Morire in cantiere a 22 anni.
Una fiaccolata e altre domande.

L’impressione raccolta ieri discutendo con tanti presenti o meno alla manifestazione per l’assurda morte di Ismail Mia in cantiere si avvicina molto al concetto della goccia che ha fatto traboccare il vaso. La rabbia è palpabile in città.
Tanti hanno vissuto l’epilogo del corteo – la ritirata nelle stanze del governo cittadino dei soliti rappresentanti per discutere in forma privata – come l’ennesima strategia perdente tutta tesa a guadagnare tempo per far si che la situazione si calmi e tutto riprenda come prima, senza che nulla cambi.
Per di più in tempo di campagna elettorale ciò risuona come un’ipocrisia non più tollerabile.
Nonostante la presenza massiccia della politica locale non si è levata alcuna voce dalla piazza oltre a quella della RSU Fincantieri. Francamente troppo poco.
Anche le forme che sono state date per esprimere il dolore hanno fallito portando in piazza una partecipazione molto scarsa rispetto quanto successo: la comunità dei lavoratori bengalesi e qualche rappresentante delle RSU dei vari stabilimenti di Monfalcone.
Questa non è tanto una critica quanto una constatazione che l’aver voluto ostinatamente arginare quanto succede in cantiere come una dialettica interna tra la dirigenza del cantiere stesso e i sindacati, con l’eventuale intervento di alcune istituzioni come il Comune, si è dimostrata a voler essere buoni totalmente inefficace.
Il protocollo di sicurezza non è servito a niente se non come paravento.
Il cantiere di Monfalcone non chiuderà i battenti. Il suo bilancio in questi anni è sempre stato in avanzo di parecchi milioni di euro e molto è stato investito per potenziarne le strutture. La minaccia di delocalizzazione è solo un tentativo maldestro per sviare l’attenzione da un modello produttivo che permette lauti guadagni scaricandone tutti gli aspetti negativi sui lavoratori, in particolare quelli delle ditte in appalto, e sulla città. Ormai solo gli allocchi o gli interessati possono crederci.
E’ ormai condivisa l’idea che all’interno di quel cantiere potrà cambiare qualcosa solo se tutta la città farà pressione in maniera forte e partecipata.
Fincantieri deve prendersi le proprie responsabilità. Che ci faceva Ismail dentro quel trunk? Chi gli dato il permesso di rimuovere la copertura di quel passo d’uomo? Perché chi sapeva non ha impedito quell’operazione? Chi ha dato l’ordine di procedere a quella lavorazione senza predisporre la relativa sicurezza, illuminazione e ponteggiamento? Quale è stata la precisa linea di comando che ha portato a questa disgrazia annunciata?
Sono domande che esigono risposte, precise e pubbliche.
Per giovedì alle ore 17’30 è prevista una fiaccolata, l’ennesimo tentativo di ridurre un momento di rabbia e discussione verso una forma autodistruttiva di elaborazione personale del lutto e del dolore.
E se invece ognuno rilanciasse la discussione in maniera pubblica, con i mezzi che ritiene opportuni?
E’ possibile pensare ad una “giornata della rabbia” da svolgere, per esempio, sabato in mattinata tardi o nel primo pomeriggio per far si che l’intera cittadinanza possa partecipare e dare un contributo ed un punto di vista diverso per far si che dentro quel cantiere cambi veramente qualcosa, piuttosto che le solite parole al vento di circostanza?
E’ possibile che sia l’intera società civile cittadina che faccia pressione per le dimissioni immediate dell’intero organo dirigenziale di Fincantieri, come già chiesto dalla RSU?
Testo elaborato da alcuni cittadini di Monfalcone, integrabile e sottoscrivibile all’indirizzo facebook http://www.facebook.com/note.php?created&&note_id=1681486311369

MonfalconeTerritorio numero 6 (2 del secondo anno)
In tutte le edicole da giovedì 23 dicembre 2010

MonfalconeTerritorio 06.

Cara cugina ti scrivo…
Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra vita, inconsapevoli e felici.
E’ cambiata, si è riempita di strana gente, strane lingue e strani accenti. Per molta gente questo è un problema: “no se senti più parlar bisiaco, xe pien de botteghe bengalesi, i nostri fioi a scola no impara più niente perché toca insegnarghe italian a quei altri, no se pol più caminar per la strada…, par de esser a Dacca, sta gente ne ruba el lavor… Monfalcon no xe più quela…, mi no son razzista ma tutti sti cabibi…” (scusa il bisiaco imperfetto). Ma a tutto questo rimedieremo: abbiamo un sacco di telecamere per controllare, perché la sicurezza è una priorità e poi abbiamo pensato di monfalconesizzare tutti questi stranieri. Come? Beh, insegneremo loro l’italiano e naturalmente anche il bisiaco, faremo corsi rapidi di cucina locale così scompariranno gli sgradevoli odori speziati e nei nostri condomini assaporeremo soltanto effluvi di brovada e cotechini, sardele in savor, renga e jota…
Poi ci riapproprieremo della piazza e del centro. Eh, il centro, è triste il centro. Negozi chiusi, bar semivuoti, aria di crisi. Per fortuna i centri commerciali reggono, è un buon posto per socializzare, pensa che quando chiedo ai miei alunni che cosa conoscono meglio della loro città in tanti mi rispondono l’”Emisfero”. Sorprendente no?
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Battibecchi in piazza
E sui leghisti piovono uova

No nuke.

Gli esponenti della Lega Nord lo hanno definito un «attacco a sfondo politico»: prima gli insulti e il dileggio, poi il lancio di uova, in piazza della Repubblica, mentre ancora era in allestimento il gazebo. I giovani dell’Unione degli studenti Fvg e di ”Spazi sociali Venezia Giulia”, hanno ribattuto: ci siamo limitati ad esprimere il netto dissenso nei confronti della politica portata avanti dal Carroccio, partito al Governo. In mezzo la polizia che, intervenuta ieri pomeriggio, ha mediato lo ”scontro” invitando i ragazzi ad allontanarsi. Animi accesi in questo rigido clima natalizio gravido di questioni sociali e battaglie politiche, materializzatesi in centro da fronti diversi. La Lega che, a suon di volantini, dice «stop all’integrazione alla rovescia», dà la «sveglia» a bisiachi e monfalconesi e dice ai giovani: «Non farti fregare, sei a casa tua». È sempre la Lega che con una mozione-ciclostilata «respinge i rifiuti dalla Campania». Dall’altra, si leva la voce degli studenti contro i tagli «indiscriminati» e «irrazionali» della riforma, passando per i finanziamenti alle scuole private, tirando un bilancio, recita un volantino, da «museo degli orrori».
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È polemica sul bando del Centro Bassa soglia
I gestori furiosi: «Dopo sette anni ci hanno esclusi»

«Dopo sette anni di gestione all’associazione Nuova Entrata Libera è stata negata la partecipazione alla gara pubblica per la gestione del Centro bassa soglia di via Natisone». «Nessuna volontà politica di esclusione, sono solo cambiati i criteri tecnici di affidamento del servizio». Botta e risposta. Da una parte c’è la denuncia dell’associazione, dall’altra la replica dell’amministrazione comunale.
«Il Centro Bassa Soglia, unico servizio regionale rivolto ad un target definito “a grave disagio sociale”, è stato condotto da più di sei anni dai nostri operatori e volontari – scrive l’associazione -. L’equipe è composta da quattro operatori e cinque volontari, la presenza minima per l’apertura è di tre operatori. La gamma dei servizi gratuiti offerti va dalla distribuzione di un pasto caldo, all’uso della doccia, della lavatrice, fino al taglio dei capelli e all’ascolto individuale, al supporto nei percorsi di soluzione dei problemi, agli invii e accompagnamenti presso altri servizi, la stesura dei curriculum, l’uso telefono e fax, la gestione di attività ricreative, l’uso del computer, della TV e di una piccola biblioteca. Inoltre come Nuova Entrata Libera abbiamo sviluppato progetti con obiettivi specifici come la riduzione del danno per persone con problemi di tossicodipendenza, attraverso il lavoro di strada e la distribuzione di materiali sterili, anche per far emergere una realtà sconosciuta di persone che utilizzano sostanze in modo quotidiano ma che non accedono ai servizi, oppure il lavoro fatto per individuare e indirizzare al servizio i senza tetto che pur essendo una realtà anche del nostro territorio, passano completamente inosservati».
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NASCE IL MONFALCONE CRICKET CLUB
Sabato 17 luglio ore 16 – Parco di via Cellottini
Grande finale del campionato cittadino
La BHANDU EKADASH conquista la coppa ma complimenti
anche alla M.C.C. per l’impegno messo in campo

Risultato finale: B.E. 120 – M.C.C. 90

Monfalcone Cricket Club.

Martedì 13 luglio si è svolta presso i locali dell’Officina Sociale di via Natisone il primo incontro tra le squadre di Cricket attive in città (M.C.C., Bhandu Ekadash, S.F.R., No Fear, 6.4 Bangla, Taronno, e la appena costituita Shamvu Pur Ekadash).
L’assemblea ha visto la partecipazione di più di 60 praticanti sportivi che hanno deciso di lanciare una petizione alle istituzioni per avere una struttura adeguata per allenarsi ed iscriversi al campionato nazionale di serie C con una formazione che prenderà il nome di Monfalcone Cricket Club a partire, possibilmente, da quest’anno sportivo.
Il movimento di interesse che si è creato attorno a questa realtà cittadina molto vitale potrebbe infatti portare i giocatori che vivono a Monfalcone ad ottenere ottimi risultati nel giro di pochi anni.
E’ quindi necessario che lo sport del Cricket passi quanto prima dalla realtà precaria in cui versa – il torneo cittadino si svolge nel parco pubblico di via Cellottini e più volte le partite sono state interrotte senza motivo dall’intervento della polizia – a forma associativa riconosciuta e strutturata per esprimere la competitività che ha nelle premesse.
Sabato 17 luglio nel parco di via Cellottini a partire dalle ore 16 si giocherà la finale del campionato monfalconese e tutti i cittadini sono invitati ad assistere.

Gli appassionati discutono della questione in un gruppo di Facebook raggiungibile a questo indirizzo.

Rassegna stampa

MARONGIU & I SPORCACCIONI
Libertà di espressione nella morsa tra la censura di sinistra
ed il razzismo di destra

Dalla fine degli anni ’80 fino all’alba del nuovo millennio Monfalcone è stata una zona rilevante nel panorama italiano per quanto riguarda la musica punk e, più in generale, le forme artistiche di alternativa (si veda il sito in costruzione banbaalacha.wordpress.com). Decine e decine di gruppi hanno utilizzato le forme comunicative più estreme per dire la loro sulla realtà che li circonda e sembrava che certe ipocrisie bacchettone fossero finalmente superate.
A distanza di 20 anni la politica di casa nostra torna ad attaccare la spontaneità espressiva più o meno giovanile in occasione del concerto di Marongiu & I Sporcaccioni tenutosi in piazza della Repubblica.
A sinistra si invoca la censura su quello che si esprime nel presunto salotto buono della città col beneplacito della chiesa locale. A destra si risponde in maniera razzista contro i gruppi di africani che hanno suonato in questi anni a Onde Mediterranee.
Morire di Cantiere va oltre questa miseria politica e si pone dalla parte di centinaia di ragazzi che con i Sporcaccioni si divertono, al di la di qualsiasi ipocrisia o calcolo elettorale.

Marongiu & i Sporcaccioni

Cogliamo l’occasione per pubblicare un contributo inviatoci dai diretti interessati.

Anzitutto assicuro che nulla -o poco- di quanto accaduto mi ha veramente stupito, se non che proteste, dichiarazioni di solidarietà e più generale dimostrazioni d’interesse per il ‘caso Marongiu’ siano esplose tutte nell’arco di pochi giorni, ossia da quando il quotidiano IL PICCOLO mi ha ritratto in prima pagina.
In breve, da un sentimento di gaudio per la raggiunta notorietà, realizzando che la gente era più eccitata dalle tram-tram mediatico in sè che da 4 anni di sudate prestazioni sui palchi della zona, per fortuna è stata la depressione a donarmi un po’ di lucidità.
Ciò che trovo deludente nella musica oggi è che la gente presenzi ai concerti senza il desiderio di farsi parte attiva nello show (oppure, ancor peggio, si offenda se le canzoni proposte sono diverse da quelle della volta scorsa sentendosi traditi piuttosto che meravigliati dallo sforzo creativo della band).
Trovo a sua volta deludenti le montagne di amplificatori che separano i musicisti dal pubblico (“alziamo il volume..che tanto la gente è stupida e non capisce!”), impianti strapotenti che deresponsabilizzano gli artisti dal dovere di comunicare.
Mi ferisce sentire gente che non si è mai interessata di linguistica, teatro o poesia, uscire allo scoperto etichettando il dialetto una via espressiva di serie B, mentre il LORO inglese, spesso stupido, carente ed inespressivo, beh, il loro inglese mediocre te lo propongono come fosse oro colato.
Delle polemiche all’italiana, dibattiti e quant’altro me ne frego. continuerò ad esibirmi fino alla mia morte.
Claudio Marongiu

Rassegna stampa

ELETTROSMOG A LARGO ISONZO
La gente circonda i tecnici, stop all’antenna

Stop elettrosmog

Del tentativo di effettuare le verifiche preliminari all’installazione della nuova antenna rimane solo un foro nello spartitraffico al centro del parcheggio di via Aquileia. Appena si sono accorti dell’arrivo di un tecnico dotato di macchinario i residenti delle palazzine e case circostanti sono scesi in strada, compatti. Il tecnico se n’è andato, ma ai residenti è rimasta la preoccupazione per la comparsa dell’impianto di telefonia mobile, previsto dal nuovo Piano delle antenne, approvato dal Consiglio a febbraio. L’antenna va di fatto a soppiantare quella collocata in precario in via Isonzo, ritenuta dal rione troppo vicina a scuole e oratorio. «La nuova antenna starà però a meno di 20 metri dalle abitazioni, dove i bambini ci dormono e ci abitano per più di quattro ore al giorno», hanno osservato i residenti, che hanno avviato una raccolta di firme, contestando la scarsa informazione fornita dal Comune.
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Morire di cantiere.

Nell’immaginario collettivo dei cittadini di Monfalcone il cantiere navale rappresenta una mitologia tendente all’infinito. Come se le condizioni economiche e sociali indotte dalla sua presenza sul territorio fossero rimaste immutate dai tempi della sua fondazione ad opera della famiglia Cosulich, al crepuscolo del passato millennio. Ogni scostamento dalla sua rappresentazione mentale viene profondamente rimosso con il risultato di vivere in un eterno presente, sempre più distante dalla realtà concreta di ogni giorno. Come nella cultura locale che definisce il popolo bisiaco, così nelle pratiche politico-amministrative che ridisegnano il territorio a favore dei potentati locali storicamente determinati.

Nella realtà, invece, risulta impossibile girare attorno facendo finta di niente a quello che è stato il più denso di conseguenze e rilevante scostamento nella linea della storia della città: l’introduzione in Fincantieri del modello produttivo tramite appalti multilivello alle ditte esterne, per la realizzazione della maggior parte delle lavorazioni a costo minore per l’azienda. Scaricando in questo modo la maggior parte delle contraddizioni sugli operai delle ditte esterne, sui cittadini e sul territorio per garantire all’azienda appaltante un notevole incremento in termini di profitto.

L’introduzione di questo modello produttivo all’inizio degli anni ’90 ha sancito un confine sociale tra i cittadini residenti nel mandamento. Più che un confine una vera e propria zona grigia, una terra di nessuno flessibile ed in fase di espansione, che è comunque immediatamente percepibile a chiunque.

Chi per le contingenze della vita è costretto ad oltrepassare quella linea è visto con sospetto, come un non-monfalconese. Come colui che nel mondo della fantasia attenta al sogno permanente indotto dalla mitologia del cantiere navale. Come colui che rappresenta uno specchio dove si riflettono le paure ancestrali dei cittadini bisiachi che non vogliono destarsi. Come colui che vuole distruggere l’idea unificante di cantiere e città quale entità armonica, scomponendola in una dualità intrisa di contraddizioni. Come colui che deve essere oggetto di attenzione sicuritaria per permettere ad altri sogni tranquilli.

Talvolta però i sogni possono trasformarsi in incubi e, al risveglio, non è detto che la realtà sia migliore dell’incubo stesso.

Morire di cantiere.

Il senso del blog morire di cantiere vuole essere quello di documentare, definire e analizzare cosa significa la presenza di Fincantieri oggi a Monfalcone e quali sono le conseguenze che la sua presenza induce sul territorio. Al di la di ogni mitologia e credenza pregiudiziale. Vuole essere uno strumento flessibile a disposizione di tutti coloro che vogliono capire dove stiamo andando, delineare le strategie da mettere in campo per un futuro diverso da quello tragico che si prospetta, creare un dibattito culturale finalmente all’altezza della realtà meticcia che caratterizza oggi il mandamento. Una cultura che alluda ad una cittadinanza includente e attenta alle necessità della sua parte più debole e precaria.

Questo spazio di informazione, inchiesta e discussione ha bisogno anche del tuo contributo: manda la tua testimonianza sulle questioni trattate all’indirizzo email moriredicantiere@libero.it, indicando l’eventuale volontà di mantenere la forma anonima. In tal caso verrà conservato e pubblicato ogni contributo cancellando dal database ogni riferimento all’autore, compreso l’indirizzo del mittente.

CHIAVI DI LETTURA DEI CONTENUTI DEL BLOG

Per cominciare è consigliata la lettura dei seguenti articoli che hanno il pregio di inquadrare alcune questioni proposte in questo blog in un contesto più generale:

La costruzione della grande nave di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri: giungla d’appalto di Roberto Greco

Puoi leggere la rassegna stampa sul tragico incidente occorso a Jerco Yuko alle categorie Il Piccolo: Jerco Yuko e Messaggero Veneto: Jerco Yuko

Vivere di cantiere è la categoria dove vengono postati i contenuti relativi alle modalità di lavoro e a quanto succede all’interno delle mura di Fincantieri tratti da documentazione e articoli apparsi sui quotidiani locali. Altri contenuti parzialmente relativi a questa categoria puoi trovarli sul generale Rassegna stampa

L’inchiesta sulle complesse questioni indotte dal modello produttivo Fincantieri è il tema della categoria Paga globale

In particolare si segnalano una interessante intervista anonima pubblicata sull’Espresso dal titolo Il ricatto si chiama paga globale e uno dei sistemi usati in regime di paga globale per recuperare fondi atti a liquidare gli straordinari in nero Detrazioni d’imposta

In questa categoria verrà postata prossimamente la lista delle ditte in appalto presso Fincantieri che utilizzano la paga globale in forma piena o in forma spuria

La questione delle relazioni tra le ditte e ambienti legati alla malavita è oggetto della categoria Infiltrazioni mafiose

All’articolo Documenti è possibile scaricare l’intera relazione della Commissione Antimafia relativa alla Fincantieri di Palermo che illustra alcune dinamiche ben presenti anche presso la sede di Monfalcone

L’altra città è la categoria dove trovano posto le notizie relative a episodi ben poco edificanti che coinvolgono il territorio al di la della presenza Fincantieri ma che, in qualche maniera, contribuiscono a completare un quadro diverso da quello tutto luci e lustrini proposto con l’ideologia vivere di cantiere

I contenuti relativi alle categorie fin qui citate corrispondono al dibattito in essere fino all’inizio dei festeggiamenti del Centenario della fondazione del cantiere navale. Non c’è dubbio che il clima propagandistico creato (ad arte) da “1908-2008 Vivere di Cantiere” abbia provveduto a mettere in secondo piano, se non a farle scomparire dalla discussione, tali questioni. Altrettanto indubbio che la dirigenza stia profittando del clima politicamente favorevole per aumentare la produttività a scapito di ogni garanzia di sicurezza. Da questo punto di vista va letto l’infortunio mortale accaduto in aprile.

In particolare si segnalano gli articoli L’Associazione Esposti Amianto contesta lo slogan vivere di cantiere

e un documento prodotto da associazioni attente ai problemi del lavoro e della sicurezza Rivendicazioni AEA, Carico Sospeso e Pirates for a Better World

Il Post Un totem in piazza granda ripercorre il dibattito sulla stampa in merito al tentativo di Fincantieri e amministrazione comunale di imporre una sezione proriera di una nave passeggeri in costruzione come monito per tutti coloro che criticano tale alleanza. Per il solo spostamento dal cantiere al centro città di tale manufatto ci sarebbe stata la necessità di modificare la morfologia urbana. Ora il totem è diventato un’elica di vetroresina

Nella categoria Processi Amianto vengono postati i contenuti relativi ai processi in corso presso il tribunale di Gorizia con particolare riferimento all’unico giunto a sentenza per il decesso di Annamaria Greco. Sentenza passata ben presto in sordina grazie alla propaganda pro centenario. Puoi trovare la rassegna stampa e i documenti delle associazioni che si battono per chiedere giustizia

In Post amianto è possibile scaricare la documentazione sui materiali che hanno sostituito l’amianto quando è stato messo fuori legge. Le fibre artificiali che vengono utilizzate ora vanno sotto la classificazione di probabile cancerogeneità per l’uomo. Al momento vige una certa ambiguità sull’argomento in quanto non esistono seri e definitivi studi eziologici

Morire di cantiere.

Il tema della diffusione delle sostanze stupefacenti legate al territorio e al lavoro nei cantieri è tema ancora tutto da discutere. Sul territorio l’unica modalità di contrasto al presunto narcotraffico è la repressione nei confronti della componente più giovane della città legata al consumo di sostanze leggere. Più interessante affrontare il nuovo modello di uso e abuso legato alle “sostanze da prestazione”. Non marginalità ma utilizzo quasi obbligato per sostenere un modello produttivo che non rispetta la contrattazione collettiva in quanto a orari e condizioni lavorative.

Nel frattempo leggete nella categoria Sostanze & lavoro cosa succede quando una realtà istituzionale che opera sul campo con metodiche diverse da quella proibizionista repressiva decide di iniziare un percorso di riduzione del danno ed informazione fuori dai portoni di Fincantieri

Il più pesante effetto sociale riscontrato sul territorio dopo l’introduzione del modello produttivo per appalti e della paga globale è stato l’aumento vertiginoso del costo delle locazioni, facilitato per altro dalle inesistenti politiche sulle abitazioni popolari da anni. E’ l’argomento della categoria Casa con particolare attenzione alle lotte di giovani e precari che hanno tentato, per certi versi riuscendoci, di mettere la questione nell’agenda politica. Puoi trovare gli articoli di stampa e la documentazione alla categoria Autoassegnazioni

I “mitici anni che furono” sono testimoniati dalla presenza di edifici storici costruiti dai Cosulic e per anni lasciati al degrado. Tra questi vale la pena ricordare la vicenda che più di altre ha rappresentato il termometro dei cambiamenti in atto in città. Una occupazione temporanea dell’ex albergo Impiegati ad opera di una ventina di rifugiati politici come unico sistema per ottenere una residenza e il conseguente status di asilo e non essere rispediti in zone di guerra. Esperienza che ha preso il nome di Hotel Esilio e che ha evidenziato alcuni personaggi chiave del territorio nella funzione di squali delle più tragiche condizioni sociali

Una reazione a catena verso il peggio. La ristrutturazione obbligata dell’albergo Impiegati dopo la fine dell’esperienza dell’Hotel Esilio mostra tutti i caratteri di insensibilità e affarismo della classe politica che amministra la città. La ristrutturazione dell’edificio deve passare per la creazione di nuovi parcheggi nelle sue immediate vicinanze e, senza porsi alcun problema etico, la scelta ricade sul sacrificio dell’area verde di via Cellottini, da sempre super utilizzata per i momenti ricreativi dai bambini e dai residenti del rione largo Isonzo assieme ai giovani bengalesi per le partite di cricket. Da sottolineare che l’albergo Impiegati verrà utilizzato solo da privati e da strutture a favore della Fincantieri. La strenua lotta del comitato dei residenti ha negato fin’ora la partenza dei lavori per il parcheggio, ma la vicenda non è ancora finita. Leggi nella categoria Parkino