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Messaggero Veneto, 25 aprile 2008

Rifondazione: «Troppi i morti nei cantieri»

MONFALCONE. «Siamo di fronte all’ennesimo morto sul lavoro e stavolta si tratta di uno di quegli immigrati che fanno tanto discutere per la sicurezza di questo paese, ma che non fanno notizia se muoiono per italianissimi profitti e padroni».Si è parlato anche di morti bianche nel corso del Comitato del Prc-federazione di Gorizia che si è aperto con un minuto di raccoglimento in ricordo dell’operaio deceduto martedì, in Fincantieri, e di tutti i morti sul lavoro. «Quante vittime ci vorranno ancora perché questo paese si decida ad affrontare la vera tragica emergenza sicurezza? La legge 123 sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, criticata da molti perché inasprisce troppo le pene per gli imprenditori, ritenuti responsabili da un tribunale dell’incidente mortale avvenuto sul lavoro, è un provvedimento giusto e importante. Ma fino a quando mancherà una cultura del valore del lavoro, la repressione anche se necessaria non basta», affermano i rappresentanti del Comitato, chiedendo quali risposte si appresti a dare la politica a questa emergenza.«Il quadro è desolante, tutte e quattro le forze presenti in Parlamento, per quanto riguarda il lavoro hanno le stesse proposte, detassare gli straordinari e legare gli aumenti salariali alla produttività. Tradotto dal politico-sindacalese significa, oltre alla cancellazione del contratto nazionale, principalmente due cose. Aumento delle ore lavorate (incentivi agli straordinari) e aumento notevole dei ritmi di lavoro (aumenti di produttività senza investimenti). Non si può continuare a parlare di aumenti di produttività e aumento dell’orario attraverso il ricorso allo straordinario e poi – concludono – piangere lacrime di coccodrillo quando un operaio muore, come alla TyssenKrupp, alla dodicesima ora di lavoro».

Messaggero Veneto, 25 aprile 2008  

Operaio schiacciato, verso altri indagati

MONFALCONE. Procede l’inchiesta della magistratura per accertare le responsabilità per la morte di Jerko Yuko, il saldatore fiumano deceduto martedì nello stabilimento Fincantieri. Ieri si è svolta all’ospedale di San Polo, condotta dall’anatomopatologo Lucio Furlan, l’autopsia sul corpo del 41enne, che ha in sostanza confermato quanto già si era dedotto nella prime ore dell’emergenza: il trauma toracico-addominale riportato dall’operaio in seguito allo schiacciamento del carrello era assolutamente incompatibile con la vita. Forse domani il nullaosta per i funerali. Non sono stati resi noti i nomi delle persone iscritte nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo, fascicolo aperto dal pm goriziano Carlotta Franceschetti. L’unico nome certo, per ora, è quello del responsabile della ditta per cui lavorava Jerco, una Ati (Associazione temporanea di imprese) che fa riferimento al consorzio Mistral con sede a Trieste. Tra gli indagati potrebbero esserci, però, pure alcuni dirigenti Fincantieri, anche se per ora tutto è coperto dal massimo riserbo. Resta sequestrata l’area del capannone dove è avvenuto l’infortunio mortale, che potrebbe essere attribuito a un tragico errore di comunicazione tra l’operatore del carrello e i lavoratori.Ieri alcune centinaia di dipendenti della salderia B e Onav officina navale, visto il clima di attesa rispetto alle decisioni della magistratura, hanno dato spontanamente atto a una sorta di sciopero bianco, pur non astenendosi dalle loro mansioni. Un’ora di sciopero in solidarietà è stata effettuata dai lavoratori della Ferriera di Trieste, mentre un’ora di salario è stato devoluto alla famiglia di Yuko dai dipendenti degli altri cantieri del gruppo.Ieri, al termine della cerimonia di commemorazione del 25 aprile, la direzione di stabilimento e i rappresentanti sindacali hanno incontrato i due fratelli di Jerko, Dinko e Marko, entrambi occupati nel cantiere (Marko era stato ricoverato in ospedale in stato di choc per aver assistito alla morte del fratello), a cui sono state manifestate le condoglianze e a cui è stata comunicata la piena solidarietà delle parti.Dopo lo sciopero generale di mercoledì a cui hanno aderito i 4.500 dipendenti del cantiere, ieri l’Ugl (una trentina di dipendenti) ha proseguito l’astensione dal lavoro per altre otto ore. «Non possiamo andare avanti così, la situazione a Monfalcone è gravissima. Già la settimana scorsa le Rsu avevano lanciato, inascoltate, allarmi a causa di una serie di incidenti», ha detto il coordinatore nazionale Fincantieri dell’Ugl, Alessandro Zupin, che ha aggiunto: «Ci aspettiamo che Fincantieri faccia la sua parte assumendosi tutte le responsabilità del caso e che il nuovo governo non diminuisca la severità delle pene nei confronti delle imprese, dando allo stesso tempo un immediato impulso a controlli e prevenzione. Altrimenti questo insopportabile stillicidio non finirà».E uno sciopero generale provinciale del settore industria per la prima metà di maggio, a sostegno della piattaforma per prevenzione e sicurezza sui posti di lavoro, è stato annunciato dalla segreterie confederali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, che hanno deciso di formalizzare e pubblicizzare una propria piattaforma provinciale per prevenzione e sicurezza sui posti di lavoro, rivendicazioni che saranno rivolte a istituzioni, enti locali, Inail, Azienda sanitaria e associazioni imprenditoriali, chiedendo a ciascuno impegni precisi. Fiom, sulla morte di Jerko Yuko, ha ribadito la costituzione di parte civile.

Messaggero Veneto, 25 aprile 2008
 
Fincantieri, anche il prefetto per ricordare i caduti della Resistenza e sul lavoro

MONFALCONE. I caduti per la resistenza e i caduti per il lavoro: persone che hanno perso la vita per difendere, pur se in modo diverso, principi di equità, libertà, diritto al lavoro. È questo il principio che ha guidato ieri le cerimonie di commemorazione dei caduti per la Resistenza, svolte nello stabilimento Ansaldo e davanti al monumento dei 503 caduti del cantiere navale. Una cerimonia, questa, che ha visto partecipare eccezionalmente anche il direttore di stabilimento Carlo De Marco e il capo del personale Paolo Fabbri, il prefetto Roberto De Lorenzo, il questore Claudio Gatti, oltre ai rappresentanti sindacali, delle istituzioni e a numerosi lavoratori. Una cerimonia in cui si poteva percepire l’emozione provocata dalla morte di Jerco Yuko, il 41enne operaio croato schiacciato da un carrello mentre lavorava alla Pannelline.«Come rappresentante del governo ritengo opportuno essere presente, perché questo anniversario che celebriamo e il momento di dolore che vive la città meritano l’attenzione di tutti», ha detto il prefetto, invitando a una valutazione del 25 aprile priva di strumentalizzazioni, perché la data «è importante, è un momento particolare, non dobbiamo dimenticarlo e non cedere a chi vuole farla apparire come una commemorazione di parte: è la celebrazione di tutti«. Ricordando che proprio tramite la Resistenza gli italiani seppero riscattarsi dalla follia di essere entrati in una guerra in cui avevano pensato di essere imperialisti e occupanti, il prefetto ha rivolto un pensiero di solidarietà non solo a Yuko, ma anche ai suoi familiari, ai suoi capi e ai loro familiari «che si sono trovati dinanzi a una disgrazia terribile. È ingiusto che Monfalcone, che stava ponendo in essere un meccanismo di sicurezza di cui mi pregio di essere organo di controllo, sia stata colpita. Mi sento ferito anch’io e voglio dare testimonianza di stima verso chi, quello che ha potuto, ha fatto per la sicurezza sul lavoro. Ma tutti dobbiamo fare qualcosa e come si sono stretti assieme i monfalconesi nei giorno della Liberazione, dobbiamo unirci per liberare dai pericoli il lavoro».Anche il segretario regionale della Uil, Luca Visentin, ha ricordato Yuko e le altre vittime di incidenti sul lavoro. «Li ricordiamo tutti con tristezza e rabbia. A nulla serve nascondersi dietro l’errore umano, che dipende sempre da cattive condizioni del lavoro, eccessi dei ritmi di produzione, stress e stanchezza, controlli insufficienti, incapacità di trasmettere la cultura della sicurezza. In questo caso l’incidente mortale si è verificato in un’azienda in appalto, ma richiama alle sue responsabilità di vigilanza anche l’appaltante, la Fincantieri», ha detto, sottolineando che il governo uscente ha emanato un decreto importante in materia di sicurezza, che si chiede al nuovo esecutivo di confermare.Ha quindi ricordato il 25 luglio del 1943, quando la stragrande maggioranza degli operai del cantiere si riversò nelle strade di Monfalcone per festeggiare la caduta di Mussolini, giorno in cui era forte la speranza di libertà e che segnò l’inizio della Resistenza nel cantiere e nel mondo del lavoro isontino. «Davanti al monumento che li ricorda, ne celebriamo oggi la memoria, come ogni anno. Siamo convinti che solo non dimenticando il loro sacrificio potremo rifondare ogni giorno con nuova consapevolezza i principi della democrazia e il valore del lavoro, radice più profonda della nostra Costituzione repubblicana», ha detto, non dimenticando di ricordare anche il centenario del cantiere.Moreno Luxich coordinatore Fiom nella Rsu ha precisato che «non auspichiamo, ma pretendiamo che le morti bianche finiscano. È inaccettabile che lavoratori come Jerco arrivino in Italia per migliorare la loro vita e invece muoiano di lavoro. È inaccettabile che ciò avvenga in un’azienda simbolo di conquiste sociali ed emancipazione».

Messaggero Veneto, 25 aprile 2008 
 

A Panzano i vertici aziendali e i due fratelli della vittima

MONFALCONE. Commemorazione anomala quella di ieri davanti al monumento ai 503 caduti dello stabilimento navale. Innanzi tutto è stata registrata la presenza del direttore di stabilimento, De Marco, e del capo del personale, Fabbri, ma accanto a loro c’erano anche il prefetto De Lorenzo e il questore Gatti. Oltre al segretario regionale della Uil, Luca Visentin, c’erano numerosi rappresentanti di vari Comuni isontini. Particolare anche la deposizione della corona che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha fatto assieme al prefetto alla lapide dell’Anmil dedicata ai caduti del lavoro e collocata all’ingresso dello stabilimento Fincantieri.Un gesto diverso rispetto al protocollo, significativo di come la morte di Jerco Yuko abbia colpito nel profondo (c’erano anche i fratelli dell’operaio deceduto).Pizzolitto ha ricordato come la Resistenza sia stata frutto di organizzazione e spontaneismo, visto che difendeva valori fondanti del vivere civile, quali libertà ed equità. Toccando poi il tema del centenario del cantiere, ha ammesso che sono cent’anni di storia, imprese e risultati, «ma anche 100 anni di tragedie collettive, molte derivate dalla condizione di essere una città che ha vissuto a ridosso di un confine plurale, e di tragedie come quella dei morti per amianto o quella dell’operaio croato. Quindi, come lo slogan del centenario, possiamo dire Vivere di cantiere, ma anche Morire di cantiere».

Messaggero Veneto, 24 aprile 2008

Monfalcone, cantieri fermi per 8 ore

MONFALCONE. Dalla Fincantieri di Monfalcone all’Ilva di Taranto: all’indomani delle ennesime morti bianche in fabbrica, monta la protesta dei lavoratori. In una giornata dove si contano altre due vittime sul lavoro: a Roma e a Modena.Lo sciopero a Monfalcone. Sciopero di otto ore proclamato da tutte le single sindacali e picchetti davanti ai cancelli ieri per i 4.300 lavoratori degli stabilimenti Fincantieri di Monfalcone dove la protesta proseguirà oggi con altre 8 ore di sciopero indetto dall’Ugl. Qui martedì pomeriggio è morto l’operaio croato Iuko Jerco: 41 anni, dipendente di una ditta croata del Consorzio Mistral che lavora negli stabilimenti Fincantieri, è rimasto schiacciato da un macchinario.La Procura di Gorizia ha disposto l’autopsia e ha inviato avvisi di garanzia ai responsabili della Mistral.I colleghi hanno deciso di devolvere due ore di retribuzione alla famiglia e la Fiom-Cgil chiederà di costituirsi parte civile nell’inchiesta avviata dalla magistratura. I sindacati – preoccupati per un «esasperante aumento dei carichi di lavoro e di produzione, circostanze che abbiamo denunciato più volte» – chiedono anche con forza l’aumento degli addetti alla sicurezza e corsi obbligatori di almeno una settimana per i dipendenti di tutte le ditte esterne con insegnamento della lingua italiana per chi arriva dall’estero. Un’ora di sciopero è stata attuata anche negli altri stabilimenti italiani di Fincantieri. La protesta a Taranto. All’Ilva ieri mattina in centinaia hanno bloccato i cancelli: i lavoratori delle ditte d’appalto hanno scioperato per 8 ore e per 24 quelli dell’impianto dove è avvenuto l’infortunio. Oggi, per 24 ore, toccherà ai dipendenti diretti dell’Ilva. Arjan Gjoni, 47 anni di nazionalità albanese, lavorava alle dipendenze della ditta Pedretti di Brescia, che si occupa di lavori di manutenzione per conto dell’Ilva di Taranto. E’ precipitato martedì da una passerella a 15 metri da terra mentre con il suo caposquadra si stava occupando dell’assemblaggio di strutture metalliche. A quanto si è appreso, aveva la cintura di sicurezza sganciata e secondo alcuni colleghi stava lavorando da 12 ore consecutive. La procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza. Per protestare e chiedere più tutela, alle 5 di ieri mattina centinaia di lavoratori delle ditte dell’appalto dell’Ilva hanno bloccato con un sit in i cancelli delle portinerie-imprese dello stabilimento. Di lì a poco i sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm di Taranto proclamavano uno sciopero di 8 ore dei lavoratori dell’appalto-Ilva e di 24 ore nell’impianto laminatoio a freddo dove si è verificato l’incidente mortale.I morti di ieri. Ieri è stata una giornata segnata ancora una volta da numerosi incidenti: tre le vittime. Angelo Galante, 51 anni, sposato, portiere di uno stabile di via Nomentana, a Roma, è morto dopo essere precipitato per trenta metri cadendo dal terrazzo che stava pulendo. «Ma la cosa peggiore – racconta un testimone – è stato il comportamento dei passanti. Molti non si sono nemmeno fermati e addirittura c’è chi ha scavalcato il corpo senza guardare».A Modena un operaio di 46 anni, sposato con una figlia, è morto folgorato nel pomeriggio a causa di un infortunio sul lavoro avvenuto in Fiera. L’uomo, a quanto si è appreso, stava montando uno stand, occupandosi in particolare dell’impianto della luce, quando è stato raggiunto da una scarica elettrica, morendo sul colpo. A Ponte in Valtellina, in provincia di Sondrio, un anziano agricoltore ha perso la vita rimanendo schiacciato sotto un mezzo agricolo che si è ribaltato affrontando una curva mentre si dirigeva verso il paese. La vittima, Milo Pedrotti, di 85 anni, è stato sbalzato dall’autocarro per il trasporto della legna e del fieno, finendo intrappolato fra un albero e il mezzo pesante.

Messaggero Veneto, 24 aprile 2008

Operaio schiacciato, inchiesta della Procura

MONFALCONE. La Procura della repubblica di Gorizia ha ordinato l’autopsia sul cadavere dell’operaio croato morto nell’infortunio sul lavoro avvenuto l’altra sera nello stabilimento Fincantieri. L’autopsia – che sarà eseguita stamani all’ospedale San Polo – è stata ordinata dal sostituto procuratore Carlotta Franceschetti, che coordina l’inchiesta sull’incidente e che ha iscritto nel registro degli indagati, quale atto dovuto, il rappresentante legale della ditta per la quale lavorava la vittima, il 41enne Jerco Yuko. Lo stesso pm Franceschetti ha confermato il sequestro dell’area del capannone dove è avvenuto l’infortunio mortale e – da quanto trapelato da ambienti investigativi – nei prossimi giorni disporrà perizie tecniche per accertare le cause dell’incidente ed eventuali responsabilità.Sarebbe stato schiacciato non da una lamiera, ma da un carrello attrezzato per il trasporto della lamiere della Pannelline – la nuova linea di prefabbricazione semiautomatizzata dello stabilimento di Panzano – l’operaio di Fiume morto martedì sera per le gravi lesioni riportate al torace e all’addome. Il saldatore, dipendente di una ditta croata di saldocarpenteria che appartiene al Consorzio Mistral (con sede a Trieste) si sarebbe accucciato per effettuare saldature in un zona “cieca”, cioè non visibile dall’operatore del macchinario, che avrebbe fatto avanzare il carrello nel suo percorso proprio perchè non s’era accorto della presenza di Jerco Yuko.Sono gli uomini della polizia scientifica del commissariato di Monfalcone a condurre l’indagine per accertare la dinamica dell’infortunio, anche se sembra sia stata una tragica fatalità che, certo, non può servire a giustificare quanto successo, nè a dare un po’ di sollievo alle moglie e ai due bimbi piccoli che risiedono a Fiume. Alla tragedia si è aggiunto poi il fatto che alla morte del saldatore ha assistito il fratello, Marko Yuko, 49enne, che lavorava assieme a Jerco nello stesso reparto (pure un terzo fratello lavora in Fincantieri). Marko, cardiopatico, ha visto morire il fratello senza poter fare nulla: è stato colto da un grave malore, provocato dallo stato di choc che ha richiesto il suo ricovero al San Polo.Il pm Carlotta Franceschetti ha aperto un fascicolo per omicidio colposo in relazione all’infortunio e ha disposto, come detto, l’autopsia affidata all’anatomopatologo Lucio Furlan, che sarà effettuata alle 9.30 all’obitorio del San Polo. Altre persone, oltre al responsabile della ditta croata, sarebbero state iscritte nel registro degli indagati, ma sui nomi viene mantenuto il più stretto riserbo. Nei prossimi giorni inoltre la magistratura disporrà l’effettuazione di perizie tecniche, anche sul sito in cui si è verificato l’infortunio mortale e che è posto sotto sequestro.Il corpo di Jerco Yuko sarà rimpatriato nei prossimi giorni, quando sarà concluso l´iter delle indagini, anche se probabilmente già dopo l’autpsia potrebbe essere dato il nulla osta per la sepoltura.Intanto da parte di Fincantieri, che già martedi sera aveva annunciato di voler accertare la dinamica dell´infortunio, si ricorda che nel corso dell’anno passato sono state investite più di 100 mila ore in formazione coinvolgendo circa il 50% dei dipendenti. Sotto il profilo della sicurezza del lavoro, i consistenti investimenti nella prevenzione, nonché la sempre maggiore attenzione, hanno permesso un’ulteriore riduzione generale del 16% degli eventi infortunistici. «Siamo conspevoli che anche se abbiamo raggiunto risultati positivi, dobbiamo ancora impegnarci per proseguire su questa via di miglioramento», dichiarava il direttore dello stabilimento monfalconese, Carlo De Marco, affermazione che alla luce della morte di martedì assume un particolare significato.

Messaggero Veneto, 24 aprile 2008 
 

Lutto e rabbia tra i metalmeccanici «Basta perdere la vita sul lavoro»

MONFALCONE. Lutto e rabbia: nessuno ieri è entrato nella fabbrica di Panzano. Alle 8 ore di sciopero, proclamato dopo la morte del saldatore Jerco Yuko (alla cui memoria è stato deposto un mazzo di fiori all’ingresso dello stabilimento) e al presidio della portinerie iniziato alle 5.30 hanno partecipato tutti i lavoratori, diretti e indiretti. Lutto e rabbia «perchè non si può continuare a morire di lavoro» ripetevano, passeggiando davanti all’ingresso, guardando verso quel cantiere che sa da un lato dà loro da vivere, dall’altro rappresenta un motivo di forte preoccupazione. Quattro ore di sciopero alla fine di ogni turno sono state fatte anche dai metalmeccanici di tutta la provincia.«Oggi per tutti noi è sicuramente la giornata dell’indignazione. Anche le iniziative per il centenario della Fincantieri in città dovranno avere ora connotati diversi, sarà necessario mettere in sordina i festeggiamenti e riflettere su quanto successo, sul problema della sicurezza nello stabilimento che stiamo denunciando da tempo. I ritmi di lavoro aumentano e i più a rischio sono proprio gli operai delle ditte esterne. Ora siamo stanchi delle parole e sul problema della sicurezza servono i fatti», dice il segretario provinciale della Fiom, Paolo Liva, che ha voluto anche ricordare come il pensiero di tutti vada alla famiglia della vittima, per la quale i 4.300 lavoratori dello stabilimento hanno deciso di devolvere due ore di retribuzione. I rappresentanti dell’Ugl e lavoratori iscritti proseguiranno anche oggi, per otto ore, l’astensione dal lavoro.Nel corso dello sciopero alla Fincantieri sono giunte per manifestare anche delegazioni di lavoratori degli stabilimenti Ansaldo e Eaton, rappresentanti politici tra cui il neoeletto consigliere regionale Giorgio Brandolin e già alle 5.30 era presente dinanzi ai cacelli Fincantieri l’assessore alla politiche socio-assistenziali, Cristiana Morsolin, «perchè mi sento parte di quel mondo» ha detto.I rappresentanti sindacali hanno poi incontrato, nelle prime ore del mattino, il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto e l’assessore provinciale al lavoro Marino Visintin, esponendo le richieste che a nome dei lavoratori saranno fatte a Fincantieri nei prossimi giorni a cominciare dall’aumento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nello stabilimento e dall’istituzione di corsi obbligatori di almeno una settimana per i dipendenti di tutte le ditte esterne in appalto a Panzano con insegnamento della lingua italiana. I rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto inoltre un tavolo straordinario sulla sicurezza per il lavoro in provincia che dovrà partire proprio da un progetto basato sulle pratiche della sicurezza e dell’organizzazione del lavoro in Fincantieri.Sindaco e assessore hanno garantito il proprio impegno ad avviare il tavolo con il coinvolgimento dell’Azienda sanitaria e la supervisione del Prefetto.I sindacati ribadiscono che bisogna riflettere sul fatto che gli infortuni «non sono un prezzo da pagare, possono essere prevenuti ed evitati. Non è questione di destino, dietro a ogni infortunio ci sono responsabilità che vanno accertate e perseguite, da parte di magistratura e forze dell’ordine, ma anche delle istituzioni, Regione in particolare».

Messaggero Veneto, 23 aprile 2008 
 

Incidenti sul lavoro, nuova strage

ROMA. Ancora morti bianche, ancora vittime sul lavoro. E’ di sei persone morte il bilancio della giornata di ieri, mentre i sindacati lanciano un nuovo appello a Napolitano: faccia di tutto per fermare la strage.Il dramma di Monfalcone. Ivo Jerkov, 41 anni, un saldatore di origine croata, è morto alla Fincantieri dopo essere stato schiacciato da un ponte mobile. L’operaio lavorava per una ditta esterna che aveva vinto un appalto per conto della Fincantieri. I sindacati hanno proclamato per oggi lo sciopero di 8 ore a Monfalcone e di un’ora in tutti gli stabilimenti del gruppo Fincantieri.Due fratelli folgorati a Este. Due fratelli – uno dei quali è il titolare di una piccola azienda – sono morti folgorati nel pomeriggio in un incidente avvenuto alla “Eurosfusi”, un’azienda di autotrasporti di Schiavonia d’Este, in provincia di Padova. Le vittime sono: Stefano Trovò, 42 anni, titolare della ditta, e Diego Trovò, 34. I due stavano lavorando alla pulizia della cisterna di una betoniera quando con una lunga spazzola idraulica hanno toccato i cavi della linea a media tensione, venendo raggiunti da una scarica elettrica.La tragedia sulla Venezia-Bologna. Un giovane bosniaco regolare di 21 anni, Adis Masinovic, residente a Codognè, in provincia di Treviso, non lontano da Sacile, è stato investito e ucciso poco prima delle 8 dall’Eurostar 9463 Venezia-Roma. I treni a lunga percorrenza sono stati deviati via Verona, con una maggiore percorrenza di circa 90 minuti. La circolazione dei treni sulla Bologna-Venezia è stata riattivata nei due sensi solo alle 11.45, dopo il nulla osta della magistratura per la rimozione del cadavere. Masinovic, dipendente di un’azienda di Treviso, lavorava come operaio in un cantiere allestito per la costruzione di una cavalcavia sulla Cispadana, e ha probabilmente tentato di attraversare i binari non accorgendosi dell’arrivo del treno. Ha cercato di spostarsi all’ultimo istante, ma è stato violentemente urtato dall’Eurostar. Un morto a Frosinone. Giulio D’Agostino, operaio di 44 anni originario di Giuliano di Roma, é morto in un incidente sul lavoro ieri mattina poco prima delle 8 in un cantiere di Villa Santo Stefano a Frosinone. Stava lavorando con altri colleghi alla ristrutturazione del tetto di un’abitazione con il montaggio di pannelli isolanti quando, secondo una prima ricostruzione, é precipitato da un’altezza di oltre otto metri. I carabinieri stanno verificando se l’azienda edile abbia rispettato tutte le norme di sicurezza contro gli infortuni sul lavoro.Mortale caduta a Taranto. In serata è morto in ospedale Gjoni Arjan, 47 anni, operaio della ditta Pedretti, impresa che lavora in appalto per l’Ilva di Taranto, caduto mentre insieme con il caposquadra stava lavorando all’assemblaggio di strutture metalliche su una passerella a 15 metri da terra. Il dipendente aveva riportato gravissimi traumi al torace e alle gambe. Sulla dinamica dell’incidente indagano i carabinieri della compagnia di Taranto.L’appello a Napolitano. Un appello al capo dello Stato, «affinchè riprenda con determinazione l’impegno che ha sino a ora portato avanti» e la richiesta di uno spettacolo di teatro «civile». Così i sindacati vogliono tenere alta l’attenzione sulla questione degli incidenti sul lavoro: oltre un milione censiti all’anno, un lavoratore ucciso – sottolinea in una nota – ogni sette ore. Al nuovo governo i sindacati chiedono di prendere «con la massima urgenza» decisioni su alcuni interventi «irrimandabili»: almeno il raddoppio di ispettori Asl e carabinieri del lavoro (ora meno di 1.000 unità in tutto) per rafforzare i controlli; la redistribuzione dei fondi dell’attivo dell’Inail (2 miliardi di euro l’anno e 13 miliardi di euro accumulati a oggi dagli anni precedenti) nel sostegno agli invalidi del lavoro, nella prevenzione attraverso la cultura della sicurezza e dando incentivi alle aziende che si mettono in sicurezza; l’assistenza psicologica da parte del servizio sanitario nazionale per tutti gli invalidi del lavoro che hanno subito gravi menomazioni; la reale operatività nella prevenzione, anche dentro le piccole aziende. 
 
Messaggero Veneto, 23 aprile 2008

Operaio muore schiacciato alla Fincantieri

MONFALCONE. E’ morto schiacciato, forse tra due lamiere o forse da una sola grossa lamiera della nuova linea di prefabbricazione Pannelline. Una morte terribile, che si aggiunge al già purtroppo lungo elenco di infortuni verificatisi in questi ultimi giorni allo stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La vittima è il 41enne saldatore croato Yuko Jerco. Abitava a Fiume con la moglie e due figli. L’operaio è morto verso le 18 di ieri a causa delle gravissime lesioni riportate nell’incidente avvenuto appunto nella nuova linea di produzione, dove enormi pannelli prefabbricati sono trasportati da rulli per essere poi saldati.Ancora frammentarie le informazioni sulla dinamica dell’infortunio, visto che i colleghi di lavoro (tra cui anche il fratello di Jerco) che hanno assistito alla tragedia sono in profondo stato di choc, tanto da aver dovuto ricorrere alle cure dei sanitari.Yuko Jerco era dipendente di una ditta croata che appartiene al consorzio Mistral, insieme di più ditte attive nel settore della saldo-carpenteria e con sede a Trieste.Il 41enne stava appunto lavorando alla Pannelline quando sembra che, forse per un errore di comunicazione tra operatori, il rullo con la pesante sezione di acciaio sia avanzato sul suo percorso e abbia schiacciato il croato che si trovava sul percorso del blocco. Subito è stato chiesto soccorso ed è intervenuto il presidio medico dello stabilimento che ha cercato di rianimare l’uomo, avvisando nel contempo, viste le sue gravissime condizioni, il 118, che a sua volta ha chiesto l’intervento dell’elisoccorso. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e gli agenti del commissariato cittadino.Il corpo non presentava ferite esterne, ma le lesioni interne gravissime, come hanno riferito i sanitari, erano “incompatibili con la vita”. Il saldatore croato è deceduto per lo schiacciamento del torace e dell’addome e nonostante i medici abbiano tentato per mezz’ora di rianimarlo, niente hanno potuto contro la gravità delle sue condizioni.La notizia del decesso di Jerco ha provocato l’immediata reazione dei sindacati e dei lavoratori del cantiere. È stato chiesto un incontro con l’azienda e in accordo con il capo del personale Fabbri, i rappresentanti lavoratori per la sicurezza, tra cui anche quelli dell’Ugl, è stata decisa l’immediata sospensione della produzione. Per oggi è stato deciso il blocco totale delle portinerie a partire dalle 5 del mattino e otto ore di sciopero su tutti i turni. Potrebbe essere proclamato anche uno sciopero provinciale.«Come Fiom ci costituiremo parte civile. È una giornata tragica, con cinque morti sul lavoro in Italia. Una situazione che lascia senza fiato», afferma con forza il segretario regionale della Fiom, Gianpaolo Roccasalva.«Da tempo denunciamo la pericolosità delle lavorazioni e la mancata formazione dei lavoratori. Abbiamo chiesto più vigilanza sugli appalti – dice amaro Moreno Luxich, coordinatore Fiom della Rsu –, vigilanza che deve essere capillare. Avevamo anche segnalato come le cose stessero degenerando, avevamo chiesto all’azienda un controllo maggiore, che ci era stato assicurato. Si parla di quattro morti sul lavoro e ora troviamo nell’elenco anche uno dei nostri colleghi: da 10 anni in Fincantieri non si verificava un infortunio mortale. La causa? Accelerazione dei tempi di lavoro e mancanza di minime regole di sicurezza».Arrabbiato e addolorato, Luca Furlan della Uilm: «Occorre fermarsi un attimo per ragionare su ciò che non funziona, su cosa sta succedendo; abbiamo avuto una sfilza di infortuni di una certa entità in questi giorni che avrebbero potuto avere esiti peggiori e oggi siamo arrivati al mortale. Oggi piangiamo una persona. La competitività non si paga con la vita». 

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Rassegna stampa completa

Continuano, nel riserbo, le indagini sull’infortunio mortale di martedì scorso nello stabilimento Fincantieri in cui ha perso la vita il saldo-carpentiere croato di 41 anni, Jerco Yuko. Intanto, ieri è stato dato il nulla-osta dal magistrato per la consegna della salma ai familiari. I funerali si svolgeranno mercoledì. Secondo quanto si è potuto apprendere, le esequie, saranno celebrate nel paese di origine dell’operaio, in una località verso Zara. Sul fronte inquirente si affacciano ora due inchieste per far luce sulla esatta dinamica dell’infortunio, ma anche in ordine all’accertamento delle responsabilità dell’evento. Così, in parallelo, all’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Gorizia, è stata portata avanti anche un’indagine interna da parte della stessa Fincantieri.

Il Piccolo, 27 aprile 2008

Operaio morto, Fincantieri apre un inchiesta

Continuano, nel riserbo, le indagini sull’infortunio mortale di martedì scorso nello stabilimento Fincantieri in cui ha perso la vita il saldo-carpentiere croato di 41 anni, Jerco Yuko. Intanto, ieri è stato dato il nulla-osta dal magistrato per la consegna della salma ai familiari. I funerali si svolgeranno mercoledì. Secondo quanto si è potuto apprendere, le esequie, saranno celebrate nel paese di origine dell’operaio, in una località verso Zara. Sul fronte inquirente si affacciano ora due inchieste per far luce sulla esatta dinamica dell’infortunio, ma anche in ordine all’accertamento delle responsabilità dell’evento. Così, in parallelo, all’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Gorizia, è stata portata avanti anche un’indagine interna da parte della stessa Fincantieri. Il lavoratore croato, dipendente di una ditta croata che lavora in subappalto per Fincantieri e che fa parte del consorzio Mistral, con sede a Trieste, comprendente più realtà che operano nel settore della saldo-carpenteria, martedì pomeriggio è stato travolto da un carrello trasportante pezzi di lamiere, mentre stava effettuando una saldatura, nella nuova linea-blocchi dello stabilimento di Panzano. Per l’uomo non c’è stato nulla da fare, a causa delle importanti lesioni riportate con lo schiacciamento al torace e all’addome, è deceduto dopo circa mezz’ora di rianimazione.Procede dunque l’opera investigativa, affidata alla Polizia del locale Commissariato, e coordinata dal magistrato titolare dell’inchiesta, il pubblico ministero Carlotta Franceschetti. Al momento risulterebbe iscritto nel registro degli indagati, con l’ipotesi di omicidio colposo, il responsabile della ditta per cui il 41enne croato lavorava. Non è escluso tuttavia che, se non altro quale atto dovuto, la Procura proceda con nuovi avvisi di garanzia. Sono comunque in corso le verifiche inquirenti sia sotto il profilo dell’accertamento delle circostanze dell’evento mortale, sia dell’individuazione delle rispettive ed eventuali responsabilità. Si è altresì in attesa della disposizione da parte della magistratura di specifiche perizie.E intanto, in parallelo, prosegue anche l’indagine interna da parte di Fincantieri sull’accaduto. Dall’azienda si sostiene che, sostanzialmente, il fatto è definito: il saldo-carpentiere si sarebbe trovato al di fuori del campo visivo dell’operatore addetto al carrello che, muovendosi, l’ha travolto.L’infortunio mortale ha destato clamore in città, in un periodo peraltro nel quale si sono verificati altri tre infortuni di una certa gravità nello stabilimento Fincantieri. Lo stesso martedì in Italia hanno perso la vita altri 5 lavoratori. Preoccupazione dunque e la chiara presa di posizione anche da parte delle forze sindacali, in ordine alla sicurezza sul posto di lavoro. Solidarietà e rinnovate dichiarazioni di impegno sono state espresse altresì dai rappresentanti istituzionali, tra cui lo stesso prefetto, Roberto De Lorenzo, nonchè l’amministrazione comunale di Monfalcone.

Il Piccolo, 27 aprile 2008

I sindacati: «Più addetti per controllare tempi di lavoro e norme di sicurezza»

Il confronto sulla sicurezza all’interno dello stabilimento Fincantieri tra azienda e sindacati è già ripreso dopo la protesta scattata in modo immediato e molto forte in risposta all’infortunio mortale in cui ha perso la vita martedì pomeriggio il saldocarpentiere croato Jerco Yuko. Il dialogo è stato avviato giovedì, anche in presenza del prefetto di Gorizia Roberto De Lorenzo che in precedenza aveva incontrato i due fratelli della vittima, Marko e Dinko Yuko. La riflessione è poi proseguita tra i coordinatori di Fim, Fiom, Uilm nella Rsu e i vertici dello stabilimento. «Non sulla dinamica dell’infortunio, che è al vaglio degli inquirenti – spiega Moreno Luxich -, ma su quanto si deve iniziare a mettere in campo per migliorare la situazione attuale, per modificare un modello di lavoro troppo veloce e disorganizzato».Il coordinatore della Fiom ribadisce, comunque, come adesso i rappresentanti dei lavoratori non auspichino, ma pretendano delle risposte precise su formazione dei lavoratori dell’appalto, organizzazione del lavoro, corsi di italiano per gli stranieri, provenienti da Paesi comunitari ed extracomunitari. I delegati di Fim, Fiom, Uilm nella Rsu vogliono ottenere anche massima libertà di azione per gli Rls, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che sono solo 6 per oltre 4.500 addetti. Ci vogliono anche i controlli, da parte della Uopsal, l’unità di prevenzione dell’Azienda sanitaria, con cui Cgil, Cisl e Uil stanno concludendo una lunga vertenza sull’adeguamento degli organici e delle attrezzature. La Provincia in questi giorni ha rilanciato anche il suo progetto per arrivare a una formazione continua dei lavoratori stranieri e precari.In parallelo con quello con l’azienda viaggerà quindi un tavolo con le istituzioni e, ci si auspica, gli altri soggetti coinvolti per migliorare le azioni formative e di controllo. Cgil, Cisl e Uil provinciali hanno inoltre deciso di formalizzare e pubblicizzare una propria piattaforma provinciale per la prevenzione e sicurezza sui posti di lavoro. Le rivendicazioni, che partono dalla rigorosa osservanza del nuovo Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, saranno rivolte alle istituzioni, agli enti locali, all’Inail, all’Ass e alle associazioni imprenditoriali, chiedendo a ciascuno di assumersi le proprie responsabilità con impegni precisi. Cgil, Cisl e Uil hanno comunque già preannunciato uno sciopero generale dell’industria sui temi della sicurezza entro la prima metà di maggio. Intanto martedì i sindacati incontreranno a Roma Fincantieri per la riunione annuale in cui la società fa il quadro sulla situazione finanziaria, portafoglio ordini, investimenti. «Credo che la questione sicurezza sarà affrontata anche in questa sede», afferma Luxich. Una delegazione della Rsu dello stabilimento monfalconese sarà invece presente mercoledì pomeriggio ai funerali di Jerco Yuko, che avranno luogo nella località della Croazia nella zona di Zara di cui era originario.

Il Piccolo, 26 aprile 2008

Oggi il nulla osta del magistrato ai funerali dell operaio croato deceduto alla Fincantieri

Viveva con lo stipendio che lui si guadagnava duramente a Monfalcone la famiglia di Juko Jerko, 41 anni, morto nel terribile incidente sul lavoro accaduto martedì nello stabilimento Fincantieri di Panzano. Quasi 1.500 euro che l’operaio portava a casa nei suoi frequenti viaggi in Croazia dove lascia la moglie e due figli, Roberto di 17 anni e Leonard di 10. Tornava due volte al mese per rivedere la famiglia che vive nella cittadina di Dragica, nella regione della Lika, sulla direttrice Fiume-Zagrad, a circa 400 chilometri da Monfalcone. Cittadino croato, ma di etnia bosniaca, Juko Jerko lascia nel dolore anche la madre Ruza e il padre Juro, tre sorelle e quattro fratelli, con due dei quali, come noto, lavorava in cantiere dove il saldocarpentiere è rimasto vittima dell’incidente nella nuova linea di prefabbricazione blocchi. I fratelli Marko, che ha visto il fratello morire, e Dinko Jerko, sono stati confortati dal prefetto De Lorenzo durante la cerimonia che si è tenuta in cantiere giovedì. Stando a fonti di stampa croate i congiunti di Juko Jerko starebbero raccogliendo elementi sulla dinamica dell’incidente da eventualmente utilizzare in una possibile vertenza giudiziaria sulle responsabilità del grave episodio. Episodio che in questi giorni ha suscitato una vasta mobilitazione sindacale e un altrettanto significativo moto di solidarietà. Tra le maestranze del cantiere navale, infatti, è stata aperta una sottoscrizione a favore della famiglia di questa ennesima vittima di un infortunio sul lavoro. Un gesto che ha trovato ampia eco sulla stampa della Croazia dove, se da un lato gli infortuni sul lavoro nei cantieri navali sono molto frequenti, dall’altro non sarebbe usanza lanciare collette di solidarietà.Intanto, dopo l’autopsia disposta dalla Procura della repubblica che indaga sull’episodio in base anche ai rapporti ricevuti dal Commissariato di polizia di Monfalcone, ed effettuata dall’anatomopatologo Lucio Furlan al San Polo, dovrebbe essere dato oggi il nulla osta per mettere la salma a disposizione dei familiari per effettuare le esequie. Nei prossimi giorni, poi, la Procura disporrà contestualmente l’effettuazione di perizie tecniche, nell’ambito delle indagini sulla dinamica dell’incidente, in particolare sul sito dove si è verificato l’infortunio mortale, zona che è stata posta sotto sequestro.

Il Piccolo, 26 aprile 2008

Il Pdl ripropone il Centro per la sicurezza nelle fabbriche

Monfalcone, uno dei maggiori poli industriali della regione, poteva essere sede di un centro per la formazione in materia di sicurezza sul lavoro in grado di fornire un punto di riferimento per tutto il Friuli Venezia Giulia. Il progetto c’era, i finanziamenti pure, ma non le aree dove realizzarlo, perché quelle individuate al Lisert erano sottoposte a diversi vincoli. Così alla fine il Consorzio per lo sviluppo industriale e di conseguenza la Regione hanno dovuto rinunciare a utilizzare i fondi dell’Obiettivo 2 dell’Unione europea. Dal 2004 a oggi alcune cose sono cambiate e non di poco conto: la cassa di colmata del Lisert è stata dissequestrata, anche se deve essere caratterizzata, e la gestione del demanio portuale trasferita alla Regione. Insediare il centro al Lisert potrebbe quindi ora essere meno complesso. Il segretario di Fi e consigliere comunale Giuseppe Nicoli riproporrà quindi la creazione del centro per la promozione della sicurezza sul lavoro all’attenzione del nuovo presidente della Regione Renzo Tondo, con tutta probabilità già la prossima settimana. Era stata del resto proprio la giunta guidata da Renzo Tondo ad approvare, il 30 dicembre del 2002, l’iniziativa del Csim da ammettere a finanziamento per un importo di 7 milioni di euro. «Come ho detto nell’incontro con i rappresentanti dei lavoratori di Fincantieri mercoledì – spiega Nicoli – si tratta di passare ai fatti, abbandonando le parole che finora non hanno impedito si ripetessero tragedie come quella di martedì nel cantiere navale di Panzano». Si tratta quindi di verificare se quanto ha impedito la nascita del centro non sia più sul tappeto, se vi sia la possibilità di inserire il progetto nel programma operativo regionale di utilizzo dei nuovo fondi europei (per un importo di 14-15 milioni di euro) e se il Csim sia disponibile a riprendere l’iniziativa. Così pare comunque essere, stando a quanto affermato dal sindaco Gianfranco Pizzolitto nello stesso incontro con i sindacati. Se le verifiche avessero un esito positivo, la tempistica potrebbe essere già abbastanza definita. «Nel 2009 potrebbe esserci l’ammissione a finanziamento da parte della giunta regionale – afferma Nicoli -, entro il 2010 potrebbe essere ultimata la progettazione ed entro il 2013». Secondo Nicoli, il centro andrebbe inoltre collegato all’Agenzia europea per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il piano preliminare elaborato dal Consorzio e ammesso a finanziamento dalla Regione comprendeva la costruzione di un centro in cui effettuare le lezioni teoriche e la realizzazione di una serie di simulacri, cioé di strutture con cui replicare gli ambienti di lavoro della cantieristica navale e dell’edilizia. Il centro avrebbe occupato tra docenti e tecnici 30-35 persone.

Il Piccolo, 26 aprile 2008

Lotta alle morti bianche e al lavoro precario i temi della celebrazione della Liberazione

La Resistenza di ieri è la Resistenza di oggi. Contro il lavoro precario e le morti bianche. Una lotta quotidiana sul fronte della ricerca della dignità umana e della sicurezza. Monfalcone ha celebrato ieri la Liberazione rilanciando a voce alta quegli stessi valori di libertà, uguaglianza, giustizia sociale e solidarietà tramessi da chi ha sacrificato la propria vita per la democrazia. Valori più che mai attuali, che oggi ne fanno la bandiera con la quale sostenere le nuove lotte sociali. Questo filo conduttore è stato scandito in una sorta di «eco istituzionale» espresso dagli amministratori, ai messaggi dei rappresentanti dell’Anpi e dall’Associazione dei combattenti di Nuova Gorica.La città oggi ha la sua Resistenza da portare avanti. Jerco Yuko, il saldo-carpentiere croato deceduto all’interno dello stabilimento di Fincantieri, come l’ha definito il prefetto Roberto De Lorenzo, ha ricordato ieri l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, è «il Caduto» di oggi. Parole pregnanti quelle dell’assessore, davanti alla lapide posta a San Polo: «In questi giorni di tragici avvenimenti ho sentito più forte che mai la necessità di celebrare il 25 aprile. Per costruire le basi per nuove resistenze. I combattenti della lotta di Liberazione ci hanno consegnato un grande patrimonio di ideali. Donne e uomini, i nostri nonni di oggi, capaci di dare vita alla nostra Costituzione che, tra i suoi principi fondanti vede la pari dignità sociale e il diritto al lavoro. Principi che ancora oggi non siamo riusciti a tradurre in piena quotidianità, ma che devono essere costantemente il nostro obiettivo». La Morsolin ha parlato di «declinare al presente la Resistenza, affinchè non esista più il lavoro precario, che non permette ai giovani di costruirsi una vita indipendente». Di un «mondo che antepone la logica del profitto alla dignità della persona». E di «un lavoro che uccide. La Resistenza – ha aggiunto – non è ancora finita. Abbiamo il compito di continuare la battaglia». E «come instancabili staffette partigiane – ha concluso -, dobbiamo ribadire il nostro ”no” alla strage di morti sul lavoro».Il corteo, formato dai rappresentanti delle istituzioni, politici, sindacati, associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, con l’accompagnamento della Banda civica «Città di Monfalcone», a partire dal piazzale Aldo Moro, dopo la deposizione di una corona alla lapide in piazza Unità d’Italia, si è snodato con le sue tappe a San Polo e Aris. Quindi è culminato nel cimitero comunale di via 24 Maggio. Qui le parole dedicate alla «difesa della Resistenza» contro ogni «revisionismo storico», espresse dal presidente dell’Anpi di Monfalcone, Paolo Padovan, e i richiami ai «nobili valori dei nostri patrioti che hanno fondato l’Europa di oggi e ci spingono a continuare a lottare per la democrazia», come ha sottolineato il rappresentante dell’Associazione dei combattenti di Nova Gorica, si sono alternate a quelle del sindaco Gianfranco Pizzolitto. Che ha ricordato la morte del 41enne croato in città e quella di altri 5 lavoratori deceduti in Italia lo stesso giorno. «La Resistenza – ha detto – è partita soprattutto dal mondo del lavoro. E oggi la battaglia continua con i lavoratori. La Resistenza è un punto di partenza e i suoi principi fondanti, come quelli della Costituzione, sono un richiamo continuo e costante a valori che devono essere sempre presenti tra noi e tra i giovani».

Il Piccolo, 25 aprile 2008

Fincantieri, protesta per la sicurezza

E’ stata ancora una giornata di protesta, ma anche di dolore quella di ieri alla Fincantieri di Monfalcone, dove martedì il saldocarpentiere croato Juko Jerko è rimasto vittima di un incidente sul lavoro nella nuova linea di prefabbricazione blocchi. L’Ugl ieri ha effettuato altre otto ore di sciopero, mentre Cgil, Cisl e Uil provinciali hanno preannunciato uno sciopero generale del settore dell’industria nella prima metà del mese di maggio a sostegno della loro piattaforma per la prevenzione e la sicurezza sui posti di lavoro. La commemorazione dei 503 cantierini morti nella guerra di liberazione ieri non poteva che ruotare attorno all’infortunio mortale di martedì. All’iniziativa hanno voluto essere presenti anche il prefetto Roberto De Lorenzo e il questore di Gorizia Claudio Gatti, oltre al direttore dello stabilimento Carlo De Marco. Il prefetto è poi entrato nello stabilimento per deporre un mazzo di fiori ai piedi del cippo che ricorda i caduti sul lavoro, incontrando i fratelli di Juko Jerko (che lascia la moglie e due filgi, uno di 11 e uno di 17 anni), Marko e Dinko, entrambi occupati a Monfalcone. L’attività nel capannone, teatro della tragedia, non è di fatto ripresa ieri, perché la linea di trasporto dei pannelli, dove è avvenuto l’incidente, rimane sotto sequestro. Il lavoro si è pratica fermato però ieri mattina anche nella Salderia B, teatro di tre incidenti di cui due gravi nell’arco di una settimana, e nell’Officina navale. I lavoratori, circa 500, tutti dipendenti di Fincantieri, hanno iniziato a confrontarsi sulle procedure da seguire assieme ai loro capi. Quasi un’assemblea spontanea con al centro sempre la sicurezza sul lavoro. L’Ugl ieri, presente nella Rsu con tre delegati, ieri ha confermato le sue otto ore di sciopero, dopo le otto già effettuate mercoledì, quando anche Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto ai lavoratori di fermarsi per lo stesso numero di ieri. I metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil ieri non hanno chiesto alle tute blu e agli altri dipendenti di Fincantieri di incrociare ancora le braccia, ma di aderire invece a una raccolta di fondi a sostegno della famiglia dell’operaio 41enne che lascia la moglie e due figli. I lavoratori sono stati chiamati a devolvere due ore di lavoro con l’impegno che la società raddoppierà la cifra, stanziando l’ammontare corrispondente di quanto raccolto. Anche negli altri cantieri del gruppo le Rsu chiederanno di devolvere un’ora di lavoro. Le cerimonie, all’Ansaldo sistemi industriali prima e all’esterno del cantiere navale poi, in ricordo dei lavoratori caduti nella Resistenza non hanno potuto prescindere ieri da quanto accaduto martedì. «La commemorazione oggi (ieri, ndr) inizia in un altro modo, denunciando lo stato di cose che esiste in Italia – ha detto forte Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. Le morti bianche e sul lavoro non chiediamo più, ma pretendiamo che finiscano». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ieri è tornato a sottolineare il valore non solo del 25 aprile, ma anche del cantiere navale, che, però, ha significato non solo progresso e sviluppo, ma anche tragedie collettive e personali. «Vivere sì, ma anche morire di cantiere», ha detto il sindaco, ricordando le morti d’amianto e quelle sul lavoro. «La sicurezza sul posto di lavoro non può essere qualcosa di marginale – ha aggiunto -, ma qualcosa che fonda il nostro sentire civico, perché il lavoro ha a che fare con la dignità, la giustizia, l’equità. Gli stesso valori fondanti della resistenza e dell’Italia uscita dalla guerra». Nello stesso giorno morivano in Italia altre cinque persone, vittime di incidenti sul lavoro, ha sottolineato ieri Luca Visentin, segretario regionale della Uil, che ha tenuto l’intervento principale. «Li ricordiamo tutti con tristezza e con rabbia. La tristezza per le centinaia di morti che ogni anno affliggono il mondo del lavoro nel Paese e nella nostra regione – ha proseguito -. La rabbia per non essere ancora riusciti, nonostante gli sforzi messi in atto, ad arginare questo stillicidio. A nulla serve nascondersi dietro l’errore umano. Ogni errore umano dipende sempre dalle cattive condizioni del lavoro. Dagli eccessi dei ritmi di produzione, dallo stress e dalla stanchezza, dai controlli insufficienti, dall’incapacità di trasmettere la cultura della sicurezza. Sicurezza sul lavoro significa modalità organizzative, procedure, responsabilità delle imprese. In questo caso l’incidente mortale si è verificato in un’azienda in appalto, ma richiama alle sue responsabilità di vigilanza anche l’appaltante, la Fincantieri». Visentin ieri ha chiesto che il nuovo decreto in materia di sicurezza sia applicato, anche dal Governo entrante. «Quel provvedimento richiama tutti, anche il sindacato – ha rilevato Visentin -, a lavorare di più e meglio per risolvere questa situazione assolutamente intollerabile per un paese civile».

Il Piccolo, 25 aprile 2008

I sindacati parte civile nel processo contro i responsabili dell incidente

LE INDAGINI Si stringono le indagini sull’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, martedì pomeriggio all’interno dello stabilimento della Fincantieri di Panzano, il saldo-carpentiere croato di 41 anni, Jerco Yuko. L’operaio, dipendente di una ditta croata che lavora in subappalto, appartenente al consorzio Mistral, con sede a Trieste, comprendente più realtà che operano tutte nel settore della saldocarpenteria, è rimasto schiacciato da una lamiera, del peso di alcune tonnellate, mentre stava lavorando nella nuova linea blocchi. Il croato ha riportato lo schiacciamento del torace e dell’addome.Si concentra pertanto l’inchiesta aperta dalla Polizia del locale Commissariato e coordinata dal pubblico ministero di Gorizia, Carlotta Franceschetti, che peraltro ha confermato il sequestro dell’area del capannone dove è avvenuto il mortale infortunio. Nei prossimi giorni, secondo quanto è trapelato, dovrebbero essere disposte perizie tecniche, al fine di accertare le cause dell’incidente. Intanto, al momento, a risultare nel registro degli indagati con l’ipotesi di accusa di omicidio colposo, sarebbe il responsabile della ditta per cui lavorava Jerco Yuko, facente parte del consorzio Mistral.Sul fronte sindacale, la Fiom ha preannunciato che si costituirà parte civile al processo. Intanto ieri, all’obitorio di Monfalcone, s’è tenuta l’autopsia sul corpo del lavoratore croato, al fine di definire con esattezza le tipologie delle lesioni che hanno determinato la morte del 41enne. Domani è previsto il nullaosta per poter procedere con i funerali.Si sta lavorando pertanto per far luce sulla dinamica dell’incidente, causato presumibilmente da una serie di incomprensioni. Jerco Yuko, alle 18 di martedì, si era chinato, pare, per effettuare una saldatura in uno dei punti «scoperti» in cui un gigantesco carrello passa trasportando pezzi di lamiera.Si presume che l’addetto alla mobilità del carrello non si sia accorto della presenza sul percorso del croato. Il carrello ha quindi investito e schiacciato con il suo peso l’operaio.Inutili sono stati i pur febbrili tentativi da parte degli operatori del soccorso per strappare il giovane lavoratore alla morte. L’opera di rianimazione è durata circa mezz’ora, ma la gravità delle lesioni interne al torace e all’addome non ha purtroppo lasciato scampo a Jerco Yuko.

Il Piccolo, 25 aprile 2008

Fincantieri, protesta per la sicurezza

E’ stata ancora una giornata di protesta, ma anche di dolore quella di ieri alla Fincantieri di Monfalcone, dove martedì il saldocarpentiere croato Juko Jerko è rimasto vittima di un incidente sul lavoro nella nuova linea di prefabbricazione blocchi. L’Ugl ieri ha effettuato altre otto ore di sciopero, mentre Cgil, Cisl e Uil provinciali hanno preannunciato uno sciopero generale del settore dell’industria nella prima metà del mese di maggio a sostegno della loro piattaforma per la prevenzione e la sicurezza sui posti di lavoro. La commemorazione dei 503 cantierini morti nella guerra di liberazione ieri non poteva che ruotare attorno all’infortunio mortale di martedì. All’iniziativa hanno voluto essere presenti anche il prefetto Roberto De Lorenzo e il questore di Gorizia Claudio Gatti, oltre al direttore dello stabilimento Carlo De Marco. Il prefetto è poi entrato nello stabilimento per deporre un mazzo di fiori ai piedi del cippo che ricorda i caduti sul lavoro, incontrando i fratelli di Juko Jerko (che lascia la moglie e due filgi, uno di 11 e uno di 17 anni), Marko e Dinko, entrambi occupati a Monfalcone. L’attività nel capannone, teatro della tragedia, non è di fatto ripresa ieri, perché la linea di trasporto dei pannelli, dove è avvenuto l’incidente, rimane sotto sequestro. Il lavoro si è pratica fermato però ieri mattina anche nella Salderia B, teatro di tre incidenti di cui due gravi nell’arco di una settimana, e nell’Officina navale. I lavoratori, circa 500, tutti dipendenti di Fincantieri, hanno iniziato a confrontarsi sulle procedure da seguire assieme ai loro capi. Quasi un’assemblea spontanea con al centro sempre la sicurezza sul lavoro. L’Ugl ieri, presente nella Rsu con tre delegati, ieri ha confermato le sue otto ore di sciopero, dopo le otto già effettuate mercoledì, quando anche Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto ai lavoratori di fermarsi per lo stesso numero di ieri. I metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil ieri non hanno chiesto alle tute blu e agli altri dipendenti di Fincantieri di incrociare ancora le braccia, ma di aderire invece a una raccolta di fondi a sostegno della famiglia dell’operaio 41enne che lascia la moglie e due figli. I lavoratori sono stati chiamati a devolvere due ore di lavoro con l’impegno che la società raddoppierà la cifra, stanziando l’ammontare corrispondente di quanto raccolto. Anche negli altri cantieri del gruppo le Rsu chiederanno di devolvere un’ora di lavoro. Le cerimonie, all’Ansaldo sistemi industriali prima e all’esterno del cantiere navale poi, in ricordo dei lavoratori caduti nella Resistenza non hanno potuto prescindere ieri da quanto accaduto martedì. «La commemorazione oggi (ieri, ndr) inizia in un altro modo, denunciando lo stato di cose che esiste in Italia – ha detto forte Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. Le morti bianche e sul lavoro non chiediamo più, ma pretendiamo che finiscano». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ieri è tornato a sottolineare il valore non solo del 25 aprile, ma anche del cantiere navale, che, però, ha significato non solo progresso e sviluppo, ma anche tragedie collettive e personali. «Vivere sì, ma anche morire di cantiere», ha detto il sindaco, ricordando le morti d’amianto e quelle sul lavoro. «La sicurezza sul posto di lavoro non può essere qualcosa di marginale – ha aggiunto -, ma qualcosa che fonda il nostro sentire civico, perché il lavoro ha a che fare con la dignità, la giustizia, l’equità. Gli stesso valori fondanti della resistenza e dell’Italia uscita dalla guerra». Nello stesso giorno morivano in Italia altre cinque persone, vittime di incidenti sul lavoro, ha sottolineato ieri Luca Visentin, segretario regionale della Uil, che ha tenuto l’intervento principale. «Li ricordiamo tutti con tristezza e con rabbia. La tristezza per le centinaia di morti che ogni anno affliggono il mondo del lavoro nel Paese e nella nostra regione – ha proseguito -. La rabbia per non essere ancora riusciti, nonostante gli sforzi messi in atto, ad arginare questo stillicidio. A nulla serve nascondersi dietro l’errore umano. Ogni errore umano dipende sempre dalle cattive condizioni del lavoro. Dagli eccessi dei ritmi di produzione, dallo stress e dalla stanchezza, dai controlli insufficienti, dall’incapacità di trasmettere la cultura della sicurezza. Sicurezza sul lavoro significa modalità organizzative, procedure, responsabilità delle imprese. In questo caso l’incidente mortale si è verificato in un’azienda in appalto, ma richiama alle sue responsabilità di vigilanza anche l’appaltante, la Fincantieri». Visentin ieri ha chiesto che il nuovo decreto in materia di sicurezza sia applicato, anche dal Governo entrante. «Quel provvedimento richiama tutti, anche il sindacato – ha rilevato Visentin -, a lavorare di più e meglio per risolvere questa situazione assolutamente intollerabile per un paese civile».

Il Piccolo, 25 aprile 2008

L’abbraccio del prefetto ai fratelli del saldatore croato deceduto

Ha abbracciato stretto i due fratelli di Juko Jerko e ha parlato a lungo con loro, portando la solidarietà di un territorio intero. Il prefetto di Gorizia, Roberto De Lorenzo, ieri è andato in modo concreto oltre alle parole di circostanza che un fatto tragico come quello di martedì poteva suscitare. Il prefetto ieri ha voluto essere presente a Monfalcone, «come rappresentante dello Stato e del Governo», non solo per commemorare l’anniversario della Liberazione, ma anche per la «situazione delicata e dolorosa in cui la città si trova». Il prefetto, dopo l’intervento davanti al monumento che ricorda i 503 cantierini morti nella guerra contro il nazifascismo, si è recato all’interno dello stabilimento per deporre un mazzo di fiori ai piedi del cippo che ricorda altri morti, quelli sul lavoro, e incontrare Marko, che ha visto il fratello morire, e Dinko Jerko. Sottolineando il valore non di parte del 25 Aprile, il prefetto ieri ha richiamato l’omaggio reso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al monumento di piazzale Cosulich. «Il presidente si è fermato soprattutto perché ha capito che si trattava di un omaggio a dei lavoratori – ha detto ieri il prefetto -, compagni di quanti sono morti sul lavoro». Anche in una città che «ha messo in campo tante risorse, da parte delle istituzioni, degli enti preposti ai controlli, dei rappresentanti dei lavoratori e dei dirigenti e capi di Fincantieri». Il prefetto ieri ha rivolto un pensiero anche a loro, a quanti si trovavano martedì nella nuova linea blocchi, oltre che in prima istanza a Juko Jerco. «La mia solidarietà va alle famiglie del caduto – ha aggiunto – e dei suoi colleghi che stanno vivendo un momento di difficoltà e di dolore». Secondo il prefetto De Lorenzo, è quindi «un’ingiustizia» che Monfalcone sia in lutto per una vittima del lavoro. «Mi sento sconfitto io, che ben so quello che si sta facendo», ha detto il prefetto, che ha voluto sottolineare pubblicamente la propria stima e il proprio apprezzamento «per quanto fatto in un’azienda che rappresenta qualcosa di straordinario e un’eccellenza, che consente di pensare a un futuro di lavoro per i nostri figli». «Dobbiamo stringerci tutti ai lavoratori, come hanno fatto i monfalconesi nei giorni della Liberazione – ha detto ancora il prefetto -, perché ci sia una liberazione dalle limitazioni, dai pericoli che un’attività lavorativa comporta. Non è retorica: ogni piccola cosa, ogni piccola pignoleria faccia sì che serva per salvare una vita e mantenere la serenità».

Il Piccolo, 24 aprile 2008

Incidente mortale, il cantiere si è fermato

Lo stabilimento Fincantieri di Panzano ieri si è fermato. La mobilitazione di 4500 lavoratori del cantiere, tra diretti e indiretti, è stata totale e compatta dopo l’infortunio che è costato la vita martedì pomeriggio al saldocarpentiere croato di 41 anni Jerco Yuko. Le tute blu di Fincantieri hanno incrociato le braccia per 8 ore durante ogni turno di lavoro per chiedere ancora una volta più sicurezza. Il presidio dell’ingresso è iniziato alle 5 ed è proseguito nel corso della giornata. All’esterno di uno stabilimento svuotato da ogni attività i lavoratori si sono radunati, esprimendo il loro dolore e la propria rabbia e raccogliendo la solidarietà dei rappresentanti delle altre aziende metalmeccaniche del territorio, che ieri hanno scioperato per 4 ore. Le Rsu di Ansaldo, Eaton, Detroit hanno portato i loro striscioni, mentre alcune tute blu di Fincantieri deponevano un mazzo di fiori a nome di tutti i dipendenti ai piedi del cartellone con i nomi di quanti sono morti sul lavoro nel 2007. All’esterno della portineria si è recato a parlare con i lavoratori anche il cappellano del cantiere, padre Ermenegildo Maragno. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Fim, Fiom, Uilm e la Rsu hanno invece incontrato il sindaco Gianfranco Pizzolitto e l’assessore provinciale al Lavoro Marino Visintin per delineare le azioni da mettere in campo per evitare il ripetersi di tragedie come quella di martedì. La protesta continuerà anche oggi, almeno da parte dei metalmeccanici dell’Ugl.SCIOPERO. Il sindacato ha proclamato altre 8 ore di sciopero per oggi, dopo le 8 di ieri. Dopo la rabbia, deve invece scattare la solidarietà, secondo le Rsu Fim, Fiom, Uilm che oggi chiedono ai dipendenti dell’azienda di devolvere 2 ore di lavoro a sostegno della famiglia di Jerco Yuko, fiumano, che lascia la moglie e due figli. E a rendere ancor più drammatica la vicenda c’è il malore che ha colpito Marko Yuko, 49 anni, fratello della vittima. L’uomo, cardiopatico, di fronte alla tragica fine di Jerco è stato colto da un attacco cardiaco, tanto da essere trasportato all’ospedale. Jerco lascia la moglie e due figli.INDAGINI. Intanto le indagini sull’episodio, condotte dalla polizia su incarico del pm goriziano Carlotta Franceschetti, stanno chiarendo la dinamica dell’incidente, causato probabilmente da una serie di incomprensioni. Jerco Yuko, alle 18 di martedì, si era chinato – pare – per effettuare una saldatura in uno dei punti «scoperti» in cui un gigantesco carrello passa trasportando pezzi di lamiera. È probabile che l’addetto alla mobilità del carrello non si sia accorto della presenza sul percorso di Yuko, seminascosto. Il carrello quindi ha investito e schiacciato con il suo peso l’operaio croato. Inutile il pronto intervento dei sanitari dell’emergenza territoriale che hanno tentato per mezz’ora di rianimare il croato. Devastanti le ferite da schiacciamento riportate dall’uomo al torace e all’addome. Al momento l’unico a essere stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo sarebbe il responsabile della ditta per cui lavorava Yuko che fa parte del consorzio Mistral. Il corpo del croato è stato composto nell’obitorio di San Polo dove oggi, dalle 9.30, sarà sottoposto ad autopsia da parte dell’anatomopatologo Lucio Furlan. Lo stesso pm Carlotta Franceschetti ha confermato il sequestro dell’area del capannone dove è avvenuto l’infortunio e – da quanto trapelato – nei prossimi giorni disporrà perizie tecniche per accertare le cause dell’incidente».

Il Piccolo, 24 aprile 2008

Prima vittima dopo 13 anni, l ultima fu Silvano Gon

Lo stabilimento Fincantieri sembrava ormai immune da infortuni mortali. L’ultimo risaliva a oltre 10 anni fa. Era la prima metà degli anni ’90 quando Silvano Gon, dipendente di Fincantieri, precipitò a bordo di un furgone dalla banchina del cantiere navale, morendo annegato. In questi anni si sono verificati incidenti anche gravi, ma non tanto da mietere vittime, come è accaduto invece nella centrale, in porto, nella zona del canale Est-Ovest. Alla Polysystems di via Timavo, nel marzo 2002, perse la vita Bartolomeo Teoldi, un operaio della provincia di Bergamo, caduto da 8 metri. Il 30 novembre 2004 Bernardo Fanelli di Panzano, dipendente di una ditta, fu colpito da una lamiera mentre stava operando nella centrale. Nel gennaio 2005 Giovanni Battista Boscarol, monfalconese, precipitò dal nuovo capannone della Ocean Marine in via Consiglio d’Europa. Nell’aprile dello stesso anno Franco Cicciarella, lavoratore del Consorzio commesse e sopraccarichi, fu investito sulla banchina del porto da un mezzo sollevatore. Nello stabilimento Fincantieri il numero degli infortuni, perlomeno per quel che riguarda i dipendenti, negli ultimi anni si è progressivamente ridotto. Nel 2007 si sono verificati 337 infortuni, perlopiù contusioni e distorsioni, contro i 402 del 2006, i 460 del 2005, i 568 del 2004 e i 501 del 2003. I dati relativi ai lavoratori dell’appalto, che ormai superano quelli diretti, sono inferiori ma, secondo i sindacati, non sono attendibili perché non tutti gli infortuni vengono denunciati. Nel 2006 ne sono stati registrati 318 contro i 332 del 2005. Anche nella sua ultima newsletter interna Fincantieri ha sottolineato di aver investito a Monfalcone per sicurezza e ambiente 8,2 milioni di euro solo nel 2007 e di aver osservato un calo del 38% degli infortuni dal 2006, quando furono investiti invece altri 4 milioni di euro. I fondi furono impiegati soprattutto per proseguire la bonifica dell’amianto e realizzare la metanizzazione dello stabilimento, sostituendo l’acetilene come gas utilizzato nelle saldature. Fincantieri ha inoltre ottenuto dall’associazione Bmt Marine & Offshore Surveys il «grado B» per quanto riguarda la sicurezza in cantiere, l’unico ad aver raggiunto il rating massimo a livello mondiale. L’azienda nel 2007 ha investito a livello di gruppo più di 100mila ore in formazione coinvolgendo il 50% dei dipendenti. Sotto il profilo della sicurezza i consistenti investimenti nella prevenzione hanno permesso un’ulteriore riduzione del 16% degli eventi infortunistici.

Il Piccolo, 24 aprile 2008

I sindacati: «Ritmi di lavoro esasperati, i rischi aumentano»

Più competitivi, ma non sulla pelle dei lavoratori. Lo hanno ribadito ieri i sindacati nell’incontro con i rappresentanti delle istituzioni locali, recati davanti allo stabilimento Fincantieri per esprimere solidarietà e cordoglio per la morte di un lavoratore dell’appalto. I sindacati ieri sono tornati a chiedere anche più formazione per i dipendenti delle ditte esterne e corsi di lingua italiana, perché l’incomprensione è sempre più facile all’interno di uno stabilimento dove lavorano ex jugoslavi, persone dell’Europa orientale, del Bangladesh o provenienti dai Paesi comunitari. I delegati di Fim, Fiom, Uilm nella Rsu vogliono ottenere anche massima libertà di azione per gli Rls, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che sono solo 6 per oltre 4.500 addetti. Ci vogliono anche i controlli, da parte della Uopsal, l’unità di prevenzione dell’Azienda sanitaria, con cui Cgil, Cisl e Uil stanno concludendo una lunga vertenza sull’adeguamento degli organici e delle attrezzature.Non è possibile che le imprese in provincia di Gorizia, è stato osservato, siano sottoposte a una verifica in media ogni 22 anni. Per Fincantieri, tempi più stretti e diminuzione dei costi di produzione non possono ricadere solo sui lavoratori. «Non si può pensare di sfornare una nave di grandi dimensioni ogni 6 mesi e non correre dei rischi», ha detto il consigliere comunale dei Ds, Gianpaolo Andrian, dipendente di Fincantieri. L’assessore provinciale al Lavoro Marino Visentin ha rilanciato il progetto della Provincia per migliorare la sicurezza dei lavoratori stranieri e precari attraverso una formazione continua. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha spiegato di voler ottenere risposte precise anche su questo fronte entro giugno, nell’ambito di una verifica dei risultati raggiunti dal Protocollo di legalità e da quello per la trasparenza degli appalti Fincantieri. Il sindaco ha messo a disposizione l’ex albergo impiegati, che dovrebbe essere ultimato in meno di un anno, per accogliere anche la formazione in materia di sicurezza. All’incontro hanno preso parte anche il consigliere regionale Roberto Antonaz e il consigliere comunale Giuseppe Nicoli, mentre all’esterno del cantiere, dove l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin si è recata alle 5, ha portato la propria solidarietà il consigliere regionale Giorgio Brandolin. L’Ugl alle 8 ore di sciopero di ieri ne farà seguire altre 8 oggi. «La situazione a Monfalcone è gravissima – ha detto Alessandro Zuppin, coordinatore nazionale Fincantieri del sindacato -. Già la scorsa settimana le Rsu avevano lanciato, inascoltate, allarmi per una serie di incidenti». Per Zuppin, «la sicurezza è vissuta come un ingombro». L’Ugl si attende che Fincantieri faccia la sua parte e che il nuovo Governo non diminuisca la severità delle pene nei confronti delle imprese, dando impulso a controlli e prevenzione.

Il Piccolo, 23 aprile 2008

Operaio muore schiacciato a Monfalcone

MONFALCONE Ancora una giornata segnata da gravi incidenti sul lavoro: cinque le vittime. Un operaio croato ha perso la vita dopo esser rimasto schiacciato da alcune lamiere alla Fincantieri di Monfalcone; due fratelli sono rimasti folgorati in provincia di Padova mentre pulivano la cisterna di una betoniera; un operaio è morto vicino a Frosinone cadendo da un tetto; ; infine un lavoratore bosniaco di 21 anni è stato travolto e ucciso da un treno lungo la linea Bologna-Ferrara.L’incidente mortale di Monfalcone è accaduto verso le 18. Un operaio croato di 41 anni, Yuko Jerco, è rimasto schiacciato tra due lamiere mentre lavorava nella nuova linea-blocchi dello stabilimento della Fincantieri. L’uomo, che ha riportato lo schiacciamento del torace e dell’addome, era alle dipendenze di una ditta croata che lavora in appalto in Fincantieri, appartenente al consorzio Mistral con sede a Trieste. Inutile ogni tentativo di soccorso da parte degli addetti interni e dei sanitari del 118. Questi ultimi hanno cercato per quasi mezz’ora di rianimarlo sul posto, riuscendo anche a far riprendere il battito cardiaco. Ma tutto si è rivelato inutile.La dinamica dell’incidente è ancora in fase di accertamento. L’uomo sarebbe stato comunque investito da una delle enormi lamiere che vengono preparate nell’officina-blocchi e che, una volta pronte, sono smistate in un’altra officina per mezzo di una sorta di «treno» costituito da rulli o carri-ponte.Altri due morti sul lavoro si sono verificate ieri pomeriggio in provincia di Padova. Stefano Trovò, 42 anni, titolare di un’azienda di autrasporti, e suo fratello, Diego di 34, sono stati colpiti da una scarica elettrica in un incidente avvenuto alla Eurosfusi, a Schiavonia d’Este. A quanto pare, stavano lavorando alla pulizia della cisterna di una betoniera quando hanno toccato i cavi della linea a media tensione con una lunga spazzola idraulica. I due sono stati scagliati a metri di distanza e sono morti sul colpo.Ieri mattina un altro incidente sul lavoro: un operaio di 44 anni, Giulio Agostini, è morto in un cantiere di Villa Santo Stefano, a Frosinone, mentre stava lavorando alla ristrutturazione del tetto di un’abitazione. D’Agostino è precipitato da un’altezza di oltre otto metri, dopo aver messo un piede fuori posto. Il cantiere è stato posto sotto sequestro.Dramma del lavoro anche sulla linea Bologna-Ferrara, dove un lavoratore bosniaco di 21 anni è stato investito e ucciso da un treno. Secondo una prima ricostruzione, il giovane stava attraversando i binari portando a braccia una fresatrice quando è stato travolto dal locomotore. Lavorava per un’azienda di Treviso che è impegnata nella costruzione di una cavalcavia della Cispadana e il cui cantiere è stato allestito nell’area della ferrovia.Incidente sul lavoro anche a La Spezia. Rischia di perdere un braccio un operaio spezzino, 40 anni, dipendente di una ditta privata impegnata in lavori di risistemazione del manto stradale al molo Fornelli. Mentre stava lavorando sulla banchina dello scalo è finito col braccio in una pompa del cemento. L’uomo è stato portato in elicottero prima all’ospedale San Martino di Genova e poi al San Paolo di Savona, nel disperato tentativo di salvargli l’arto.

Il Piccolo, 23 aprile 2008

In dieci giorni tre saldatori feriti e una vittima

L’infortunio mortale di ieri chiude dieci giorni orribili per Fincantieri, segnati da altri 4 infortuni, di cui due gravi e uno che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Ad aprire la serie è stato l’incidente che ha visto coinvolto Vincenzo Lopoio, un lavoratore 35enne dell’appalto, caduto all’interno di un blocco da un’altezza di oltre due metri, riportando la frattura del bacino. Pochissimi giorni dopo, il 14 aprile, Matteo Marega, dipendente di Fincantieri, si feriva gravemente al volto, cadendo nella salderia B del cantiere navale. Mentre stava operando con un collega al posizionamento di una parete verticale su un pannello posto in orizzontale, Marega, 35 anni di Pieris, per cause ancora da chiarire, volava giù dal pannello, finendo con il volto sui rulli che trasportano le lamiere già tagliate. Marega ha riportato diverse fratture, tra cui quella del setto nasale e del massiccio facciale, l’avulsione di alcuni denti, ed è ancora ricoverato nel reparto maxillo-facciale dell’ospedale Maggiore di Trieste, dove è già stato sottoposto a un intervento chirurgico. Altri due infortuni sul lavoro hanno avuto come teatro lunedì mattina sempre la salderia B dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.L’incidente più serio e che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori si è verificato attorno alle 10.30 e ha coinvolto un altro dipendente di Fincantieri, Cristian Weffort, 29 anni, residente a Fogliano Redipuglia, colpito di striscio alla fronte dal gancio di un carroponte. Il giovane è poi caduto a terra, riportando un trauma cranico commotivo. Ricoverato nel Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, dove è stato trasportato dall’ambulanza dello stabilimento, è stato sottoposto a una Tac e tenuto sotto osservazione dai sanitari. È stato dimesso nella giornata di lunedì con una prognosi di 15 giorni.Un altro infortunio si era verificato nella prima mattinata, quando un altro dipendente aveva riportato una brutta storta a una caviglia, subito gonfiatasi. L’operaio era quindi stato trasportato sempre nel pronto soccorso del San Polo per ricevere le cure del caso. Immediato ieri è scattato quindi lo sciopero di un’ora, alla fine di ogni turno.Le Rsu di Fincantieri lo hanno proclamato per denunciare la catena di incidenti e chiedere alla società un confronto sui ritmi assunti dalla produzione nell’area di prefabbricazione.

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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