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Il Piccolo, 23 dicembre 2010a 
 
CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO 
Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup 
La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria

di LAURA BLASICH

Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La società, posta in liquidazione nei mesi scorsi, ieri ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici al tavolo di Assindustria l’apertura della mobilità per tutti i dipendenti. Salvo un’acquisizione, di cui non esiste al momento alcuna certezza, gli esuberi diventeranno reali alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, fissata per l’11 marzo del prossimo anno. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno ribadito da parte loro che non firmeranno l’avvio di alcuna procedura di mobilità, a meno che non sia stata richiesta dai lavoratori su base del tutto volontaria. L’esito, pessimo, del faccia a faccia con la società è stato subito comunicato dalle segreterie provinciali alla trentina di dipendenti che sono rimasti davanti la sede degli Industriali durante tutto l’incontro, nonostante la pioggia battente. Nell’assemblea volante sindacati e maestranze hanno deciso di non allentare il presidio allo stabilimento del Lisert, entrato in difficoltà lo scorso anno con la crisi della cantieristica e della navalmeccanica alle quali la sua produzione era legata. L’obiettivo rimane quello di evitare qualsiasi trasferimento di macchinari e materiale fuori dalla fabbrica.
La società, non coinvolta in una procedura fallimentare, farà partire oggi la richiesta di apertura della mobilità. Sempre da oggi scattano quindi i 75 giorni di tempo concessi prima dell’avvio vero e proprio e i sette giorni entro i quali le organizzazioni sindacali possono richiedere un nuovo incontro. «Quanto abbiamo già deciso di fare – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – per verificare eventuali sviluppo. La società ieri ha comunicato di avere in corso sempre delle trattative per la cessione e che nuovi soggetti si sarebbero fatti avanti. Non c’è, però, nulla di certo».
Proprio per questo motivo Eurogroup ha spiegato ieri di aver deciso di aprire ora la mobilità, per ritrovarsi troppo a ridosso dalla scadenza della Cigs. Al tavolo la società ha ribadito però anche di non voler lasciare nessun lavoratore in strada e quindi di essere disposta a utilizzare anche altri ammortizzatori sociali, se si creassero le condizioni giuste, ritirando a quel punto la mobilità. Una soluzione dovrebbe comunque arrivare nell’arco di un mese e mezzo. Nel caso in cui così non fosse, negli ultimi 30 giorni a disposizione la palla passerà alla Provincia per una nuova mediazione tra le parti. «Da parte nostra ribadiamo che non firmeremo la mobilità e che faremo di tutti per arrivare all’utilizzo di altri ammortizzatori sociali», ha sottolineato ieri Baldassi. L’azienda ha del resto previsto di mettere in vendita anche i macchinari e non solo il capannone industriale del Lisert (il cui prezzo di vendita supererebbe i 15 milioni di euro). I lavoratori ieri hanno lasciato Gorizia sotto una pioggia battente delusi e preoccupati. La speranza di una cessione a un altro gruppo industriale c’era fino a qualche settimana fa, dopo che a ottobre la società aveva fatto il punto sulle trattative in corso anche con la Tad-Metals del gruppo Agarini.
 
CRISI. IN FABBRICA 170 DIPENDENTI SU 257 
Eaton, lavoro solo fino a gennaio nessuna certezza per il 2011

Alla Eaton di Monfalcone la produzione di valvole per motori d’automobile non si fermerà il 31 dicembre, ma certezze per il 2011 ancora non ce ne sono. L’unica per ora consiste nel prolungamento dell’attività dello stabilimento di via Bagni nuova per tutto il mese di gennaio con un contestuale aumento dei lavoratori impiegati dagli attuali 145 a 170. E’ quanto la società ha annunciato ieri nell’incontro all’Assindustria di Gorizia con le segreterie provinciali di Fim e Fiom. Per capire quale sarà il futuro della fabbrica, la cui produzione è rallentata nell’autunno del 2008 per poi bloccarsi del tutto nel 2009 e nella prima metà di quest’anno, si dovrà  attendere il Profit plan che Eaton conta di definire tra fine gennaio e inizio febbraio. Non troppo lontano, quindi, dalla scadenza della cassa integrazione in deroga, la cui chiusura è prevista per la metà di aprile. Intanto, dopo la riapertura avvenuta in agosto per consentire il rinnovo della certificazione di qualità, alla Eaton si prevede che a gennaio lavorino sei linee su sette per fare fronte a un picco della domanda, impiegando un totale di 170 dei 257 dipendenti della fabbrica.
Un numero che si sta progressivamente assottigliando grazie all’utilizzo della mobilità volontaria. Prima dell’inizio delle difficoltà, legate alla crisi internazionale del mercato dell’auto, Eaton contava infatti 340 addetti. «Stando a quanto affermato dall’azienda, il nuovo Profit plan sarà meno rigoroso dei precedenti – hanno affermato dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus -, a causa dell’instabilità del mercato e anche della tenuta dei competitors, che, chiudendo, lasciano volumi di valvole sul campo. Difficile, quindi, fare ancora delle previsioni». Eaton ieri ha comunque definito buona la qualità  della produzione realizzata finora a Monfalcone (circa 40mila valvole al giorno), che, secondo i sindacati, dimostra di essere uno stabilimento in grado di stare sul mercato e di avere un futuro. Come dichiarato sin dall’inizio dei problemi, i sindacati ribadiscono di essere pronti a confrontarsi in modo costruttivo con la società se si tratta di dare una prospettiva allo stabilimento, ma non nel caso si parli di chiusura ed esuberi. Le organizzazioni dei metalmeccanici considerano in ogni caso decisive le prossime settimane. (la.bl.)

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Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
SI TEME IL MANCATO RIASSORBIMENTO 
Gli ex Ineos: Mangiarotti rispetti i patti

Gli ex dipendenti di Ineosfilms Monfalcone (ex Adriaplast) chiedono il rispetto dei patti alla Mangiarotti Spa. Preoccupati dalle affermazioni provenienti dall’azienda in merito al reperimento di personale anche dalle realtà aziendali del territorio colpite dalla crisi, come la Eurogroup e la Eaton. La questione è stata al centro di un’assemblea, l’altra sera, a Staranzano, alla quale hanno partecipato i sindaci di Monfalcone e Staranzano, Gianfranco Pizzolito e Lorenzo Presot, il consigliere provinciale Alessandro Perrone e i rappresentanti di tutti i partiti, tra cui il segretario provinciale di Prc, Alessandro Saullo, e il segretario del Partito democratico di Monfalcone, Paolo Frisenna. La ex Rsu di via Timavo, «che pur non ufficialmente continua ad essere punto di riferimento per i lavoratori ex Ineos», ha convocato la riunione in considerazione dello «sconcerto» riconducibile a quanto sostenuto dalla Mangiarotti, che ha parlato di un accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. «Questo accordo, apparentemente soddisfacente – è stato sottolineato -, in realtà annulla gli impegni preesistenti nei confronti dei lavoratori ex Ineos che hanno frequentato i lunghi percorsi di riqualificazione professionale, finanziati con fondi pubblici, richiesti, tra gli altri, dalla stessa Mangiarotti che ha pure fornito indicazioni precise sul tipo di figura professionale di cui avrebbero avuto bisogno a Monfalcone». L’accordo tra la Mangiarotti e le Organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, è stato ancora evidenziato, per quanto legittimo, esclude i lavoratori ex Ineos che si trovano in mobilità, quindi licenziati a tutti gli effetti, quando non scoperti dagli ammortizzatori sociali. Volendo evitare a tutti i costi scenari di conflitto tra lavoratori delle fabbriche in crisi, il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta sono stati incaricati dall’assemblea di convocare entro 2 settimane un incontro tra le parti, Mangiarotti compresa, per riprendere il percorso che «avrebbe già dovuto condurre i lavoratori ex Ineos che hanno frequentato con profitto i corsi di riqualificazione all’assunzione presso la Mangiarotti». Ribadendo gli impegni enunciati al subentro del gruppo friulano, sarà richiesto alla Mangiarotti di farsi carico anche delle figure di impiegati amministrativi qualora la fase d’espansione che l’ha portata a Monfalcone richiedesse figure professionali specifiche.

Il Piccolo, 01 ottobre 2010

LA PROPRIETÀ HA ILLUSTRATO I SUOI PROGRAMMI PER IL SITO DI MONFALCONE 
Mangiarotti, 70 assunzioni ma solo 7 ex Ineos 
L’azienda precisa: «Non c’è alcun accordo esclusivo, cerchiamo gente superspecializzata»

di LAURA BORSANI

Una settantina di lavoratori altamente specializzati. Tanto per cominciare, ai fini dell’apertura del sito in via Timavo della Mangiarotti Spa che si prepara a mettere in campo, nell’ambito di 40mila metri quadrati di superficie acquisita e già in stato avanzato di realizzazione, la produzione di componenti per le centrali nucleari. Ma per i lavoratori dell’ex Ineos la ricerca dell’azienda si è fermata sette dipendenti. Per gli altri, si ipotizza almeno una quarantina, resta l’incertezza (tre avevano già rinunciato).
EX INEOS. Il reperimento di maestranze adeguate alle esigenze della società che intende avviare l’attività nel secondo semestre del 2011, è tutt’altro che semplice e scontato. Tanto da aver sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali provinciali, Fim, Fiom e Uilm, che permetta entro tempi ragionevoli di acquisire e preparare la forza lavoro necessaria. Perchè la Mangiarotti Spa su questo punto è chiara: «Non abbiamo preclusioni di sorta ai fini delle assunzioni. Cerchiamo personale dotato di una specializzazione spinta. Non abbiamo pertanto sottoscritto alcuna intesa esclusiva». Lo sottolineano i proprietari della società, che annovera le sedi di Sedegliano e di Milano, Tarcisio Pio Testa e Paolo Di Salvio, assieme al direttore generale, Davide Vanin. Il riferimento è evidente: con i lavoratori dell’ex Ineos non c’è alcun impegno prestabilito, attenendosi invece ad una ricerca che tiene conto solo dell’istanza professionale. I dirigenti dicono di più: «A suo tempo – spiega Testa – la Provincia di Gorizia ha dato piena disponibilità a organizzare corsi di formazione professionale per i quali la nostra società ha garantito un supporto di consulenza gratuito. Ma il risultato, ad oggi, è stato ampiamente negativo. Abbiamo comunque già assunto alcuni lavoratori dell’ex Ineos, altri ancora hanno rinunciato. Le nostre esigenze sono quelle di reperire in tempi brevi personale adeguato».
AZIENDE IN CRISI. Da qui il recente accordo formalizzato tra la società e le organizzazioni sindacali, che «va nella direzione di un unico obiettivo – sottolineano i dirigenti -, perseguito fin dall’inizio, quando la società nel settembre 2008, comunicò il suo arrivo a Monfalcone: assumere personale in grado di garantire una produzione ad elevato contenuto tecnologico». Il rigore è tale, da sottoporre i dipendenti non solo ad un monitoraggio costante, ma anche ad una semestrale verifica di certificazione ai fini del mantenimento delle performance professionali. Un’operazione ad ampio raggio, il reperimento di lavoratori. A partire da quelli delle aziende in crisi, come Eurogroup e Eaton, per i quali è stata ravvisata una tipologia professionale compatibile. Ma le prospettive sono altre, volendo attingere personale laureato dagli atenei e diplomati preparati negli istituti del territorio. Testa osserva: «Abbiamo acquisito il terreno in via Timavo 59 poichè garantisce lo sbocco a mare e un pescaggio adeguato. Oltre ad un investimento importante, puntiamo su un’occupazione che riteniamo necessariamente qualificata, non potendo accettare richieste indistinte». La società s’è rivolta al Centro per l’impiego di Monfalcone per l’assunzione di 45 persone. La ricerca guarda anche ad una quindicina di figure di livello medio-alto. «Questi – concludono i dirigenti – sono i patti con il territorio, in collaborazione con i sindacati, gli Uffici del lavoro e la Provincia».
I SINDACATI. Dai sindacati giungono le conferme: «Fermo restando la solidarietà ai lavoratori dell’ex Ineos, con i quali rimaniamo disponibili ad un incontro – hanno osservato i segretari provinciali di Fiom e Fim, Thomas Casotto e Gianpiero Turus -, e che i lavoratori sono tutti uguali avendo diritto ad ogni sostegno possibile, l’accordo formalizzato è inequivocabile: verificare possibili assunzioni tra i lavoratori di Eurogroup e Eaton risultati più consoni alla tipologia produttiva richiesta, ma senza escludere altre aziende. Quanto all’aspetto formativo, riteniamo che le istituzioni regionali non abbiano fatto abbastanza per garantire adeguati percorsi di riqualificazione finalizzati al reintegro lavorativo. L’accordo vuole tutelare l’occupazione senza alcuna esclusione. Se qualcuno ha voluto cogliervi una mancata promessa, se ne assumerà le responsabilità».

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA EVITA POLEMICHE 
Gherghetta ora vuole mediare: «Un tavolo con azienda e sindacati»
«Se è vero che i corsi non hanno funzionato almeno ce lo dicano»

Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, non intende fare alcuna polemica volendo piuttosto ricercare le soluzioni migliori: «Certo – osserva -, non abbiamo siglato formalmente alcuna intesa per gli ex lavoratori dell’Ineos, ma la società aveva a suo tempo espresso la disponibilità a prendere in considerazione quanti avrebbero partecipato ai corsi di formazione sostenuti dalla Provincia e richiesti dalla stessa Mangiarotti».
Il presidente, evidenziando il momento critico per l’occupazione sul territorio e nel rispetto delle difficoltà dei lavoratori e delle loro famiglie, ritiene necessaria, come già proposto dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, la convocazione di un tavolo di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali, che intende organizzare a breve in Provincia a Gorizia.
Gherghetta pertanto argomenta: «Ritengo sia opportuno fare il punto della situazione e chiarire la questione. Mi chiedo perchè sono stati eseguiti i corsi di formazione, se la Mangiarotti ora sostiene che non hanno prodotto i risultati auspicati. Per questo intendo convocare il tavolo di confronto».
Il presidente aggiunge: «Quando si parla di occupazione e di crisi economica, lo spirito delle istituzioni pubbliche, e in questo caso della Provincia, deve essere necessariamente quello di tutelare e sostenere prima di tutto i lavoratori del proprio territorio. Lavoratori che vanno considerati sullo stesso piano, evitando distinzioni tra maestranze di serie A e maestranze di serie B. In questo senso – continua Gherghetta – la Provincia cerca di affrontare al meglio il problema dei posti di lavoro. L’impegno resta improntato in questa direzione, a salvaguardia del tessuto sociale».
Gherghetta quindi conclude: «Abbiamo seguito e seguiamo quotidianamente i lavoratori dell’ex Ineos, che rappresentano la situazione più pesante sotto il profilo dell’impatto sociale, ma ne stiamo seguendo e ne seguiremo anche altri che potranno essere colpiti dalla crisi».

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
TRATTATIVE IN CORSO CON IL LIQUIDATORE. TEMPO FINO A DICEMBRE 
Tads Metals vuole acquistare Eurogroup

C’è un acquirente per lo stabilimento di Eurogroup di Monfalcone, nato una decina d’anni fa per rispondere alle esigenze produttive di Fincantieri ed entrato in crisi lo scorso anno proprio a causa della riduzione degli ordini legati al colosso della cantieristica. Si tratta di Tad Metals, società della famiglia Agarini, sbarcata nel 2009 in regione per creare un hub logistico a Trieste e un centro per la lavorazione dell’acciaio inox in Friuli Venezia Giulia. Le trattative con il liquidatore di Eurogroup, che corrisponde alla proprietà, sono in corso. Un incontro decisivo è atteso entro la metà della prossima settimana. Dall’esito della trattativa dipende il futuro di 85 lavoratori, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso marzo, e delle loro famiglie. Unicredit, istituto bancario di riferimento per Eurogroup, ha deciso di concedere ancora fiducia alla società. Unicredit ha posto però come termine la fine di dicembre: se nel giro di meno di due mesi non sarà definito il futuro dello stabilimento, la fiducia verrà meno ed Eurogroup dovrà avviare la procedura di fallimento. In ogni caso la cassa integrazione straordinaria si concluderà a marzo per i lavoratori, il cui rischio è quello di finire comunque in mobilità, perché i tempi sono molti stretti e il periodo di transizione tra Eurogroup e Tad Metals potrebbe non essere così immediato. Ecco perché ieri i rappresentanti delle segreterie provinciali di Fiom e Uilm, Rsu e lavoratori hanno voluto incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Il progetto di Tad Metals Friuli, compartecipata da Friulia, sarebbe quello di importare acciaio coreano – ha spiegato ieri Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – in parte per rivenderlo sul mercato italiano in parte per lavorarlo nello stabilimento del Lisert, sfruttando quindi la vicinanza al porto». Il piano industriale di Tad Metals garantirebbe però occupazione solo a una cinquantina dell’ottantina di lavoratori di Eurogroup. «Al momento si tratta comunque dell’opzione migliore – ha aggiunto Baldassi -, dopo che i contatti con una grande multinazionale indiana sono evaporati. L’altro soggetto interessato al sito era un operatore della logistica spagnolo che avrebbe reimpiegato solo una decina di persone». In vista dell’incontro, nodale, della prossima settimana i sindacati e i lavoratori hanno chiesto il supporto delle istituzioni. Il sindaco ieri si è immediatamente attivato per un primo incontro con la Provincia, dando la propria disponibilità a creare anche un contatto con la prefettura, se si rivelasse necessario. «Purtroppo la crisi di Eurogroup è frutto delle scelte produttive effettuate da Fincantieri – ha detto il sindaco – e sulle quali bisogna iniziare a riflettere, per gli impatti sociali che producono, ma non solo. Mi chiedo se l’attuale politica di esternalizzazione produca a lungo termine i risultati di qualità e competitività utili alla stessa società».

Il Piccolo, 15 agosto 2010
 
STANNO PER FINIRE LE FERIE COLLETTIVE 
Rientro in fabbrica pieno di incognite 
All’Eurogroup a rischio 86 posti. Prosegue la ”cassa” a Eaton, Ansaldo e Detroit
LA SITUAZIONE NELLE GRANDI AZIENDE DEL MONFALCONESE RESTA PREOCCUPANTE

di LAURA BLASICH

Ancora una settimana e tutte le più grandi aziende del Monfalconese riapriranno i cancelli, dopo la consueta pausa per le ferie collettive. Lo faranno ritrovando di fatto i problemi lasciati momentaneamente alle spalle all’inizio di agosto. La ripresa per qualche realtà del territorio c’è già stata, ma si tratta di imprese di medie dimensioni, mentre a preoccupare, nonostante al momento il lavoro ci sia, è sempre il futuro dello stabilimento Fincantieri, in cui al momento lavorano circa 5.300 persone, di cui 3.500 dell’indotto.
Assieme a Eaton, dove pure è rientrata dopo quasi due anni di cassa integrazione una quarantina di dipendenti, e all’Eurogroup la situazione che va monitorata e seguita con maggiore attenzione secondo il sindacato dei metalmeccanici. Anche perché l’impatto di Fincantieri sulla città, tessuto commerciale compreso, rimane a dir poco importante. In cima alla lista delle priorità c’è quindi la Fincantieri.
FINCANTIERI. Il futuro dello stabilimento è legato a quello complessivo della cantieristica italiana. Il 21 settembre non a caso i sindacati si ritroveranno a Roma con i sindaci delle città sede di cantiere navale per fare il punto della situazione. L’obiettivo è quello di organizzare una manifestazione congiunta a sostegno del settore e per ottenere risposte, finora mai fornite, dal Governo, come spiega il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan. Non viene però persa di vista l’esigenza di un monitoraggio costante dell’indotto, dove «la politica pare quella della compressione dei costi e non della qualità, con ciò che ne consegue anche per i lavoratori». Attualmente sono circa 3500 i lavoratori dell’indotto Fincantieri, picco massimo in vista della consegna della Queen Elizabeth a fine settembre, ma questo numero è destinato a scendere successivamente attorno alle 3000 unità per poi ridursi a circa 2300-2500 da gennaio 2011 in poi. .
EUROGROUP. Un altro nodo è rappresentato senz’altro dall’Eurogroup, di cui è stata avviata la procedura di liquidazione a causa dell’importante contrazione degli ordini, dopo che per lo stesso motivo gli 86 dipendenti sono finiti in cassa integrazione straordinaria a zero ore. «A settembre ci sarà un nuovo incontro con la proprietà – afferma Furlan -. Cercheremo di capire cosa succede. Il momento è delicato, ma il nostro obiettivo rimane quello della salvaguardia di quegli 86 posti di lavoro».
EATON. Nonostante il timido segnale arrivato a inizio agosto con il rientro di una quarantina di lavoratori, la situazione di Eaton non si può certo definire “fuori pericolo”. «In questo caso si tratta di chiarire che consistenza ha il rientro», sottolinea il segretario provinciale della Uilm.
LE ALTRE. Il quadro è diversificato, anche se ce ne vorrà ancora perché la paura della crisi sia del tutto alle spalle. La cassa integrazione ordinaria è ancora aperta all’Ansaldo, anche se in quest’ultimo periodo in modo nominale. Ad agosto la cassa integrazione ordinaria, aperta da marzo per fronteggiare il calo delle commesse (che negli scorsi mesi aveva raggiunto un picco del 30%), è stata sospesa per ferie per essere riattivata a settembre. A luglio la Cigo non è stata comunque del tutto utilizzata nelle officine, mentre negli uffici si è ridotta a una giornata al mese. Qualche ordine è arrivato e Asi è sempre attiva sul mercato, ma è difficile chiudere le offerte. Alla Roen Est di Ronchi dei Legionari, 180 dipendenti, e alla Omi di Fogliano Redipuglia, 90 dipendenti, la “cassa” è al momento un ricordo. Il buon carico di lavoro alla Omi si sta traducendo nella richiesta di straordinari e nell’inserimento di alcuni lavoratori interinali. Alla Detroit di Ronchi la “cassa” proseguirà invece anche dopo le ferie. Ci sono poi realtà dove la saturazione al momento è tale che le ferie saranno scaglionate. Vedi, grazie alla fortissima diversificazione dei propri prodotti (che vanno dalle telecomunicazioni alle scatole nere per automobili), la MW di Ronchi, che tra diretti e interinali sfiora i 350 addetti ormai. Alla Terex di Monfalcone, una settantina di dipendenti, uscita dalle secche delle difficoltà del gruppo Fantuzzi, le ferie saranno pure scaglionate per fare fronte alla consegna di una gru portuale.

Il Piccolo, 22 agosto 2010

Pagate le indennità ai lavoratori Eaton 
Parziale riapertura della fabbrica con 40 richiamati

I 280 lavoratori della Eaton hanno ricevuto le indennità della cassa integrazione in deroga, anticipate dall’Inps. Si tratta di una prima parte, relativa a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a giugno. Indennità che variano da duemila euro per un lavoratore a tempo indeterminato a 1300-1500 euro per le maestranze con contratto di part-time. Come promesso dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, in occasione dell’incontro avvenuto a fine luglio, è stata superata l’impasse che aveva bloccato l’erogazione della cassa in deroga, accordata ad aprile dal ministero del Lavoro per altri 12 mesi, fino all’aprile del 2011, ma per la quale i lavoratori non avevano percepito alcuna indennità. Famiglie dunque alle prese con la difficoltà a pagare anche le spese più elementari, fino a ricorrere a indebitamenti o a sospendere le rate di mutui o degli affitti.
Il problema, come avevano spiegato i sindacati, era legato al fatto che il ministero del Tesoro non aveva ancora autorizzato la copertura della cassa in deroga comunque concessa dal ministero del Lavoro. Da qui l’intervento del prefetto che, dopo aver avviato i contatti istituzionali, ha sbloccato la vicenda, con l’anticipazione delle indennità da parte dell’Inps. Attualmente, ha spiegato il coordinatore della Rsu della Eaton, Livio Menon, rimangono gli arretrati relativi al mese di luglio e di metà agosto, che l’Inps dovrebbe garantire, a copertura anticipata, come previsto, di 4 mesi di indennità.
Con ciò in attesa che venga pubblicato il decreto ministeriale relativo alla cassa integrazione in deroga per ”mettere a regime” le erogazioni delle indennità fino alla scadenza del provvedimento, il 14 aprile 2011. I sindacati e i lavoratori confidano che il decreto possa venir pubblicato, con la firma del ministero del Tesoro, la prossima settimana. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere le 40 unità. Assieme agli interventi di manutenzione, dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte ad un’eventuale ripresa. (la.bo.)

Il Piccolo, 24 agosto 2010
 
Quali gli effetti della crisi? Radiografia del Consorzio sulle industrie monfalconesi
L’operazione finalizzata anche a rinnovare la certificazione ambientale

Il Consorzio per lo sviluppo industriale torna a radiografare le imprese insediate a Monfalcone. Un’operazione indispensabile da un lato per rinnovare la certificazione ambientale Emas di cui il Csim si è dotato in questi ultimi anni e dall’altro per individuare, come spiega il direttore dell’ente, Gianpaolo Fontana, le esigenze delle realtà  produttive per crescere e sviluppare le proprie attività. Certo è che il “censimento” servirà anche a capire quale sia lo stato di salute del tessuto industriale monfalconese a due anni di distanza dall’ultima fotografia scattata dal Csim, a crisi non ancora del tutto esplosa sul territorio locale. L’immagine che ne era uscita due anni fa era quella di un’area sana, perché secondo l’analisi voluta dal Consorzio, il bilancio occupazione delle imprese insediate nella zona Schiavetti Brancolo e del Lisert era per l’81% dei casi positivo, con una forza lavoro superiore alle 1.700 unità. La ricerca era stata condotta su un numero di 121 aziende, 85 delle quali avevano risposto dichiarando un totale di 1729 occupati nel 2007 e 1738 nel 2008. Nella scheda di rilevazione che sarà distribuita alle imprese il Csim non chiede però solo il numero degli addetti e la qualità dell’occupazione, ma anche gli aspetti critici rilevati nell’attuale localizzazione dell’attività, l’importanza assegnata alle infrastrutture logistiche, alla disponibilità di impianti per il trattamento dei rifiuti e di impianti antincendio centralizzati, oltre che di reti tecnologiche adeguate. Il Csim domanda agli insediati anche quale peso attribuiscano alla possibilità di usufruire di reti di teleriscaldamento, servizi alla persona (dai ristoranti a una struttura per il relax nella pausa pranzo), aree verdi e consulenza e assistenza tecnica e finanziaria.
«Vogliamo capire quali sono le esigenze e le necessità degli insediati riguardo all’infrastrutturazione delle aree», spiega il direttore del Csim, che si sta fra l’altro già muovendo per urbanizzare e rendere utilizzabili nuove porzioni di terreno nella zona Schiavetti-Brancolo, dove sorgerà anche un centro servizi dotato di asilo nido aziendale. Un’espansione che, nonostante le condizioni economiche non ancora stabili, sta richiamando l’interesse di diverse imprese, in prelavenza della regione, anche se di piccole dimensioni. La rilevazione del Consorzio industriale servirà comunque anche a rinnovare la certificazione Emas. Da qui le domande rivolte agli insediati su consumi annui di energia elettrica, certificazioni ambientali possedute, consumi e gestione delle acque, tipologia e quantità di rifiuti prodotti, sistemi di trasporto utilizzati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 25 agosto 2010
 
Rientro dalla ”cassa” all’Officina tubisti 
Un’intesa azienda-sindacati ha scongiurato l’annunciata chiusura del reparto

 
Con la conclusione delle due settimane di ferie collettive sono rientrati lunedì al lavoro nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone anche i 25 dipendenti dell’Officina tubisti, finora coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. Quanto è stato possibile, secondo alcune sigle sindacali, grazie all’intesa raggiunta con l’azienda nell’incontro tenuto nella sede dell’Assindustria di Gorizia prima dell’inizio delle ferie. L’Officina tubisti non sarà  infatti chiusa, ma riorganizzata, come spiega MoreNO Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, firmataria del verbale di riunione assieme a Fim-Cisl, Uilm e Failms-Cisal (presente in questo caso il segretario nazionale Gabriele Bazzaro). «Nell’incontro l’azienda ci ha fatto capire che era intenzionata a ridurre di molto l’attività  dell’officina per una questione di costi e di modus operandi – afferma Luxich -. Come abbiamo sempre affermato, l’officina per noi non poteva e non può essere chiusa». L’intesa è stata raggiunta su una riorganizzazione che prevede la ricollocazione degli operai in altre officine con mansioni analoghe a quelle finora svolta, per essere reimpiegati nell’Officina tubisti nel caso in cui questo fosse necessario.
«Il rischio era che gli operai dell’Officina tubisti rimanessero in cassa integrazione fino a quando fosse rimasta aperta per poi magari finire in mobilità – dice Luxich -. In questo modo, con il verbale di riunione sottoscritto con l’azienda, invece siamo riusciti a ottenere il rientro di tutti». Con il procedere della costruzione della nuova gemella di “Dream” e “Magic” sono comunque rientrati al lavoro tutti i dipendenti della Salderia B ed entro l’inizio della prossima settimana lo saranno anche i lavoratori della linea pannelli. A settembre dovrebbe tenersi un incontro per definire il ritorno in cantiere dei lavoratori dell’area di premontaggio e montaggio. La Cigo nel cantiere navale di Monfalcone ha preso il via l’8 febbraio, coinvolgendo una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. La “cassa” ha interessato da subito anche una trentina di maestranze della salderia B e una ventina di operai adibiti ai magazzini. (la. bl.)

Il Piccolo, 04 settembre 2010
 
Cassa in deroga, finalmente arriva l’ok del ministro

Adesso c’è finalmente anche il decreto del ministero del Lavoro per la concessione della cassa integrazione in deroga ai 280 lavoratori della Eaton Automotive. Il documento è stato pubblicato solo giovedì scorso sul sito Web del ministero, anche se la data della sua emanazione è quella dell’8 agosto. Guarda caso, nemmeno dieci giorni dopo la manifestazione dei lavoratori davanti alla Prefettura di Gorizia, dopo che i sindacati avevano già sensibilizzato le istituzioni locali sulla mancata firma e quindi sulla mancata erogazione delle indennità di cassa non solo alla Eaton, ma anche all’Eurogroup e all’Adriatica, impresa dell’indotto di Fincantieri.
«Dobbiamo ringraziare il prefetto Maria Augusta Marrosu per la sua disponibilità e sensibilità e il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto per il suo intervento – afferma Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. È comunque paradossale si debba arrivare a una manifestazione per ottenere ciò che è dovuto e niente di più».
Le prospettive per la fabbrica di valvole per auto di via Bagni continuano a essere nebulose e improntate al pessimismo. La firma del decreto ministeriale però consentirà almeno di mettere a regime le erogazioni delle indennità fino alla scadenza della cassa in deroga, prevista per il 13 aprile del prossimo anno. Due settimane fa, intanto, i 280 lavoratori della Eaton avevano ricevuto un anticipo da parte dell’Inps, relativo però a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a tutto giugno. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere un totale di 40 unità.
Dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte a un’eventuale ripresa della produzione. Nell’incontro tenutosi in questi giorni in stabilimento sulla gestione dei lavoratori rientrati in fabbrica, l’azienda non si è comunque sbilanciata su un prolungamento dell’apertura dello stabilimento dopo il 17 settembre.
«L’azienda ha ribadito la difficile situazione del mercato, aggiungendo solo che entro settembre si terrà un incontro con i vertici europei», afferma ancora Menon.
Nei mesi scorsi i lavoratori della Eaton e quelli di altri realtà produttive in crisi si erano rivolte anche al Comune per tentare di ottenere un trattamento di favore in merito a tasse e tariffe. In particolare avevano chiesto una riduzione della tariffa sui rifiuti, quella che maggiormente pesa sulle buste-paga dei lavoratori.

Il Piccolo, 18 novembre 2010 
 
Eaton, rientro dalla Cig per altri 20 operai 
Senza nuove commesse resta sempre incerto il futuro produttivo

Lo stabilimento Eaton di Monfalcone continuerà l’attività  fino alla fine di dicembre, garantendo il rientro a 115 lavoratori contro i 95 impiegati fino alla metà di questo mese per raggiungere le certificazioni di qualità della produzione. Sotto l’albero di Natale di 280 dipendenti di Eaton non sembra troveranno però il regalo più atteso, cioè la certezza che la fabbrica riapra a tutti gli effetti dopo due anni di stop quasi totale dovuto alla crisi del mercato dell’automobile per il quale lo stabilimento produce le valvole.
Nell’incontro di martedì con i rappresentanti sindacali nello stabilimento di via Bagni nuova l’azienda ha annunciato che porterà tutte e quattro le linee in produzione anche nel turno di notte e fino alle 14 del 31 dicembre. In totale rientreranno in fabbrica 115 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. «L’azienda ha però aggiunto che la situazione del mercato – spiega Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento – e il computo complessivo delle valvole non consentono però di fare ragionamenti di alcun tipo a più lunga scadenza. La situazione, quindi, rimane gravissima, benché il prolungamento della produzione e il rientro di un numero maggiore di lavoratori non possa essere giudicato che in modo positivo». Società e rappresentanti sindacali si confronteranno comunque il 29 novembre al tavolo di Assindustria a Gorizia. Le organizzazioni dei metalmeccanici dubitano, però, che dalla riunione possa emergere maggiore chiarezza sul futuro. Intanto la difficile situazione dei lavoratori rischia di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale dei posti per lavori socialmente utile in regione.
La questione non è affatto secondaria, quindi, per le Rsu, che hanno chiesto un incontro al sindaco Gianfranco Pizzolitto, anche nella sua veste di presidente regionale dell’Anci, per portarlo a conoscenza del problema. I Comuni e le Province hanno comunque tempo fino al 30 novembre per presentare i nuovi progetti di Lsu alla Regione. I dipendenti di Eaton rischiano inoltre di essere penalizzati dalla scadenza abbastanza ravvicinata, il 13 aprile del prossimo anno, della cassa integrazione integrazione in deroga.

Il Piccolo, 01 dicembre 2010 
 
INCONTRO SINDACATI-AZIENDA 
Torna il lavoro alla Eaton ma il futuro resta incerto 
Rientrati dalla cassa integrazione 120 operai su 280 per produrre 40mila valvole di automobili

Da lunedì alla Eaton di Monfalcone si è tornati a lavorare anche di notte, come non accadeva da due anni. In totale sono 120, su 280, i lavoratori rientrati in fabbrica, dove si produce però una media di 40-45mila valvole per motori d’auto, circa la metà del carico di lavoro esistente prima della crisi del settore. L’uscita dalla cassa integrazione in deroga, in scadenza a metà aprile, è comunque solo temporanea, perché la società nell’incontro di inizio settimana con le segreterie provinciali di Fim e Fiom e le Rsu non ha annunciato nessun ulteriore prolungamento dell’attività oltre la fine del mese.
Non c’è, quindi, ancora alcuna chiarezza sul futuro che, sempre stando a quanto emerso al tavolo di Assindustria a Gorizia, non pare riservare nulla di buono. «La direzione di stabilimento sta attendendo il profit-plan per il 2011 – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma ci ha fatto capire di non voler dare illusioni a nessuno, perché i carichi di lavoro sono attesi in riduzione in tutto il settore automotive». In sostanza, Eaton, che possiede grandi impianti a Nordhausen in Germania e in Polonia, non può permettersi di mantenere attivo uno stabilimento con ordini in grado di saturare le linee solo per due mesi all’anno. «Il profit plan è atteso per fine gennaio – aggiunge Casotto – e solo in quel momento capiremo se ci sarà o meno la ripresa dell’attività». Al tavolo le organizzazioni dei metalmeccanici hanno comunque ribadito per l’ennesima volta di essere contrarie a un’ipotesi di chiusura e di essere pronte a battersi per evitarla. In oltre due anni di crisi la realtà di via Bagni nuova ha comunque già visto calare la forza lavoro di un centinaio di unità, grazie anche all’impiego della mobilità incentivata. Intanto in produzione ci sono tutte e quattro le linee. Rimarranno attivo fino alle 14 del 31 dicembre. In totale, in fabbrica ci sono appunto 120 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. La difficile situazione dei lavoratori rischia inoltre di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale degli Lsu attivati in Friuli Venezia Giulia.
Laura Blasich

Il Piccolo, 10 dicembre 2010 
 
INDOTTO FINCANTIERI 
Crisi alla Coifer, 40 dipendenti rimasti senza paga 

Si fanno sempre più nere le prospettive di Coifer, impresa impegnata in Fincantieri con un subappalto per Demont. In questi giorni l’Ugl ha firmato con l’azienda un nuovo verbale relativo al pagamento dello stipendio di ottobre, che non era stato versato a fine novembre alla quarantina di lavoratori. Lo scorso mese i dipendenti si erano rivolti ai sindacati per ottenere il pagamento delle buste-paga di agosto e settembre. Quanto è stato alla fine ottenuto, anche se non in modo totale, come è avvenuto ora per la mensilità di ottobre.
«Demont si è fatta carico della situazione – spiega Mauro Marcatti, della segreteria provinciale Ugl -, ma non pare che Coifer possa proseguire l’attività oltre fine anno. Se così fosse, saranno necessari nuovi incontri per definire il pagamento di tutte le spettanze ed eventualmente il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per tutelare al meglio i lavoratori, alcuni dipendenti di Coifer da una decina d’anni».
Nell’ultimo incontro che la Fiom-Cgil ha avuto con l’impresa è stato intanto firmato il ricorso alla Cigo per tutti i lavoratori con l’impegno a utilizzarla a rotazione, a seconda delle necessità. Il rallentamento della produzione nello stabilimento Fincantieri sta creando difficoltà, comunque, non solo a imprese di medio-piccole dimensioni, ma anche a realtà storiche come Beraud, in attesa di un nuovo appalto da parte della società navalmeccanica, e, pare, anche Sprea, impresa di pulizie industriali.
In cassa integrazione ordinaria a novembre c’erano 309 lavoratori delle imprese dell’appalto, stando alle ultime stime della Fiom-Cgil, che dalla fine di settembre ha firmato 14 verbali con altrettante ditte per il ricorso alla Cigo. Una cifra cui vanno aggiunti altri 35 lavoratori per i quali il 15 ottobre è stata firmata l’apertura della Cigs per 12 mesi.
È un andamento che rischia di non rallentare, visto che dall’inizio del 2011 lo scarico di lavoro per l’indotto di Fincantieri dovrebbe coinvolgere 600 addetti. (la.bl.)

Il Piccolo, 26 aprile 2010
 
Aperto alla Eaton l’esodo volontario 
Riguarda 30 operai sui 310: ma solo dieci ne approfitteranno

Dopo l’accordo a Roma per la concessione della cassa integrazione in deroga ai 310 dipendenti di Eaton, arriva un’intesa locale sull’apertura della mobilità volontaria per un totale di 30 lavoratori dello stabilimento di via Bagni nuova. L’esodo, possibile appunto solo per scelta dei lavoratori, sarebbe comunque una strada possibile o appetibile al momento per nemmeno una decina di addetti. Pochissimi sono i lavoratori che riuscirebbero a utilizzarla a breve per raggiungere il pensionamento, mentre sono un po’ di più quelli che utilizzerebbero la mobilità come “ponte” verso un nuovo impiego. L’intesa sulla mobilità è stata raggiunta in un incontro tra società e sindacati dei metalmeccanici svoltosi nella sede dell’Assindustria di Gorizia, durante il quale si è fatto il punto sull’applicazione dell’accordo sulla cassa integrazione in deroga.
«Tutti i lavoratori sono già stati inviati agli enti di formazione per i corsi previsti con la cassa integrazione in deroga – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -. Le Rsu ancora una volta hanno fatto un grande lavoro nel contattare e informare tutti i lavoratori». L’anno di tempo guadagnato a Roma rimane in ogni caso fondamentale, visto che il futuro dello stabilimento di Monfalcone non è ancora definito.
«Va quindi sottolineata l’azione svolta dalla Regione e l’attenzione dimostrata dal Governo – afferma il coordinatore del Pdl monfalconese Giuseppe Nicoli – che hanno consentito di mantenere aperta comunque una prospettiva, seppure incerta, per i 310 lavoratori di Eaton. La cassa integrazione in deroga è la soluzione oggi possibile, che andrebbe comunque accompagnata da altri interventi per migliorare la situazione dei lavoratori e delle famiglie coinvolte». Il coordinatore del Pdl esprime invece un giudizio negativo sul ruolo giocato dagli enti locali nella vicenda, «soprattutto la Provincia, competente in materia di lavoro».
«I corsi di riqualificazione saranno frequentati ora, perché misura che affianca la concessione della cassa in deroga – afferma Nicoli -, ma sono stati richiesti da subito dai rappresentanti dei lavoratori, senza che nulla si muovesse, se non le generiche promesse del presidente della Provincia Enrico Gherghetta». (la. bl.)
 
Fiom, Fim e Uilm puntano sui contratti di solidarietà 
Sono ora in attesa della riconvocazione del tavolo in Confindustria

La realtà dell’appalto, le sue dinamiche e la necessità di mettere in campo gli ammortizzatori sociali garantendo una riqualificazione anche finalizzata ad eventuali ricollocazioni. I sindacati attendono di potersi confrontare nell’ambito del tavolo sull’indotto. Confrontare numeri, ricadute che lo scarico di lavoro nello stabilimento produrrà e ripercussioni sociali. I sindacati intendono affrontare il tema-appalti in termini complessivi e ”strutturati”, attraverso misure di sostegno ai lavoratori, ma anche meccanismi utili a «far emergere le posizioni delle imprese, in particolare sotto il profilo dei trattamenti economici e degli orari di lavoro dei dipendenti, affrontando altresì l’aspetto legato alle paghe globali». Ciò che sostengono i sindacati da tempo è la definizione di un percorso ”virtuoso” di controllo del sistema che, considerata la sua portata, va monitorato anche a garanzia delle professionalità e dello stato di salute delle imprese stesse.
Il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, osserva: «I problemi legati all’indotto di Fincantieri sono seri. Si tratta di arrivare a gestire correttamente e in modo solidale la posizione dei dipendenti che saranno interessati dagli scarichi di lavoro, garantendo il diritto a percepire le indennità e fronteggiando il problema delle imprese che potrebbero rischiare di chiudere». Il sindacalista propone la modalità dei contratti di solidarietà attraverso i quali, seguendo le procedure di legge che prevedono la necessaria certificazione delle buste-paga percepite dai lavoratori ai fini Inps, diventa possibile contestualmente un maggiore controllo delle aziende. Il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan, pone un altro aspetto: «Questo momento di crisi può rappresentare l’occasione per poter individuare le aziende sane e quelle che, invece, ”spariscono” ai primi contraccolpi. È l’occasione per affrontare il problema del trattamento dei lavoratori, delle paghe globali». Furlan aggiunge: «Ritengo importante prevedere, attraverso strumenti quali il Fondo impresa e buoni-spesa per i dipendenti, corsi di riqualificazione non solo per migliorare la professionalità specifica, ma finalizzati anche alla riconversione e alla ricollocazione in altre aziende». Furlan propone un censimento, in collaborazione con la Provincia, dell’offerta lavorativa del territorio, mettendo in campo un «meccanismo virtuoso da utilizzare in modo permanente». Infine, fa riferimento alla «sinergia tra enti e istituzioni» per affrontare gli eventuali effetti sociali. Il segretario provinciale della Fim, Gianpiero Turus, osserva: «C’è condivisione di intenti tra i sindacati. Il rischio è che la crisi ricada pesantemente sull’indotto che rappresenta la parte più debole del processo produttivo. Si tratta pertanto di applicare gli strumenti di ammortizzazione esistenti e di formare i lavoratori anche per possibili ricollocamenti. Il tavolo ha lo scopo di capire come si scaricherà la crisi sull’indotto e come poterla gestire nel modo migliore, ora che i segnali, seppure ancora minimi, ci sono». (la.bo.) 

I PRIMI DATI IN BASE ALLE PROCEDURE APERTE PRESENTATE ALL’INPS 
Fincantieri, ”cassa” per 260 lavoratori dell’appalto 
Una decina le aziende interessate. I sindacati: il peggio deve avvenire, sarà un autunno caldo

di LAURA BORSANI

Almeno una dozzina di imprese coinvolte dallo scarico di lavoro. E circa 260 lavoratori interessati dalla cassa integrazione. È un parziale ”spaccato” della complessa realtà dell’appalto di Fincantieri, che rappresenta circa 2-3mila occupati, a fronte di una media variabile stimata tra le 350 e le 500 aziende medio-piccole, parte delle quali non esclusivamente legate alla cantieristica. Intanto gli effetti della crisi si stanno affacciando. Attualmente, fronte dei circa 160 dipendenti diretti in cassa sui 1700 totali, si calcola che a oggi i lavoratori indiretti interessati dalla ”cassa” siano circa 260. Sono i dati in possesso del sindacato, che tuttavia, come precisa il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, sono da ritenersi «parziali». I dati, viene inoltre specificato, sono quelli desunti dall’Inps, relativi alle richieste massime di cassa integrazione. Stando pertanto a quanto risulta al momento, le imprese che hanno aperto le procedure sono una decina, a cui si aggiungeranno prossimamente altre due per le quali sono in corso verifiche e confronti ai fini della definizione degli eventuali ammortizzatori sociali. Le imprese operano nell’ambito dell’allestimento e della carpenteria. L’azienda più importante è la Eurogroup: la cassa straordinaria a rotazione è stata aperta fino a 86 lavoratori, prevedendo altresì chiusure settimanali dello stabilimento. Il provvedimento è partito l’11 marzo scorso, per una durata di 12 mesi. Quindi la Adriatica che ha avviato recentemente la procedura di Cigs per cessata attività per i suoi 36 dipendenti, la maggior parte bengalesi. L’accordo siglato tra azienda e sindacati è stato definito un ”buon risultato” avendo garantito anche percorsi di riqualificazione finalizzati al ricollocamento dei lavoratori.
Tredici settimane di Cigo riguardano due dipendenti della Bmc, mentre all’Agrimar la richiesta, sempre per 13 settimane, riguarda fino a 23 lavoratori, oltre a 7 apprendisti interessati dalla cassa integrazione in deroga. È di una decina di dipendenti la Cigo avviata, per 13 settimane, dalla Lm Impianti. E ancora, la E-Man registra una cassa ordinaria per tredici settimane fino a 6 lavoratori. Cigo per 9 settimane fino ad un tetto di 10 lavoratori alla C&G, mentre la Monferr ha avviato due procedure, per 13 settimane ciascuna. La prima riguardava 15 operai, la seconda, in corso, 15 operai e 5 impiegati, a fronte di 51 lavoratori complessivi. Si annovera, ancora, la richiesta di Cigo per 13 settimane fino a 24 dipendenti alla Sgm, e fino a 25 lavoratori, sempre per 13 settimane, alla Edil Green. Infine, cassa ordinaria fino a 10 unità, per 13 settimane, alla Iso.C.
Lo scarico di lavoro si fa avanti. E consegna le prime criticità legate all’appalto finora sostanzialmente non coinvolto in modo massiccio, trattandosi di imprese operanti nell’ambito dell’allestimento delle navi passeggeri. Questa fase produttiva è ancora a regime, considerando in particolare l’allestimento in corso per l’unità ”Queen Elizabeth”, 90.400 tonnellate di stazza lorda, per 294 metri di lunghezza, commissionata dalla società britannica Cunard Line, e la successiva realizzazione di ”Magic”, per Carnival Cruise Lines, attualmente in fase di montaggio.
Le valutazioni delle organizzazioni sindacali indicano un andamento graduale, ma progressivo della flessione produttiva, che riguarderà le imprese dell’indotto in modo più visibile a partire da autunno. I sindacati calcolano che lo scarico potrà coinvolgere tra le 500 e le 1000 unità. La previsione di Fincantieri è di 400-600 lavoratori dell’indotto che potranno essere interessati in particolare a partire dal 2011. Le organizzazioni sindacali evidenziano che ora l’«emergenza» sia proprio quella legata all’appalto: una considerazione che deriva da un attento monitoraggio della situazione. I sindacati attendono la riconvocazione del tavolo di lavoro ad hoc presso la Confindustria, come richiesto all’azienda.

Il Piccolo, 04 maggio 2010
 
NON SOLO LE TUTE BLU COLPITE DAL CALO DELLA PRODUZIONE 
Fincantieri manda in ”cassa” 85 impiegati 
La crisi svuota gli uffici triestini. ”Colletti bianchi” e progettisti resteranno a casa per 13 settimane

di MADDALENA REBECCA

Dopo la cassa integrazione per gli operai dello stabilimento di Panzano, è arrivato ora il turno dei ”colletti bianchi”. Da ieri, infatti, per 85 dei circa 750 impiegati e progettisti di Fincantieri, molti dei quali monfalconesi, in servizio complessivamente nelle due sedi triestine – il palazzo della Marineria e quello di via Genova – è scattata la Cigo a rotazione. Un provvedimento della durata di 13 settimane, vale a dire fino al 13 luglio prossimo, richiesto dall’azienda per far fronte all’attuale situazione di ”scarico di lavoro”. Un termine tecnico che sta ad indicare il drastico calo di commesse dopo l’esplosione della crisi mondiale. Dunque, non solo le maestranze dello stabilimento cittadino sono alle prese con gli ammortizzatori sociali, con circa 160 lavoratori diretti in ”cassa” rispetto ai circa 1700 dipendenti complessivi. Non solo la flessione produttiva ha iniziato a interessare altresì i lavoratori dell’indotto, per i quali, stando alle informazioni pur parziali in possesso dei sindacati, le procedure di richiesta dei provvedimenti risultano aperte almeno per una decina di imprese, interessando circa 260 unità. Un dato destinato a lievitare, tanto da aver costituito un tavolo ad hoc sull’indotto in Confindustria. La realtà dell’appalto è molto complessa, con circa 2-3mila occupati a fronte di una media variabile di 350-500 aziende medio-piccole.
Siamo dunque ora ai ”colletti bianchi”: «Il mercato delle crociere ha subito una pesantissima contrazione, che si è tradotta automaticamente in una marcata riduzione degli ordinativi della navi – commenta Marco Toncelli, coordinatore delle Rsu per la Fim Cisl -. La prima conseguenza è stato l’avvio della cassa integrazione negli stabilimenti (a Monfalcone gli ammortizzatori sociali sono partiti tra febbraio e marzo), alcuni dei quali, a partire da Castellamare, si trovano in serissime difficoltà. Ora l’onda lunga raggiunge anche i colletti bianchi, colpendo realtà, come il palazzo della Marineria, a cui sono affidate la progettazione e le attività che seguono le fasi di sviluppo e costruzioni delle navi oltre agli uffici acquisti e ai servizi informatici. Una situazione difficile e senza dubbio particolare, specie se si considera che, nell’immaginario collettivo, il posto in Fincantieri è sempre stato considerato un lavoro sicuro e quasi ”blindato”. Il fatto che gli ammortizzatori siano scattati anche qui, dà veramente il polso della crisi».
Per trovare un precedente di questo tipo tra gli impiegati e gli amministrativi del colosso della cantieristica, bisogna andare indietro di circa trent’anni. «L’ultima volta era accaduto nel 1983, anno in cui abbiamo vissuto due turni da un mese di cassa integrazione – spiega Boris Cherin, componente delle rsu/rls della Uilm e componente del coordinamento nazionale Fincantieri -. Lo ricordo bene perché quella volta, in segno di protesta, per settimane abbiamo fatto suonare i tamburi nei corridoi 8 ore al giorno. Un’azione scattata a causa della mancata chiarezza da parte dell’azienda sul carattere a rotazione della misura. Oggi invece la procedura è stata attivata in termini più precisi e Fincantieri ha garantito che le 13 settimane saranno appunto a rotazione (secondo le proiezioni della Fim-Cisl alla fine saranno interessati dal provvedimenti circa 220 dipendenti ndr). Da un punto di vista sindacale, quindi, la situazione è migliorata, ma è lo scenario economico mondiale purtroppo ad essere sensibilmente peggiorato». A preoccupare personale e sindacati, infatti, è l’assenza all’orizzonte di prospettive di miglioramento. «Al momento circolano solo voci, non supportate da atti concreti – prosegue Toncelli -. Si parla di un possibile accordo che dovrebbe dare il via libera alla costruzione di un nuovo prototipo nei cantieri di Monfalcone e del potenziale arrivo di una nuova commessa per lo stabilimento di Marghera. Ma, allo stato attuale, non ci sono ancora le firme definitive che autorizzino a passare realmente all’azione». «La preoccupazione in questa fase è molto alta – conclude Cherin -. Specie perchè l’arrivo della cassa integrazione tra i ”colletti bianchi” rischia di innescare inevitabilmente un effetto domino negativo. Se entra in sofferenza la parte deputata all’organizzazione del lavoro, a ruota finiscono per risentirne tutta una serie di altre figure professionali: per ogni ”colletto bianco” messo in cassa, a caduta resteranno a casa tanti colleghi che da lui dipendono per lo svolgimento di tante altre attività».

Il Piccolo, 09 giugno 2010
 
Fiom: progettare subito il futuro di Portorosega per nuova occupazione
Casotto: solo così è possibile dare avvio a corsi mirati per i cassintegrati della Eaton

La riqualificazione dei lavoratori in cassa integrazione in deroga dei 310 lavoratori di Eaton Automotive rischia di essere del tutto inutile. A dirlo sono le Rsu della fabbrica di via Bagni nuova, a fronte dei corsi concordati con la Provincia e gli enti formatori. Il percorso formativo è stato costruito in due fasi successive: quella iniziale di natura generale alla quale avrebbe poi dovuto far seguito una seconda basata sulle esigenze delle aziende e ideata per dare sbocco o prospettiva alle maestranze. A mettere in difficoltà il percorso non sono mancanze da parte dei soggetti coinvolti, secondo la Rsu, ma la crisi, che di fatto ha ridotto la richiesta di manodopera specializzata, rendendo quindi quasi inutile i corsi con cui i dipendenti di Eaton avrebbero dovuto provare a crearsi una nuova professione. I rappresentanti sindacali ritengono, però, che la strada dei corsi di formazione, benché in salita, sia l’unica percorribile e quindi debba essere ampliata e migliorata. A istituzioni e politica le Rsu di Eaton chiedono quindi in sostanza di creare o consolidare le opportunità di nuovi posti di lavoro e quindi di riconversione in nuove professionalità. Il riferimento diretto è al progetto per lo sviluppo del porto di Monfalcone. «Muoviamoci quindi per delineare il futuro di Portorosega – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, così da poter anche stabilire quali siano le figure necessarie per renderlo concreto, quando sarà il momento e non più tardi. Dobbiamo fare in modo che le nuove realtà  industriali o della logistica trovino sul territorio già personale formato». Il potenziamento del porto di Monfalcone diventa però sempre più importante per sganciare il Monfalconesese e il resto della provincia dalle sorti di Fincantieri. «Dobbiamo creare un’alternativa seria e il porto può rappresentarla», pungola il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil. I rappresentanti sindacali delle maestranze di Eaton, il cui stabilimento è in sostanza fermo da un anno e mezzo, credono da parte loro che l’opportunità offerta dal progetto di Unicredit Logistics non deve andare assolutamente persa e che quindi i percorsi formativi dovrebbero già puntare nella direzione della creazione di figure utili all’interno di uno scalo che potrebbe movimentare con un nuovo terminal container 2 milioni di teu all’anno. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
Ai 400 dell’Ansaldo un premio di 1300 euro 
La crisi di mercato e la Cigo non influiscono sulla ricompensa per i risultati del 2009

All’Ansaldo sistemi industriali le difficili condizioni del mercato ancora non pesano sul premio di risultato, basato del resto sulle performance del 2009. In attesa dei dati ufficiali sui risultati finanziari conseguiti dalla società lo scorso anno, Monfalcone ha centrato l’obiettivo grazie alla consistente riduzione delle penali nei confronti dei clienti. L’aumento dell’efficienza e “l’impegno da parte di tutti”, come sottolinea il sindacato, in sostanza frutterà agli oltre 400 dipendenti dello stabilimento di Panzano una quattordicesima mensilità (il premio si aggira sui 1.300 euro). Come emerso dall’incontro che Asi e rappresentanti sindacali nazionali e dei singoli siti hanno avuto nella sede dell’Assindustria di Gorizia, il premio verrà erogato in tutti gli stabilimenti, tranne in quello di Vicenza, che non ha raggiunto il parametro prefissato dell’85% del budget stabilito per il 2009. A due anni dalla firma, il contratto integrativo andrà alla verifica prevista dallo stesso accordo a settembre per poi eventualmente subire un aggiustamento. Se il 2009, almeno per Monfalcone, si è concluso “meglio di quanto si potesse pensare”, come afferma Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, il 2010 rappresenta ancora un’incognita quanto a carico di lavoro, anche se qualche commessa è arrivata. Asi conferma come lo stabilimento di Monfalcone sia già impegnato nella produzione di alcuni motori a corrente alternata per una centrale nucleare in Slovacchia. In fabbrica si sta inoltre testando una sezione di una macchina destinata allo sviluppo di parchi eolici off-shore. Per ora si rimane però a livello di prototipi e la società prevede eventuali ricadute sulla produzione dello stabilimento non prima del 2011, anche se le prospettive di mercato vengono definite interessanti. A Monfalcone Asi lamenta ancora uno scarico medio attorno al 25% e la cassa integrazione ordinaria rimarrà aperta per altre 13 settimane dal primo giugno, anche se i lavoratori coinvolti continuano a non essere molti. Si parla di una trentina di addetti delle officine e del magazzino, mentre gli impiegati effettuano una o due giornate di Cigo al mese. «All’azienda come Rsu abbiamo comunque chiesto ancora uno sforzo sul fronte della rotazione dei lavoratori», sottolinea Vesnaver. A inizio autunno, comunque, sarà effettuata una verifica della situazione degli ordini e una valutazione sulla necessità di assumere dei provvedimenti per tamponare un eventuale prolungamento dello scarico di lavoro. L’esito dell’incontro avuto con Asi per la definizione del premio di risultato è stato illustrato ai lavoratori riuniti in assemblea dai coordinatori nazionali per Asi di Fim Luigi Dedei, Fiom Maria Sciancati e Uilm Carlo Biasin.

Il Piccolo, 05 agosto 2010
 
Manutenzione, Eaton annuncia una breve riapertura con 40 operai

Eaton intende procedere alla parziale riapertura del sito produttivo di Monfalcone. La decisione dell’azienda è stata resa nota in un incontro nella sede di Confindustria a Gorizia tra le segreterie provinciali di Fim e Fiom, la direzione di Eaton e le Rsu aziendali.
Tale decisione è motivata dal mantenimento delle certificazioni Iso-Ts previste per il comparto ”automotive” in cui opera l’azienda, «in coerenza – afferma una nota sindacale – con quanto richiesto e sottoscritto negli ultimi accordi con il sindacato, al fine di mantenere il sito in condizioni di ripartire se ci dovesse essere una ripresa del mercato». La riapertura riguarderà 40 dipendenti e la produzione sarà riavviata per alcune settimane. L’organizzazione inerente organici, impianti e condizioni tecniche saranno definiti in un incontro che sarà convocato entro la fine di agosto.
Pur trattandosi di una situazione transitoria e parziale, le organizzazioni sindacali provinciali e le Rsu della Eaton colgono questo «come un dato positivo in quanto va nella direzione, fin qui da noi auspicata e sostenuta, del mantenimento del sito produttivo di Monfalcone e della salvaguardia delle ricadute occupazionali».
I quasi trecento lavoratori della Eaton di via Bagni, esaurito il periodo di cassa integrazione straordinaria, si trovano attualmente in regime di cassa integrazione in deroga. Ma vivono in un clima di grande incertezza visto che le indennità spettanti non sono ancora loro pervenute a causa di un’impasse al ministero del Lavoro.
Da quattro mesi l’azienda ha versato loro una tranche limitata di indennità attingendo ai Tfr. Una situazione insostenibile per superare la quale c’è stato di recente un confronto in Prefettura. E proprio l’intervento del prefetto Maria Augusta Marrosu avrebbe contribuito a sbloccare la situazione. La fabbrica è di fatto inattiva da oltre un anno.

Il Piccolo, 09 aprile 2010
 
SODDISFAZIONE DEI SINDACATI E DELL’AZIENDA 
Eaton, un altro anno di ”cassa” per 310 
Scongiurato il licenziamento collettivo. Le speranze rivolte alla ripresa del mercato dell’auto

di LAURA BORSANI

I 310 lavoratori della Eaton Automotive, che produce valvole per motori, sono salvi. L’azienda è stata ”messa in sicurezza” per un altro anno. Via libera, infatti, alla cassa integrazione in deroga, concessa ieri dal ministero del Lavoro. La ”fumata bianca” sul prolungamento dell’ammortizzatore sociale è scaturita dopo circa due ore di confronto, a Roma, al quale hanno partecipato, assieme a una delegazione dell’azienda, le organizzazioni sindacali rappresentate da Fausto Durante, della Fiom nazionale, dai segretari provinciali Thomas Casotto della Fiom e Gianpiero Turus della Fim, nonchè dal rappresentante delle Rsu di stabilimento, Livio Menon. All’incontro c’era anche Gianantonio Sambo per la Confindustria della provincia di Gorizia. Si tira un sospiro di sollievo avendo ottenuto la cassa integrazione in deroga per dodici mesi che rappresenta il massimo risultato che si poteva raggiungere, un prolungamento definito dagli stessi sindacati «il più lungo mai concesso, considerando la particolarità del provvedimento».
Un altro anno di copertura, dunque, a fronte di una retribuzione media mensile di circa 800 euro. Ciò a garanzia dell’occupazione avendo superato pertanto il rischio del licenziamento collettivo. Una boccata d’ossigeno sufficiente per poter monitorare l’andamento del mercato cogliendo le occasioni della tanto agognata ripresa produttiva. La soddisfazione, infatti, è legata soprattutto alla prospettiva nei confronti di un mercato comunque caratterizzato da rapidi cambiamenti. Dinamicità che, come hanno riferito i sindacati, farebbero ipotizzare elementi di svolta dal prossimo anno. «L’azienda – ha osservato infatti Thomas Casotto – ieri ha ribadito l’attuale difficoltà che non permette al momento previsioni di apertura del mercato, tanto che anche le società concorrenti si stanno dibattendo nella stessa condizione critica. Ma il mercato è in evoluzione, e potrebbero verificarsi modifiche significative».
Una situazione, pertanto, che fa ben sperare. L’accordo supera di fatto anche l’ipotesi-esuberi ventilata a suo tempo e comunque rigettata dal sindacato.
L’intesa stabilita, hanno sempre riferito i rappresentanti sindacali, prevede altresì che, qualora si prospettasse una ripresa produttiva, si proceda al rientro in fabbrica dei lavoratori garantendo la rotazione. Sotto questo profilo, continuerà la supervisione degli impianti, mantenendo la fabbrica in efficienza.
Durante l’incontro, si è parlato anche dei tempi di erogazione delle retribuzioni che la legge, non prevedendo anticipi da parte dell’azienda, affida all’Inps. «I tempi sono relativamente brevi – ha osservato Casotto -, avendo ipotizzato una copertura della ”cassa” solo tra un paio di mesi. Per questo abbiamo chiesto al ministero un’accelerazione delle procedure. È stato inoltre già concordato un incontro con l’azienda, fissato per il 20 aprile, in Confindustria a Gorizia, per affrontare questo aspetto e tutti gli altri ulteriori elementi». I sindacati, come programmato, incontreranno i lavoratori lunedì e venerdì prossimi, illustrando in assemblea l’esito dell’incontro con gli opportuni approfondimenti.
Intanto sono stati valutati i percorsi relativi ai corsi di formazione, previsti dalla Regione e gestiti dagli enti professionali, obbligatori per i lavoratori della Eaton, pena la perdità dell’indennità. Al riguardo si stanno definendo le modalità di partecipazione, avendo contattato gli enti di formazione che dovranno assorbire tutti i 310 lavoratori. In questo senso, è stata coinvolta anche la Provincia proprio per definire assieme ai sindacati una specifica riqualificazione.
Soddisfazione, dunque, dalle parti, alla luce dell’esito dell’incontro romano. L’azienda ha espresso un giudizio positivo non solo per l’accordo raggiunto, ma anche per il tenore dell’incontro, caratterizzato dalla «piena condivisione».
«Abbiamo raggiunto l’obiettivo del prolungamento per la ”cassa” di dodici mesi, al fine di salvaguardare i posti di lavoro – ha commentato Casotto -. È un risultato molto buono, considerata anche la particolarità dello strumento in deroga. È una ”cura”, certo non risolutiva, ma permette di guardare al futuro confidando che il mercato si sblocchi quanto prima. È importante restare uniti, proprio per cogliere le opportunità che si affacceranno».
I sindacati, hanno voluto espressamente ringraziare il sindaco Gianfranco Pizzolitto, per l’impegno profuso, nonchè la Provincia, con il presidente Enrico Gherghetta, la Regione e il Prefetto Maria Augusta Marrosu, e quanti hanno sostenuto la ”causa Eaton”: «Se abbiamo raggiunto questo risultato – ha evidenziato Menon – lo dobbiamo anche all’intervento di sostegno dimostrato. Abbiamo ottenuto il massimo che si poteva ottenere. La redditività resta bassa, ma tutto ora si inserisce in una logica di prospettiva».
«È andata molto bene – ha confermato Turus – auspichiamo che il mercato si sblocchi, sollevando i lavoratori dalla ”cassa” che permane da un anno. Questi nuovi dodici mesi possono servire ad agganciare la ripresa».
 
Gherghetta sulla Eaton: il modello vincente è lo spirito di cooperazione

«Siamo soddisfatti. Questi dodici mesi di cassa integrazione in deroga, oltre a permettere di mantenere il posto di lavoro ai dipendenti della Eaton di Monfalcone, aprono una prospettiva perchè danno tempo all’azienda di individuare le strade da intraprendere per giungere ad una soluzione definitiva».
Lo ha dichiarato l’assessore regionale Alessia Rosolen, all’indomani dell’esito positivo scaturito dal ministero del Lavoro che ha concesso un altro anno di ”cassa” ai lavoratori della Eaton. «Questa partita nazionale – ha aggiunto l’assessore Rosolen – si affianca agli interventi della Regione. Su 6,5 milioni di euro rappresentati dal provvedimento, 1 milione sarà erogato dalla Regione per la formazione».
Positivo anche il commento del presidente della Provincia, Enrico Gherghetta: «Come presidente del Patto per lo sviluppo economico dell’Isontino, voglio sottolineare l’operato di tutti i soggetti intervenuti, dai Comuni ai sindacati, alla Regione e la Prefettura. Lo spirito di cooperazione è la carta vincente per affrontare la crisi e per scommettere nel futuro. Il solidarismo isontino rappresenta oggi un modello, significa che portiamo in Europa una comunità unita». Gherghetta ha poi osservato: «Dal punto di vista economico, la concessione della cassa integrazione in deroga per altri dodici mesi, è una soluzione ottimale perchè permette di guardare con fiducia al futuro e con maggiore attenzione alle criticità presenti, per poter impostare una reale ripresa produttiva. Questo risultato – ha concluso il presidente – è la dimostrazione che nessuno sarà lasciato solo a fronteggiare questi momenti difficili. La crisi non è finita, ma c’è da augurarsi che l’Isontino abbia superato la fase peggiore».
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha dichiarato: «Abbiamo un anno di tregua. Con il sindacato, la Provincia e tutti gli altri soggetti interessati, cercheremo ora di raggiungere una soluzione definitiva per la Eaton. Voglio rivolgere un plauso ai sindacati per il risultato ottenuto, risultato che non era scontato. Ci hanno creduto e sono andati fino in fondo. Certo – ha concluso il primo cittadino, che ha ricordato la presenza di un ”tavolo permanente” dedicato alla crisi – non si può abbassare la guardia, ma ora potremo lavorare con maggiore serenità».

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