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Il Piccolo, 01 aprile 2009 
 
Denuncia dei sindacati per la mancata rotazione della «cassa» alla Sbe  
 
La vertenza apertasi tra proprietà della Sbe e sindacati dei metalmeccanici per gestire lo scarico di lavoro dello stabilimento di via Bagni vecchia rischia di essere tutt’altro che semplice. Nei prossimi giorni, dopo che l’incontro previsto per ieri è slittato a causa della sovrapposizione con la trattativa per il rinnovo dell’integrativo Fincantieri, azienda e sindacati torneranno a sostenere le rispettive posizioni che per ora non sono vicine. La Sbe ha preannunciato la volontà di aprire la mobilità per 34 dei 330 dipendenti della fabbrica, mentre i sindacati, forti anche del via libera ricevuto dai lavoratori riuniti in assemblea, chiederanno di poter ricorrere ai contratti di solidarietà. Nell’incontro la Sbe dovrebbe anche avanzare in modo formale la richiesta di un prolungamento della cassa integrazione ordinaria, aperta a inizio gennaio per 280 lavoratori di cui però solo 30 rimasti a casa con una Cigo a zero ore, senza che in questi mesi sia stata effettuata alcuna rotazione. Fim e Fiom l’avevano richiesto da subito e non a caso, come spiega il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil, Thomas Casotto, ha chiesto delle spiegazioni formali all’azienda. Le risposte non devono essere sembrate sufficienti ai sindacati che ora hanno intenzione di richiedere una verifica sulla mancata rotazione sia all’Ufficio provinciale del lavoro sia all’Inps.
A differenza dei colleghi, in «cassa» per un numero limitato di ore, la trentina dei lavoratori si è trovata a dover fare i conti in questi mesi con un taglio pesante dello stipendio, pagando in pieno le difficoltà dell’azienda. Una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e che i lavoratori non hanno mancato di segnalare ai sindacati, con l’auspicio che della situazione che si sta venendo a creare nella fabbrica si occupino anche le istituzioni. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm e direzione dello stabilimento Eaton Automotive di Monfalcone saranno invece in Regione martedì prossimo per formalizzare la richiesta di apertura della cassa integrazione straordinaria per un anno per tutti e i 340 lavoratori della fabbrica, la cui produzione è stata ridotta ai minimi termini dalla crisi del settore dell’auto. Sindacati e azienda sperano che l’istruttoria e la risposta finale del ministero del Lavoro possano essere veloci, consentendo di aprire la Cigs già dalla seconda metà di questo mese. (la. bl.)

Il Piccolo, 07 aprile 2009 
 
Calo produttivo del 35% alla Sbe, 330 in cassa per altre 13 settimane  
Vescovini: «Intendiamo mantenere gli attuali livelli di occupazione»
 
 
di LAURA BORSANI

Prolungata per altre 13 settimane la cassa integrazione ordinaria per i lavoratori della Sbe. La Cigo, che investe tutti i 330 dipendenti dell’azienda di via Bagni, rappresenta pertanto il rinnovo dello strumento già assunto il 7 gennaio scorso. La decisione è scaturita venerdì, nell’ambito dell’incontro che l’azienda, con il presidente Alessandro Vescovini e i componenti della direzione, ha avuto con le organizzazioni sindacali, rappresentate dai segretari provinciali Gianpiero Turus, della Fim-Cisl, e Thomas Casotto, della Fiom-Cgil, assieme altresì alla Rsu di stabilimento. Quindi, proroga di altre 13 settimane della Cigo con rotazione dei lavoratori. Un provvedimento che, ha spiegato Vescovini, verrà gestito in funzione dei carichi di lavoro, quindi, seguendo le necessità organizzative dell’azienda, in ragione delle competenze e delle fasi produttive: «Cercheremo – ha precisato il presidente – di ”diluire” la cassa integrazione in modo omogeneo su tutti i lavoratori, compatibilmente con le esigenze tecnico-organizzative dell’azienda».
Il calo produttivo, ha spiegato Vescovini, è sull’ordine del 30-40%, con la prospettiva ipotizzata nel medio periodo di un recupero produttivo, assestandosi su una diminuzione del 15%. «Il rinnovo della cassa integrazione ordinaria – ha osservato il presidente della Sbe – costituisce una scelta volta a mantenere gli occupati, nonostante lo scarico di lavoro sia importante. L’azienda è in grado di rimanere su questi livelli finchè la crisi non sarà superata». Il presidente ha confermato la linea aziendale orientata a «mantenere nel lungo periodo 300 posti di lavoro».
«La proroga della cassa integrazione ordinaria è un ulteriore copertura – ha osservato Gianpiero Turus -. Noi continueremo il monitoraggio, valutando l’evolversi della situazione». Per Thomas Casotto, «si tratta di una proroga a fronte delle medesime condizioni. Verificheremo quindi quali e in che termini si verificheranno gli scarichi di lavoro, considerando che il mercato è ”volatile” per tutte le realtà produttive». Ed è sulla rotazione che si concentra il confronto. I sindacati sostengono che la diminuzione oraria lavorativa vada ”spalmata” il più possibile su tutti i dipendenti, proprio ai fini di una distribuzione equilibrata dello scarico di lavoro. Turus parla di una media di 36 ore a settimana di lavoro e di 4 ore di Cigo: «Chi non rientrerà nella rotazione – ha aggiunto – rischia di rimanere in cassa integrazione per tutte le 40 ore settimanali. La direzione sostiene che non è possibile una rotazione di tutti i lavoratori. Lo possiamo comprendere di fronte a esigenze tecnico-produttive, ma è chiaro che la nostra proposta resta quella di coinvolgere il più possibile tutti i dipendenti».
Sul tappeto poi la questione-esuberi per i quali l’azienda, nel marzo scorso, ha formalizzato la richiesta per 34 lavoratori. Qui i sindacati ribadiscono la posizione: «Siamo contrari a qualsiasi mobilità – ha precisato Casotto -, se non su base volontaria o legata a criteri di anzianità. Riteniamo che vi siano margini di intervento meno drastici, attraverso il ricorso ad altri strumenti, come l’estensione della Cigo tutto l’anno o ammortizzatori quali i contratti solidali. Ciò in attesa anche di verificare gli esiti circa la modifica della normativa per la cassa integrazione guadagni straordinaria. Insomma – ha concluso – la situazione non è ancora definita, è da sondare. Ci ritroveremo e verificheremo lo stato dell’arte valutando come andare avanti, auspicando in un percorso concertato con l’azienda».

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Il Piccolo, 21 marzo 2009
 
LA CRISI INVESTE ANCHE LA FABBRICA DI VIA BAGNI 
Scarico di lavoro del 50% alla Sbe: richiesta la mobilità per 34 dipendenti

Tagli in vista alla Sbe, la fabbrica del gruppo Vescovini dove l’occupazione era cresciuta costantemente dal 2001 alla fine del 2008. A rischio c’è il 10% dell’attuale forza lavoro, vale a dire 34 dei 330 dipendenti della fabbrica che produce viti, dadi e tutti i fasteners di complemento, oltre che componenti speciali. La società ha formalizzato la richiesta di 34 esuberi, inviando alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm la comunicazione di voler ricorrere alla mobilità. I sindacati dei metalmeccanici si sono subito detti contrari in un incontro avuto con la proprietà, a meno che non sia legato a criteri di volontarietà e anzianità, rilanciando l’ipotesi avanzata in precedenza dall’azienda di ricorrere a contratti di solidarietà. «Crediamo che la mobilità debba rappresentare l’extrema ratio, come alla Eaton, e si debba evitare il più possibile di creare esuberi», affermano i segretari di Fim Gianpiero Turus e Fiom Thomas Casotto.
«Al tavolo l’azienda ha invece sostenuto che altri strumenti – aggiungono – non funzionerebbero nella realtà della Sbe». Di certo la situazione produttiva dello stabilimento di via Bagni Vecchia si è fatta più difficile rispetto solo a qualche mese fa e i sindacati non fanno fatica a riconoscerlo. Al tavolo la Sbe ha lamentato uno scarico di lavoro che oscilla tra il 40 e 50% e che dall’inizio di gennaio era stato tamponanto ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria per 280 dei 330 dipendenti. Sbe serve del resto settori in forte difficoltà come quello dell’automotive, cui è legato il 20% della sua produzione, ma anche del movimento terra (15%) e dei fissaggi per costruzioni (10%), vista la crisi che ha investito il settore edilizio.
Sbe lavora però anche per i veicoli industriali (20%), l’eolico (10%), macchine agricole (10%) e altro (5%). Il budget per l’esercizio del 2009, elaborato a luglio 2008, prevedeva un’ulteriore crescita per il gruppo del 10-15% rispetto all’anno precedente. Invece, da ottobre, è scattato il calo degli ordini. Negli ultimi due mesi del 2008 hanno tenuto solo i settori eolico e delle macchine agricole.
Da qui l’esigenza di ricorrere in prima battuta alla cassa integrazione ordinaria, anche a fronte del mancato rinnovo di un integrativo che includeva la riduzione di orario per una buona fetta dei dipendenti. Azienda e sindacati hanno formalizzato il ricorso alla Cigo per 280 lavoratori dal 7 gennaio per 13 settimane. La cassa quindi scadrà a breve, all’inizio di aprile, e i sindacati si attendono la richiesta di un prolungamento da parte dell’azienda.
«Stando alle indicazioni dell’azienda, i mesi più cupi dovrebbero comunque essere quelli di aprile e maggio – riferiscono Casotto e Turus -, mentre poi ci potrebbe essere una ripartenza, anche se non accentuata». Di fatto, al momento, un accordo sulla mobilità e sulla gestione della crisi ancora non c’è. Le segretarie provinciali di Fim e Fiom e le Rsu incontreranno i lavoratori in assemblea lunedì per spiegare la situazione e confrontarsi sugli strumenti da adottare. Un nuovo incontro con la proprietà è stato invece già fissato per il primo aprile e servirà anche a chiarire la questione dell’eventuale prolungamento della Cigo.
«Crediamo che in questo quadro si possa anche usare lo strumento della formazione – sottolineano Turus e Casotto – per ricollocare il personale». I sindacati saranno impegnati lunedì anche in assemblee con i lavoratori di Eaton per illustrare l’accordo raggiunto con la società per cercare di superare il 2009 senza pesanti tagli agli organici.
Laura Blasich
 
Il presidente Vescovini assicura: l’impegno è di conservare 300 posti

«Di fronte a un calo di lavoro quantificabile sull’ordine del 50 per cento, la riduzione del personale dipendente è rappresentativa del 10 per cento. L’impegno è quello di contenere il più possibile i tagli di organico, puntando a conservare 300 posti di lavoro, rispetto ai 330 complessivi». Il presidente della Sbe, Alessandro Vescovini, di fronte alla messa in mobilità dei lavoratori, ribadisce i principi di fondo, volti comunque a salvaguardare l’occupazione, pur dovendo fronteggiare la difficile crisi economica.
Alessandro Vescovini quindi lo sottolinea: «Considerata la situazione e la non facile prospettiva che prevede uno ”stop” negli investimenti nei prossimi 2-3 anni – osserva il presidente della Sbe -, resta lo sforzo di tutelare il più possibile i posti di lavoro. Ai sindacati abbiamo presentato il piano triennale per supportare questa crisi. L’azienda è sana, pertanto, la situazione risulta migliore di altre realtà produttive. Siamo tra le aziende che più tutelano l’occupazione. Ai sindacati, pertanto, ho spiegato che, se il carico di lavoro non scenderà ulteriormente rispetto alle decurtazioni previste, potremo riuscire a rispettare il piano triennale mantenendo 300 posti di lavoro nel lungo periodo».

Messaggero Veneto, 21 marzo 2009
 
MONFALCONE 
Una trentina in mobilità alla Sbe

MONFALCONE. Non è stato un incontro foriero di buone notizie quello svoltosi giovedì tra la proprietà di Sbe e i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici.
Nel corso della riunione, svoltasi nello stabilimento di via Bagni, è stata infatti comunicata l’intenzione di aprire la mobilità per una trentina di persone, ipotesi che i sindacati vorrebbero fosse gestita secondo i criteri della volontarietà e dell’anzianità.
«Per ora non c’è accordo – ha spiegato il segretario provinciale Fiom, Thomas Casotto –, ma per il primo aprile è stato fissato un nuovo incontro. Inoltre, per lunedì è già prevista un’assemblea con i lavoratori per spiegare la situazione e da cui ci aspettiamo il mandato per proseguire la trattativa».
Intanto prosegue la cassa integrazione ordinaria, aperta per 280 dei 330 dipendenti per il massimo consentito di 13 settimane e che finirà ai primi di aprile. Finora non sarebbe stato chiesto il rinnovo, ma è quanto si attendono i sindacati.
La Sbe ha deciso di utilizzare la cassa integrazione ordinaria per tamponare uno scarico di lavoro divenuto ormai evidente e che si attesta sul 50 per cento. Già a inizio febbraio è risultato evidente che il forte calo degli ordinativi, già evidenziatosi attorno al 25-30% nell’ottobre scorso per gran parte dei settori coperti dall’azienda, si sta rivelando «strutturale».
Sbe serve del resto settori in forte difficoltà come quello dell’automotive, cui è legato il 20% della sua produzione, ma anche del movimento terra (15%) e dei fissaggi per costruzioni (10%), vista la crisi che ha investito il settore edilizio.
Sbe lavora però anche per i veicoli industriali (20%), l’eolico (10%), macchine agricole (10%) e altro (5%). Il budget per l’esercizio del 2009, elaborato a luglio 2008, prevedeva un’ulteriore crescita per il gruppo del 10-15% rispetto all’anno precedente.
Invece, da ottobre, è scattato il calo degli ordini e quindi il ricorso, a inizio anno, della Cigo.

Il Piccolo, 02 marzo 2009 
 
LA MEDIA È DI 30 PRESENZE QUOTIDIANE  
Alla «mensa dei poveri» fino a 35 persone al giorno
 
 
Picchi di 34-35 persone, una media di 28-30 ospiti ogni giorno.
Sono i numeri rilevanti registrati dall’iniziativa «Pranzo Insieme», che si conferma un vero e proprio punto di riferimento sul territorio, per quanti necessitano di usufruire di un pasto caldo gratuito.
Alcuni utenti frequentano con assiduità la mensa, altri sono semplicemente di passaggio.
Tanti italiani, ma anche diversi stranieri si avvalgono di questo servizio per consumare un pasto caldo. La Sbe, Società Bulloneria Europea, mette a disposizione ogni giorno, dal lunedì al sabato, 30 pasti completi.
I volontari della mensa ripartiscono le quantità in base al numero dei presenti e spesso, se le persone superano le 30 unità, intervengono cucinando altri cibi, donati dalla Caritas diocesana Sant’Ambrogio. L’iniziativa è partita nel gennaio 2008.
In un primo momento gli avventori erano 10-15, ma grazie al passaparola il numero si è rapidamente moltiplicato.
Ad aumentare il numero di ospiti è anche la crisi economica e la diminuzione del potere d’acquisto, fattori ai quale si aggiunge la difficoltà di trovare un lavoro per le donne, che magari hanno anche qualche figlio a carico.
Ecco, quindi, che la possibilità di avvalersi di un pasto caldo e gratuito diventa un’importante risorsa per rispondere ad un bisogno primario, come quello dell’alimentazione.
Negli ultimi mesi si sta assistendo ad un particolare fenomeno, quello della nuova povertà. A rientrare in questa tipologia sono le persone separate che, pur avendo uno stipendio, sono costrette a pagare gli alimenti all’altro coniuge e spesso si ritrovano a dover stringere la cinghia per soddisfare i propri bisogni.
Dall’avvio del servizio, ad oggi, è cambiato anche il target degli utenti: prima erano solo uomini, poi nel salone di via Mazzini si sono affacciati anche donne e bambini.
Segno che l’indigenza colpisce anche famiglie intere, che vivono di stenti e si avvalgono di questi servizi gratuiti per assicurarsi un piatto caldo. Anche il numero dei volontari è cresciuto in questi mesi, per rispondere alle necessità derivanti dall’aumento degli utenti e per permettere l’estensione del servizio anche al sabato.
Ultimamente anche due giovani scout si sono messi a disposizione per collaborare alla buona riuscita dell’iniziativa «Pranzo Insieme».
Stanno cambiando rapidamente le necessità palesate dalle persone: aiuti materiali, come cibo, vestiario e sostegno economico per pagare le bollette, ma anche ascolto, amicizia e conforto sono le richieste principali. E le diverse realtà territoriali, come la parrocchia e la Caritas, si sono attivate per andare incontro a questi bisogni.
Rossella de Candia

Il Piccolo, 18 febbraio 2009 
 
CRISI DI ORDINI NELL’AZIENDA DI VIA BAGNI  
Sbe, cassa a rotazione per 13 settimane  
Trenta «sospesi», l’ammortizzatore coprirà 2 ore al giorno per gli altri 250
 
 
La Sbe utilizzerà per 280 dei suoi 330 dipendenti tutte e le 13 settimane di cassa integrazione ordinaria cui è possibile ricorrere al massimo e lo farà per tamponare uno scarico di lavoro divenuto ormai evidente. Un confronto tra azienda e sindacati è in programma per fare il punto di una situazione che non si prospetta brillante. Già a inizio mese è risultato evidente che il forte calo degli ordinativi già evidenziatosi attorno al 25-30% nell’ottobre scorso per gran parte dei settori coperti dall’azienda si sta rivelando «strutturale» in questo inizio di 2009. Sbe serve del resto settori in forte difficoltà come quello dell’automotive, cui è legato il 20% della sua produzione, ma anche del movimento terra (15%) e dei fissaggi per costruzioni (10%), vista la crisi che ha investito il settore edilizio. Sbe lavora però anche per i veicoli industriali (20%), l’eolico (10%), macchine agricole (10%) e altro (5%). Il budget per l’esercizio del 2009, elaborato a luglio 2008, prevedeva un’ulteriore crescita per il gruppo del 10-15% rispetto all’anno precedente. Invece, da ottobre, è scattato il calo degli ordini. Negli ultimi due mesi del 2008 hanno tenuto solo i settori eolico e delle macchine agricole. Da qui l’esigenza di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria, anche a fronte del mancato rinnovo di un integrativo che includeva la riduzione di orario per una buona fetta dei dipendenti. Azienda e sindacati hanno formalizzato il ricorso alla Cigo per 280 lavoratori dal 7 gennaio per 13 settimane. La Cigo sarà utilizzata a rotazione, come richiesto dai sindacati. A casa rimane comunque una trentina di persone in cassa a zero ore, mentre i restanti 250 lavoratori lavorano 6 ore al giorno, mentre altre due sono coperte dall’ammortizzatore. Per ora ai tavoli di confronto non si è mai parlato di tagli anche se, dopo un aumento di 80 addetti dal 2001 a oggi, l’azienda ritiene che ora si imponga il mantenimento dell’equilibrio di bilancio aziendale in modo da garantire il mantenimento di 300 posti di lavoro. Intanto l’Ansaldo contesta il dato fornito dalla Cgil rispetto l’adesione allo sciopero di venerdì scorso. Asi spiega come nello stabilimento di Monfalcone abbiano incrociato le braccia 161 dipendenti per una percentuale complessiva del 37% sull’organico aziendale, depurato dalla normale percentuale di assenteismo. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 18 febbraio 2009 
 
Monfalcone. Per la crisi  
Alla Sbe, scatta la cassa integrazione
 
 
MONFALCONE. Cassa integrazione anche per la Sbe, lo stabilimento di viti e bulloni di via Bagni, su cui, come per numerose altre aziende in regione e in Italia pesa la crisi finanziaria globale e il calo degli ordini che sta contrassegnando l’inizio del 2009.
Lunedì i sindacati hanno firmato il provvedimento di Cassa integrazione ordinaria, che interesserà i 280 dipendenti dello stabilimento, Cigo che risulta retroattiva e quindi applicata a partire dal 7 gennaio. La cassa sarà applicata per un periodo di 13 settimane a rotazione. Dei 280 dipendenti, 30 saranno in cassa a zero ore, gli altri lavoreranno con un turno di sei ore e le due restanti saranno coperte appunto dalla cassa. Da ricordare che dall’inizio di febbraio tutti e i 350 lavoratori della Sbe erano tornati a lavorare a 40 ore, dopo che la maggioranza dei dipendenti coinvolti (122 su 190) aveva bocciato il proseguimento dell’esperienza, ormai decennale, della turnazione ridotta a 35 ore. Il ripristino dell’orario normale per un’azienda metalmeccanica ha coinciso però con l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria. La maggioranza dei lavoratori coinvolti dalla turnazione aveva deciso di tornare a 40 ore, perché nella proposta di accordo l’azienda non escludeva che anche chi lavora a orario ridotto non fosse coinvolto dalla Cigo.

Il Piccolo, 14 febbraio 2009
 
Fabbriche bloccate dallo sciopero
 
C’è stata un’adesione massiccia nelle principali fabbriche di Monfalcone allo sciopero di 8 ore proclamato ieri la Fiom-Cgil contro la precarietà e per i diritti. Ad affermarlo è la stessa organizzazione sindacale che ha promosso l’agitazione assieme ai colleghi della Funzione pubblica della Cgil anche per rivendicare politiche diverse da parte del Governo per contrastare la crisi. Il Governo, ma anche Cisl e Uil, sono finiti nel mirino della manifestazione di ieri, che ha portato a Roma almeno 500mila persone, anche per la firma separata dei contratti di categoria. Nella capitale sono arrivati anche un centinaio di metalmeccanici della Cgil isontina, rappresentanti delle realtà di Fincantieri, Sbe, Ansaldo Sistemi Industriali e Eaton Automotive, che sta subendo le pesantissime difficoltà del settore dell’automobile cui è legata a doppio filo.
«Avevamo più richieste per partecipare alla manifestazione – ha detto ieri il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, ma c’era solo un centinaio di posti a disposizione sul treno speciale. L’adesione nelle nostre fabbriche è stata molto alta ed è andata oltre i nostri iscritti, confermando l’alta partecipazione alle assemblee che abbiamo tenuto in questi giorni per illustrare le motivazioni dello sciopero». Stando alla Fiom, l’adesione alla protesta è stata pressoché totale nello stabilimento Fincantieri di Panzano e alla Eaton Automotive di via Bagni Nuova, i cui 340 lavoratori sono nuovamente in cassa integrazione ordinaria, mentre all’Ansaldo Sistemi Industriali avrebbe scioperato l’80% dei dipendenti, sempre secondo quanto riferito dall’organizzazione sindacale. Lo sciopero ieri è stato inoltre affiancato dal presidio dell’ingresso del cantiere navale, a partire dalle 5, ma senza provocare questa volta pesanti disagi alla circolazione e al traffico nel rione di Panzano e nelle zone limitrofe, come accaduto il 2 febbraio, un lunedì, però. All’esterno dello stabilimento ieri mattina sarebbero rimasti pochi mezzi dei fornitori, che forse hanno anticipato a giovedì la consegna del materiale a Fincantieri. Il 2 febbraio la Fiom, affiancata in quell’occasione dalla Fim, nell’ambito della vertenza per il rinnovo del contratto integrativo del gruppo aveva indetto uno sciopero di due ore, ma articolate in modo tale da togliere il presidio al cantiere navale solo alle 10, quando camion e lavoratori giornalieri si sono ritrovati tutti incolonnati lungo le vie di Panzano in attesa di entrare in stabilimento o trovare posteggio. Lo sciopero ieri ha coinvolto anche la Funzione pubblica e quindi anche il Comune di Monfalcone, senza che però vi siano stati pesanti disagi per gli utenti. Secondo il dipartimento della Funzione Pubblica, dai primi dati pervenuti, le adesioni nel settore del pubblico impiego allo sciopero sono state comunque pari al 6% ieri. Il corteo nella capitale composto anche da lavoratori del Friuli Venezia Giulia ieri ha comunque mosso da piazzale dei Partigiani per poi raggiungere piazza San Giovanni, dove si è tenuto il comizio. (la.bl.)
 
Messaggero Veneto, 14 febbraio 2009
  
Monfalcone. Sciopero contro il governo 
Casotto (Cgil): adesione totale negli stabilimenti Fincantieri ed Eaton, l’80% all’Ansaldo
Metalmeccanici: un centinaio a Roma per la manifestazione

 
MONFALCONE. Ha partecipato anche un centinaio di metalmeccanici della Fiom-Cgil delle industrie monfalconesi (Fincantieri, Sbe, Ansaldo, Eaton) alla manifestazione svoltasi ieri, a Roma, in occasione dello sciopero nazionale proclamato dalla Fiom-Cgil contro la precarietà e per i diritti assieme alla Funzione pubblica della Cgil, iniziativa voluta per rivendicare politiche diverse da parte del governo per contrastare la crisi. Nella capitale avrebbero manifestato 500 mila persone, che hanno protestato contro il governo, ma anche nei confronti di Cisl e Uil e della firma separata dei contratti di categoria.
Secondo il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, l’adesione allo sciopero di otto ore dei dipendenti della fabbriche monfalconesi e isontini è stata molto alta, registrando tra le file di chi si è astenuto dal lavoro anche rappresenanti di altre sigle sindacali. Stando alla Fiom, l’adesione alla protesta è stata pressoché totale nello stabilimento Fincantieri di Panzano e alla Eaton automotive di via Bagni nuova, i cui 340 lavoratori sono nuovamente in cassa integrazione ordinaria, mentre all’Ansaldo sistemi industriali avrebbe scioperato l’80% dei dipendenti.
Nello stabilimento Fincantieri fin dal mattino alle 5 è stato attuato il presidio degli ingressi, presidio che però non ha provocato i disagi dello scorso 2 febbraio, quando il rione di Panzano era stato praticamente intasato dai mezzi che non potevano entrare nello stabilimento. È probabile che i fornitori, sapendo della programmazione dello sciopero, abbiano anticipato le consegne a giovedì. Lo sciopero ieri ha coinvolto anche la Funzione pubblica e quindi anche il Comune di Monfalcone, senza che però vi siano stati pesanti disagi per gli utenti.
Secondo il dipartimento della Funzione pubblica, dai primi dati pervenuti, le adesioni nel settore del pubblico impiego allo sciopero sono state comunque pari al 6% ieri. In merito alla difficile situazione di Eaton, l’europarlamentare comunista Marco Rizzo ha presentato un’interrogazione alla Commissione della Ue. Ricordando le chiusure degli stabilimento Eaton di Rivarolo e di Massa, Rizzo afferma che in questo modo si sarebbe rivelata «la vera strategia dell’azienda: delocalizzare la produzione in Europa orientale chiudendo progressivamente tutti gli altri siti. È chiara, inoltre, l’indisponibilità dell’azienda ad affrontare in un tavolo di trattativa nazionale la crisi che sta vivendo il settore della componentistica per automobili».
Alla Commissione chiede quindi se intenda sia pronunciarsi sul preoccupante aumento di casi di delocalizzazione in Europa con relative gravi ripercussioni occupazionali e sociali, sia richiamare gli Stati membri affinché si adoperino per il rispetto degli accordi tra sindacati e aziende. Chiede, infine, come intenda la Commissione far rispettare le direttive già recepite dagli Stati membri relative ai licenziamenti collettivi e alle procedure per la consultazione dei lavoratori.

Il Piccolo, 16 febbraio 2009 
 
PER IL SINDACATO ALL’ANSALDO ASTENSIONE DAL LAVORO PARI ALL’80%  
Quasi totale alla Fincantieri l’adesione allo sciopero della Fiom
 
 
C’è stata un’adesione massiccia nelle principali fabbriche di Monfalcone allo sciopero di otto ore proclamato venerdì dalla Fiom-Cgil contro la precarietà e per i diritti. Ad affermarlo è la stessa organizzazione sindacale che ha promosso l’agitazione assieme ai colleghi della Funzione pubblica della Cgil anche per rivendicare politiche diverse da parte del Governo per contrastare la crisi. Il Governo, ma anche Cisl e Uil, sono finiti nel mirino della manifestazione, che venerdì ha portato a Roma almeno 500mila persone, anche per la firma separata dei contratti di categoria. Nella capitale c’era anche un centinaio di metalmeccanici della Cgil isontina, rappresentanti delle realtà di Fincantieri, Sbe, Ansaldo sistemi industriali ed Eaton Automotive, che sta subendo le pesantissime difficoltà del settore dell’automobile cui è legata a doppio filo.
«Avevamo più richieste per partecipare alla manifestazione – ha detto il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma c’era solo un centinaio di posti a disposizione sul treno speciale. L’adesione nelle nostre fabbriche è stata molto alta ed è andata oltre i nostri iscritti, confermando l’alta partecipazione alle assemblee che abbiamo tenuto in questi giorni per illustrare le motivazioni dello sciopero».
Stando alla Fiom, l’adesione alla protesta è stata pressoché totale nello stabilimento Fincantieri di Panzano e alla Eaton Automotive di via Bagni Nuova, i cui 340 lavoratori sono nuovamente in cassa integrazione ordinaria, mentre all’Ansaldo sistemi industriali avrebbe scioperato l’80% dei dipendenti, sempre secondo quanto riferito dall’organizzazione sindacale. Lo sciopero è stato inoltre affiancato dal presidio dell’ingresso del cantiere navale, a partire dalle 5, ma senza provocare questa volta pesanti disagi alla circolazione e al traffico nel rione di Panzano e nelle zone limitrofe, come accaduto il 2 febbraio, un lunedì, però. All’esterno dello stabilimento venerdì mattina sarebbero rimasti pochi mezzi dei fornitori, che forse hanno anticipato a giovedì la consegna del materiale a Fincantieri.

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
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L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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Di Maurizio Pagliassotti

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Il caso Fincantieri:
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