partecipato una sessantina dell’ottantina di giocatori delle sei squadre che a Monfalcone esistono e stanno disputando un campionato cittadino, usando in sostanza il giardino di via Cellottini. Non senza incappare nel fastidio del vicinato e nei controlli della polizia municipale. Ecco perché, anche a fronte delle dimensioni del movimento sportivo, è scattata la richiesta al Comune di poter trovare uno spazio in cui creare un vero e proprio campo da cricket. Quanto potrebbe essere non facilissimo, considerato che in Italia i campi regolamentari hanno un diametro di 130 metri e devono essere corredati di reti molto alte, per contenere le palle, e di spogliatoi. Affiancati da alcuni “locali”, come l’ex presidente del Consorzio culturale Tiziano Pizzamiglio, che ha aperto un gruppo di discussione su facebook, e da Mauro Bussani, gli atleti hanno comunque deciso di provarci. Nella riunione di martedì è passata la proposta di avviare una raccolta di firme a sostegno della creazione di un impianto sportivo apposito e di cercare poi incontri con il sindaco Gianfranco Pizzolitto, il presidente del Coni Giorgio Brandolin e il presidente della Consulta comunale dello sport Roberto Abram. Intanto, pare su autorizzazione del Comune, il giardino di via Cellottini ospiterà sabato, dalle 16, la finale del torneo cittadino: a sfidarsi saranno l’Mcc capitanato da Hussain Anuuar e l’Undici amici capitanato da Islam Arman. C’è anche uno sponsor che ha messo in palio dei premi e si tratta di un’impresa dell’appalto di Fincantieri. All’appuntamento è stata invitata la vicesindaco e assessore allo Sport, Silvia Altran. (la. bl.)  

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
IL VICESINDACO ALTRAN: «STIAMO CERCANDO UN’AREA ADATTA» 
Bengalesi, arriva il campo di cricket 
Fa centro la ”battaglia” ingaggiata da un gruppo su Facebook

I praticanti e gli appassionati sono ormai centinaia, le squadre, anche se informali, sono sei. Al cricket monfalconese, importato dagli immigrati del Bangladesh, ma che inizia a incuriosire anche i locali, manca ora solo un campo per essere giocato in modo regolamentare. Parte da qui il gruppo ”Noi abbiamo un sogno: un campo da Cricket anche a Monfalcone!” nato su facebook per iniziativa, tra gli altri, di Tiziano Pizzamiglio, già presidente del Consorzio culturale del Monfalconese e rappresentante sindacale dei lavoratori di Adriaplast prima e Ineos Films poi. Il gruppo conta una novantina di iscritti, italiani e monfalconesi spinti da una certa curiosità o interesse per il gioco e cittadini originari del Bangladesh (ragazzi, ma anche ragazze). Intanto i praticanti continuano a ritrovarsi nel giardino di via Cellottini, uno dei pochi spazi erbosi fruibili in modo abbastanza libero in città, ma l’assenza di un vero impianto si sta facendo sentire, anche perchè il cricket monfalconese vuole crescere e magari partecipare al campionato Triveneto. La Federazione italiana cricket esiste da anni, come una rappresentativa nazionale, ed ha un suo delegato anche in Friuli Venezia Giulia. Ecco perchè il gruppo nato su Facebook chiede «un campo regolare e attrezzato per i giocatori di cricket di Monfalcone, che sono tanti, che sono bravi, che sono monfalconesi». Il gruppo si è appena costituito, ma promette di pubblicare date e calendari dei tornei, perchè ce n’è, nonostante tutto, già uno cittadino che si gioca appunto in via Cellottini e uno triveneto.
Il Comune non si è fatto pregare. Il vicesindaco Silvia Altran assicura che Monfalcone un campo di cricket ce l’avrà: non in via Cellottini («non è sicuro») ma in qualche altro impianto cittadino sì. «E sarà in perfetta regola per disputare incontri anche ufficiali», assicura.
«A Monfalcone ci sono giocatori straordinari, campionissimi che, se potessero iscriversi al campionato nazionale, potrebbero regalare a Monfalcone il primo scudetto della sua storia», sottolinea dal canto suo Pizzamiglio. Troppo entusiasmo per uno sport che solo gli inglesi e le loro ex colonie sembrano riuscire a comprendere? Eppure c’è il precedente del baseball che, importato dagli alleati americani nel secondo dopoguerra e poco più comprensibile ai profani, ha attecchito talmente bene da fare della Bisiacaria uno dei poli della specialità a livello nazionale.
Che la situazione attuale, precaria, sia insostenibile, del resto, lo dice anche Pizzamiglio: «Non basta l’area di via Cellottini. Qua si parla di un campo vero e proprio, regolamentare, con le reti di sicurezza, spogliatoi, magazzini, servizi igienici per gli atleti e il pubblico, un minimo di tribune coperte – sottolinea -, ma anche di iscrizione al Coni e dunque di costituzione in società sportiva, accesso ai contributi pubblici, iscrizione ai campionati e tutto quanto, divise e attrezzature complete. Sarà dura e lunga, ma questo deve essere». Ma come è nata questa idea? «Sul lavoro – spiega Pizzamiglio -. Nell’impresa dell’appalto di Fincantieri per la quale lavoro i dipendenti originari del Bangladesh sono una settantina e a più riprese la questione del luogo in cui poter giocare a cricket è emersa durante i rapporti quotidiani in cantiere. Il posto lo dovrà proporre l’amministrazione comunale, che ha già dimostrato sensibilità – spiega Pizzamiglio -. Bastano un minimo di strutture e soprattutto una rete molto alta per impedire che le palle facciano danni attorno. Sta comunque ai ragazzi muoversi, costituirsi in società e iniziare dal campionato di serie C». (la.bl.)

Il Piccolo, 30 agosto 2010
 
I giocatori di cricket del Bangladesh ora aspettano gli italiani

«Aaa giocatori di cricket cercansi». Potrebbe essere questo il testo nella pagina delle inserzioni per invitare gli italiani ad unirsi agli atleti originari del Bangladesh che, in attesa di poter disporre di un campo di gioco vero e proprio, per il momento si accontentano di giocare nel giardino di via Cellottini.
Lo sport come veicolo di integrazione, dunque. Non mancano i precedenti: da quelli illustri, a quelli meno illustri. L’ultimo ad essere stato scoperto dal grande pubblico è quello raccontato nel film di Clint Eastwood Invictus, quello che racconta di come Nelson Mandela a metà degli anni Novanta è riuscito ad usare il rugby per superare l’apartheid e unire il Sud Africa. Esempi più vicini a noi sono quelli di Gorizia dove da decenni varie manifestazioni transfrontaliere avvicinano italiani e sloveni. Dagli appuntamenti podistici, alla pallavolo, dal tennis allo sci, passando anche dal calcio e dal pattinaggio artistico i momenti di scambio non si contano più.
Ora potrebbe toccare a Monfalcone scrivere una nuova pagina di storia. Nella città dei cantieri sono sei le squadre di cricket. Contano in tutto un’ottantina di praticanti e disputano un campionato cittadino ma puntano a uscire dall’ambito locale con una rappresentativa: il Monfalcone cricket club alla quale potrebbero unirsi giocatori italiani.
Sport nato in Inghilterra e diffuso nell’area del Commonwelth, in alcuni paesi asiatici come India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka è lo sport più popolare. La partita viene disputata tra due squadre composte da undici elementi ciascuna. Si gioca in un campo in erba dalla forma ovale o rettangolare con dimensioni non precisate. Al centro del prato viene collocata una corsia lunga venti metri e larga tre dove l’erba è rasata molto corta. Questa rappresenta l’area di lancio, ai cui due estremi sono posti tre paletti che formano il wickets. Le due squadre non schierano entrambe tutti e undici i giocatori, tra un inning e l’altro invertono i propri ruoli come nel baseball. (s.b.)

Il Piccolo, 31 agosto 2010
 
Altran: «Entro il 2011 realizzeremo un campo sportivo polifunzionale»

«In effetti c’è un utilizzo piuttosto intensivo del campetto di via Cellottini». Il vice-sindaco Silvia Altran conosce bene la situazione. La conosce nei minimi dettagli e sta lavorando per risolverla nel tempo più rapido possibile.
I genitori si lamentano per la mancanza di spazi perché a occupare l’area sono molto spesso i bengalesi che la usano per giocare a cricket, da parte loro i bengalesi sono disponibili a traslocare. Hanno infatti chiesto all’amministrazione di trovare uno spazio alternativo dove realizzare un vero e proprio campo da cricket per avviare un’attività ufficiale. In mezzo, tra i due fuochi, con il cerino acceso in mano, si trova proprio il Comune.
«Per il campo da cricket sto cercando un posto idoneo – assicura l’assessore allo Sport Altran -. Il punto è che non ci sono delle misure standard e anche se in genere viene utilizzata solo la parte centrale della superficie, serve un’area di circa 140 metri per 100. Praticamente si tratta di un’area un po’ più grande di quella necessaria per un campo da calcio. Non è facile anche perché abbiamo problemi anche con le squadre da calcio giovanili. Gli juniores giocano a Pieris e a Fogliano. In più si sta affermando il rugby e anche gli amanti della pallaovale hanno le loro esigenze. È per questo che l’idea è quella di trovare una superficie adeguata per creare un campo polifunzionale. Purtroppo, all’interno di Monfalcone non abbiamo spazi così ampi. Stiamo vedendo con i Comuni limitrofi se ci sono terreni idonei e disponibili. Con un po’ di fortuna una via d’uscita la troveremo e forse ce la faremo in tempi ragionevoli. Forse già per il 2011. In attesa di ricevere una risposta da un privato, nel frattempo mi piacerebbe che il parco tornasse nelle mani dei bambini».
L’invito rivolto dall’assessore Altran ai giocatori di cricket è dunque a spostarsi nel campo di via Portorosega o nell’Area Verde di via Valentinis. «Questi ragazi hanno voglia di fare le cose e le vogliono fare per bene – sottolinea -. Noi vogliamo aiutarli, ma per farlo dobbiamo muoverci su un doppio binario. L’augurio è che la cosa possa andare in porto». (s.b.)

Il Piccolo, 12 dicembre 2008 
 
CONVEGNO  
«La Social-card è solo elemosina»  
Fumagalli: i fondi ci sono ma le priorità sono discutibili
 
  
Lo sciopero di oggi non sarà solo una rivendicazione a livello nazionale, ma anche e soprattutto la necessità di attirare l’attenzione su quello che la crisi economica comporterà a livello locale per Monfalcone e dintorni. Perchè le conseguenze ci saranno, e si concretizzeranno in disoccupazione, maggior richiesta di assistenza sociale, crisi degli affitti. Queste le conclusioni tratte durante l’incontro organizzato da Officina Sociale per discutere appunto della questione crisi collegata con il movimento dell’Onda studentesca e lo sciopero generale, per capire se un movimento come quello dell’Onda non possa essere applicato anche in altri campi come risposta alle difficoltà che avanzano. A discutere dei temi, Andrea Fumagalli, docente di Economia politica all’Università di Pavia, e Tiziano Pizzamiglio, come rappresentante di «Monfalcone e Territorio». Fumagalli ha portato all’attenzione dell’uditorio un’infarinatura generale sulla crisi in arrivo e le sue conseguenze, ma il ragionamento che si è voluto portare avanti è stato poi basato essenzialmente sulle ripercussioni locali, che non saranno di poco conto. «Parlando di crisi si parla di Cigo, che indica quindi disoccupazione, ma anche di accessibilità ai servizi sociali, al diritto a un reddito, al mercato degli affitti – è stato detto durante l’incontro -. E proprio per questo è necessaria una partecipazione allo sciopero generale, per portare all’ordine del giorno i temi portanti locali». La crisi finanziaria infatti non indica che non ci siano fondi, visto che, come è stato detto, «il governo è riuscito a trovare gli 80 miliardi per le infrastrutture da un giorno all’altro, mentre si è limitato all’intervento caritatevole delle Social Card quando era invece necessario un impegno più diretto verso un reddito assicurato a tutti. Ecco perchè i temi sui quali si dovrà discutere in futuro saranno proprio quelli del lavoro, del accesso ai servizi sociali, del reddito minimo». (e.o.)

Il Piccolo, 04 dicembre 2008 
 
REAZIONI ALLA PROPOSTA DI UN FONDO SOCIALE  
L’Aea: per le morti da amianto vanno chiarite le responsabilità
 
 
L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, propone un fondo sociale per le malattie da amianto. Al fine di «definire modalità certe per il risarcimento degli aventi diritto e depenalizzando i reati derivanti dall’impiego del minerale». Le malattie da amianto «dovrebbero essere trattate come malattie sociali – ha aggiunto -. Non si possono lasciare soli l’Inail e le aziende a sostenere l’onere delle cure e dei risarcimenti». Una proposta che ha sollevato critiche e distinguo negli ambienti monfalconesi. Il coordinatore della Fiom aziendale, Moreno Luxich, ha scandito: «Esiste una legge sull’amianto non adeguatamente finanziata. Ma i problemi qui in cantiere hanno una portata variegata. Ci sono lavoratori esposti che non hanno ancora maturato i 10 anni utili ad andare in quiescenza. Dipendenti che hanno lavorato ben prima del ’92, anno in cui il minerale è stato dichiarato fuori legge, e ben prima dell’89, termine fino al quale l’azienda fa risalire la presenza d’amianto. Lavoratori assunti nell’81 ai quali non sono stati riconosciuti i benefici per la pensione. E intanto si vedono ex colleghi ammalarsi o morire. Va tenuto conto anche di questa vera e propria psicosi che si è radicata. C’è una responsabilità oggettiva che va accertata – continua -. Non siamo di fronte a una malattia sociale, ma derivata da inadempienze precise. Per questo ribadiamo la richiesta di un impegno forte da parte della magistratura a riconoscere le responsabilità e da parte delle istituzioni a provvedere con i risarcimenti. È un atto dovuto per le vedove e le famiglie dei morti». Non basta: per Luxich «bisogna fare in modo che queste cose non accadano più, bisogna investire nella sicurezza sul lavoro». Concetti precisi anche da Davide Bottegaro, del direttivo dell’Associazione esposti amianto: «La responsabilità dev’essere chiarita. C’è una questione morale che non può essere diluita con alternative di tipo economico. Un fondo può rappresentare una risposta dove la responsabilità non venga identificata. Siamo di fronte a un costo sociale elevato e noi abbiamo il dovere di tutelare il diritto della responsabilità oggettiva». Tiziano Pizzamiglio, della redazione del periodico ”MT”, aggiunge: «Si è giunti alla consapevolezza che questo processo giudiziale comporterà costi pesanti. La proposta è frutto di un calcolo economico su cui il giudizio morale sarebbe tanto facile quanto scontato. È un passo, bisognerà capire di che tipo».

Il Piccolo, 23 ottobre 2008 
 
ASSUNZIONI  
Gli ex Ineos sospendono la protesta dei «pirati»  
Restano ancora da collocare 85 dei 150 lavoratori. Via ai corsi di qualificazione
 
 
Gli ex lavoratori dell’Ineos non marceranno più ogni mercoledì nel centro di Monfalcone, come facevano da oltre un anno per tenere viva l’attenzione sulla vicenda che li vedeva e li vede coinvolti. Gli ex lavoratori Ineos (autodefinitisi «pirati») avevano dato vita alle marce nel maggio del 2007 per protestare contro la decisione dell’azienda di chiudere lo stabilimento di via Timavo e per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica nei confronti di gruppi che «invece di portare lavoro, intervengono con mere operazioni finanziarie». I lavoratori hanno annunciato ieri di aver deciso di concludere questa fase. «Riteniamo di aver concluso la nostra vicenda con l’avvio dei corsi di riqualificazione professionale, avviati grazie alla preziosa collaborazione della Provincia e dell’assessore al Lavoro, Marino Visitin», ha affermato Tiziano Pizzamiglio, già coordinatore della Rsu della fabbrica, a nome di tutti i lavoratori.
«Sono già state effetuate le preiscrizioni e avviati i bandi, i corsi inzieranno nei primi mesi del prossimo anno – ha spiegato Pizzamiglio – e ci consentiranno di avere un tipo di professionalità richiesta dal mercato e che quindi ci permetterà di reinserirci immediatamente nel mondo del lavoro. L’obiettivo dei corsi è infatti quello di dare nuovo impulso all’occupazione degli ex dipendenti Ineos». Pizzamiglio ieri ha ricordato come dei 150 lavoratori che lavoravano per l’azienda, acquistata dalla multinazionale britannica Ineos, ne sono rimasti 85 da ricollocare. «Metà ha già trovato lavoro e alcuni sono stati assunti anche dalla nuova proprietà (la Mangiarotti, ndr) – ha proseguito Pizzamiglio – quindi alle marce siamo sempre in meno, ma proprio perchè tanti hanno cominciato a lavorare».
Pizzamiglio ha ringraziato a nome di tutti la Provincia e l’assessore Visintin, «sempre vicini al nostro problema, tanto da rendere il nostro caso un modello al quale fare riferimento per il reinserimento lavorativo». A nome dei lavoratori, Pizzamiglio ha ringraziato anche la comunità locale, le istituzioni, le persone che hanno sostenuto la battaglia dei lavoratori, comprendendo la difficile situazione. «Ora guardiamo avanti – ha concluso -. Abbiamo dovuto in parte dimenticare l’obiettivo che ci eravamo posti di tornare a lavorare tutti assieme, nello stesso posto, anche se un cospicuo gruppo di persone resterà in via Timavo. Infine vorrei spiegare che se nei mesi passati alcune offerte di lavoro sono state rifiutate, è solo perchè erano offerte a tempo determinato e per uno stipendio davvero bassissimo». I corsi di formazione riguarderanno saldatori, carpentieri, congegnatori meccanici. Il servizio provinciale di collocamento effettuerà degli specifici incontri con gli impiegati della fabbrica e con i lavoratori ultracinquantenni. La mobilità scattata nel corso dell’estate si chiuderà infatti a metà agosto del 2009, mentre il sito ex Ineos ed ex Adriaplast sarà riconverito e rientrerà in attività a un anno e mezzo dall’avvio dei lavori, quindi non prima della seconda metà del 2010. 
 

Messaggero Veneto, 23 ottobre 2008 
 
Ex Ineos, i “pirati” non marceranno più  
I lavoratori dello stabilimento di via Timavo hanno sospeso la manifestazione di protesta 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. I “pirati” non marceranno più. L’annuncio ufficiale della fine delle marce del mercoledì, che gli ex lavoratori Ineos (autodefinitisi “pirati”) avevano iniziato nel maggio 2007 per protesta contro la decisione dell’azienda di chiudere lo stabilimento di via Timavo e per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica nei confronti di gruppi che «invece di portare lavoro, intervengono con mere operazioni finanziarie», è stato dato ieri. Il mercoledì quindi non si vedrà più il serpentone dei lavoratori che, a piedi, dallo stabilimento raggiungevano il centro città.
«Riteniamo di aver concluso la nostra vicenda con l’avvio dei corsi di riqualificazione professionale, avviati grazie alla preziosa collaborazione della Provincia e dell’assessore al lavoro, Marino Visitin» ha affermato Tiziano Pizzamiglio della Rsu, a nome di tutti i lavoratori. «Sono già state fatte le preiscrizioni e avviati i bandi, i corsi inzieranno nei primi mesi del prossimo anno e ci consentiranno di avere un tipo di professionalità richiesta dal mercato e che quindi ci permetterà di reinserirci immediatamente nel mondo del lavoro. L’obiettivo dei corsi è infatti dare nuovo impulso all’occupazione degli ex dipendenti Ineos» ha spiegato, ricordando che dei 150 lavoratori che lavoravano per l’azienda inglese, ne sono rimasti 85.
«Metà ha già trovato lavoro e alcuni sono stati assunti anche dalla nuova proprietà (la Mangiarotti ndr.) quindi alle marce siano sempre in meno, ma proprio perchè tanti hanno cominciato a lavorare» ha osservato Pizzamiglio, ringraziando a nome di tutti la Provincia e l’assessore Visintin «sempre vicini al nostro problema, tanto da rendere il nostro caso un modello a cui fare riferimento per il reinserimento lavorativo». Ha ringraziato la comunità locale, le istituzioni, le persone che hanno sostenuto la battaglia dei lavoratori, comprendendo la difficile situazione.
I corsi di formazione riguarderanno saldatori, carpentieri, congegnatori meccanici. Il servizio provinciale di collocamento effettuerà degli specifici incontri con gli impiegati della fabbrica e con i lavoratori ultracinquantenni. La disponibilità espressa dai lavoratori è stata ritenuta estremamente positiva dall’assessore Visintin che, nel corso di un recente incontro all’Ufficio provinciale del Lavoro a Monfalcone, ha evidenziato come ci sia urgenza di andare al ricollocamento lavorativo di queste persone. La mobilità scattata nel corso dell’estate si chiuderà infatti a metà agosto del 2009, mentre il sito ex Ineos ed ex Adriaplast sarà riconverito e rientrerà in attività a un anno e mezzo dall’avvio dei lavori, quindi non prima della seconda metà del 2010 (quanto meno). Mangiarotti, che a Monfalcone sembra voler trasferire la produzione di reattori, generatori di vapore e accessori per le centrali nucleari, ha comunque intanto assunto una decina di manutentori ex dipendenti Ineos, che saranno impiegati per ora negli stabilimenti della società. (c.v.)

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

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